Un film che ha fatto discutere

SONO TORNATO - Benito Mussolini e gli italiani

Potrebbe tornare il Fascismo? Una dittatura sarebbe ancora possibile al giorno d'oggi? Si potrebbe sacrificare la libertà per la sicurezza?

di Lorenzo Somigli

SONO TORNATO - Benito Mussolini e gli italiani

Lo storico Fukuyama nel suo celebre saggio "La fine della storia" (1994) archiviava i regimi autoritari sia di Destra sia di Sinistra perché resi non più desiderabili dal trionfo del modello liberal-capitalista e perché fallimentari nei loro obiettivi. La Storia poi ha imposto a Fukuyama non pochi ripensamenti.
Per il cinema invece il tema merita un approfondimento maggiore. Già con "L'onda" (2008) è stata trattata la possibile rinascita di regimi autoritari partendo da un esperimento sociale condotto su una ristretta comunità. Un possibile ritorno del Fascismo è alla base anche del film "Sono tornato" (2017) con Massimo Popolizio nelle vesti del dittatore Benito Mussolini e Frank Matano aspirante regista.

Proprio in quella che fu la capitale dell'Impero e nel giorno della sua morte il Duce ritorna in vita. È frastornato, è vestito ancora con la divisa e ha i piedi legati come nel giorno orribile di Piazzale Loreto. Si ridesta e vede Roma trasfigurata: una città multietnica. "Sono a Roma o ad Addis Abeba?" Tutti lo credono un attore perfettamente calato nella parte ma lui è quello vero: l'Uomo della Provvidenza ed è pronto a riprendersi l'Italia. Questa volta senza errori, come ripete.

Il destino del Duce si intreccia con il giovane Andrea Canaletti (Frank Matano) aspirante regista che lo scopre credendolo un attore, lo accompagna in giro per l'Italia e lo filma mentre riprende contatto con il popolo italiano. La narrazione dello Strapaese fa capire al redivivo Duce che gli italiani sono sempre gli stessi. Pronti ad accoglierlo ma anche a ricusarlo. C'è chi lo accoglie, chi lo disprezza, chi lo contraddice. Chi lo ama e chi lo odia. Nessuno però lo può ignorare sia per la sua divisa inconfondibile, sia per il suo eloquio arcaico che contrasta con la sinteticità dell'era digitale che lo consacra suo divo. La sua retorica è vigorosa come un tempo: ogni frase raccoglie ancora un frammento dell'Idea. E piace. Ancora.

È un successo. Mussolini da principe della politica di massa si trasforma in divo dei social, accumula like, follower, visualizzazioni ai suoi video prontamente caricati su YouTube dall'ignaro Canaletti finché non guadagna uno spazio televisivo tutto suo su una sfavillante rete tv assetata di audience. Grazie a Stefania Rocca nelle vesti di una cinica dirigente, ottiene la conduzione di uno show dove la satira graffiante la fa da padrona e scortica i dogmi del politicamente corretto e gli applausi aumentano. Fuori dal palcoscenico c'è anche spazio per il Duce umano quando rivede la foto della sua Claretta, morta per colpa sua.

Poi la caduta: Mentana nelle vesti di mattatore nel suo programma Bersaglio Mobile mette a nudo la finzione del Duce, lo accusa di fomentare l'odio sociale seppur mascherandolo come satira e manda in onda un video inedito dove Mussolini uccide il cane di un'anziana vedova. Tutto sembra perduto, di nuovo, tutti lo deridono, tutti lo scacciano: gli italiani voltano le spalle al loro Duce e quando questi cerca un giaciglio di fortuna viene anche pestato a sangue da una banda. Sembra di nuovo il 25 aprile di tanti anni prima ma non è questo il destino dell'uomo della Provvidenza. Proprio Stefania Rocca, affascinata fin da subito da quell'uomo, guida la sua riconquista del palcoscenico. Nel suo show “Forgive me” (perdonami) l'Italia intera assiste al perdono del Duce da parte dell'anziana vedova e lo perdona.

Buona visione

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