Le interviste di Totalità

STEFANO MONTANARI, violinista e direttore d'orchestra. Una grande bacchetta che non disdegna i motori e i Pink Floyd.

Un artista brillante che si è imposto a livello internazionale, simpatico e ricco di umanità, ci parla del suo rapporto con la musica. E a proposito di regie...

di Domenico Del Nero

STEFANO MONTANARI, violinista e direttore d'orchestra. Una grande bacchetta che non disdegna i motori e i  Pink Floyd.

Stefano Montanari e l'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Un archetto e una bacchetta davvero doc, il maestro Stefano Montanari, violinista e direttore d’orchestra. Allievo di Pier Narciso Masi e Carlo Chiarappa, come solista Montanari è uno dei più esperti conoscitori della musica del Seicento e del Settecento: dal 1995 al 2012 è stato primo violino concertatore dell'Accademia Bizantina di Ravenna, ensemble specializzato in musica antica, con cui effettua tournée in tutto il mondo.  Come direttore d’orchestra, oltre al repertorio sinfonico barocco e classico, ha direttoopere dello stesso periodo ma anche Mozart, Rossini, Donizetti. Un musicista di grande cultura e davvero di ampie vedute: è un appassionato del rock, gli piacciono in particolare i Led Zeppelin e i Pink Floyd  e anche la musica .. dei motori, ovvero la Ducati e la Ferrari, MotoGP e  Formula1. La sua attività professionale del resto ha un raggio d’azione davvero ampio: direttore del progetto europeo «Jugendspodium Incontri musicali Dresda-Venezia», è stato docente di violino barocco al Conservatorio di Verona e in varie accademie, attualmente insegna alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado a Milano e ha di recente pubblicato un suo Metodo di violino barocco. Intensa è anche la sua attività alla tastiera, come direttore o accompagnatore al cembalo o al fortepiano. Collabora con il jazzista Gianluigi Trovesi ed è stato recentemente nominato direttore musicale dell’ensemble barocco dell’Opéra di Lione “I Bollenti Spiriti”.

Attualmente impegnato al Teatro La Fenice di Venezia dove sta dirigendo Die Lustige Witwe, una nuova produzione firmata Damiano Michieletto in scena fino al 13 febbraio e Il Barbiere di Siviglia (recite fino al 18 febbraio); dopo la Fenice sarà al San Carlo di Napoli per il Mosé in Egitto. Tra gli altri suoi appuntamenti per il 2018, un Don Giovanni a Mosca in forma di concerto al Moscow State Academy, La Clemenza di Tito ad Anversa, Don Giovanni e Rodelinda a Lione, Le Nozze di Figaro al Teatro dell’Opera di Roma in una nuova produzione firmata Graham Vick, Iphigénie en Tauride a Stoccarda. Non si può certo dire che stia con … la bacchetta in mano.

Anche per quanto riguarda l’abbigliamento Montanari esce spesso e volentieri fuori dai consueti schemi …direttoriali; ma se è vero che l’abito non fa il monaco, così non è certo la coda di rondine del frak che fa volare la bacchetta di un direttore e non ci sono dubbi che Montanari sia straordinariamente capace di incantare il suo pubblico: in interprete attento, capace di estrarre davvero dalle partiture che dirige il fuoco di Dioniso, ma senza mai eccessi o sbavature.

Maestro, a quanto si legge di lei è un personaggio con molti interessi. Direbbe anche lei come Verlaine “la musica sopra ogni cosa? E in quel caso, quale musica in particolare?

La musica è sicuramente molto importante, è il mio lavoro; ma per farla ho bisogno di tante cose; di mia moglie e dei miei figli, della mia moto, di fare sport con i miei figli; non sono uno di quei musicisti per cui la musica è il 99% della vita anche privata. A me la musica piace, mi piace immergermi nel momento in cui ci sono le rappresentazioni e i concerti. Poi però nel tempo libero ho bisogno di qualcosa d’altro … anche di andare a pescare! Forse perché nel momento in cui la provo o la suonoho bisogno di un qualcosa di raccontare o anche solo da immaginare: non sono mai stato un fanatico della musica. Questo vale anche per lo strumento, per il violino: ho tanti colleghi che si emozionano quando vedono uno Stradivari ; certo, piace anche a me, senza dubbio; ma diciamo che la musica fa parte della mia vita ma non è l’unica cosa veramente importante

Il suo repertorio è piuttosto vasto e lei i muove a suo agio sia nel Barocco che nel classicismo e nel romanticismo: la sua quinta di Beethoven a Palazzo Pitti nel 2016 è stata memorabile. Ma cosa significa in concreto passare da Vivaldi a Beethoven? Come fa a recepire e soprattutto a trasmettere emozioni così diverse?

 Quando ero piccolo ascoltavo solo Mahler, Šostakovič e Strauss. Questo è il repertorio da cui sono partito. Dopo di ché le cose si sono messe in moto e ho esplorato il mondo della musica “antica”. Sicuramente non è capitato per caso ma neppure è successo perché non mi interessi altro o non abbia altri sogni nel cassetto: Elektra o un Rosenkavalier di Strauss, ad esempio o una bella settima di Šostakovič … o il Falstaff di Verdi, un sogno molto… ricorrente. Penso che per orientarsi in tutto il repertorio siano fondamentali le conoscenze: per fare Beethoven ritengo sia indispensabile conoscere bene Mozart, per Mozart Bach e  Händel e di questo passo andando sino alle origini. È un po’ come se volessimo spiegarci la prima guerra mondiale senza conoscere la storia dell’800. A mio parere è pertanto difficile poter affrontare certi repertori senza cercare di capire quello che è successo prima. Mi sento fortunato perché arrivo a Beethoven o nel campo dell’opera al repertorio settecentesco, Rossini, a Verdi, a Bizet (recentemente ho fatto la Carmen), ma ci arrivo “da lontano”. Io penso di avere degli argomenti per poterli affrontare in un certo modo; poi recepire il messaggio originale, lo stile, necessita prima di tutto di studio; anche quando si affronta un autore che già si conosce. Come direttore d’orchestra sono nato con l’opera, ma mi è sempre piaciuta tantissimo anche la sinfonica; Mendelssohn, Schubert e tanti altri.  Penso che la cosa fondamentale sia riuscire ad entrare dentro alla musica, nel senso più profondo che ha in ogni periodo e per quel che ha significato per i contemporanei. Insomma, una buona conoscenza è sempre necessaria, anche se poi certo nell’interpretazione di un autore entrano vari fattori.

A proposito di Falstaff; c’è chi lo definisce uno dei massimi capolavori di Verdi e chi invece lo vede frutto di un musicista ormai “corrotto” da Boito …

Io penso che Falstaff sia un capolavoro in assoluto. Non lo conosco benissimo, non avendolo mai diretto, ma l’ho ascoltato più volte e sempre con molto piacere. Del resto, fin da piccolo mi ha sempre affascinato molto anche l’opera …. Innominabile, la Forza del destino, in cui sono a mio parere alcune tra le cose più belle che Verdi abbia mai scritto. Falstaff è a mio parere indubbiamente un capolavoro, poi ovviamente ognuno ha i suoi gusti

 

Sempre parlando di opera: oggi ci sono spesso vivaci polemiche sulle messe in scena. Poco tempo fa, il maestro Muti ha parlato di regie che sono un’offesa al nostro paese. Lei cosa ne pensa e soprattutto ha un tipo di regia che preferisce?

Un tipo di regia che preferisco no. Non credo che la vera differenza stia tra regia moderna, tradizionale o non tradizionale. Mi è capito di vedere a Sidney una Tosca in cui la protagonista non si getta da Castel sant’Angelo ma viene fucilata anche lei, presso il filo spinato. Queste cose secondo me non hanno senso perché credo che la regia non possa intervenire sulla trama. La storia, la vicenda non si tocca, secondo me: è come voler prendere la Divina Commedia e voler cambiare la storia di alcuni canti. La regia poi può intervenire ovunque, anche in maniera drastica, ma il tutto avere il senso di estrapolare un senso nascosto, o anche semplicemente di enfatizzare alcuni elementi scelti dal regista e questo si può fare sia con una regia tradizionale che con una lettura assolutamente moderna. L’importante è che, soprattutto in opere dove c’è una storia ben definita, un testo particolarmente complicato e complesso, se ne tenga il debito conto. Ai resti chiedo soprattutto che conoscano esattamente la musica di ciò che vanno a mettere in scena, Anche per rappresentare la psicologia dei personaggi bisogna avere conoscenze non da poco

Che consigli darebbe a un giovane che voglia abbracciare la musica classica come professione? 

Ecco, questa è una domanda davvero difficile! Per prima cosa comunque, credo che bisognerebbe studiare la musica nelle scuole, a partire dalle elementari, di ogni ordine e grado, come si studiano la letteratura e la storia dell’arte. Certo oggi non sono soldi per la cultura, per nuove strutture come scuole o conservatori. Ma sono i giovani stessi che devono prendere in mano il loro futuro: privare un ragazzo dei suoi sogni è un crimine – mi si passi il termine un po’ forte – i ragazzi devono sapere che se non trovano aiuto nelle istituzioni, devono trovarlo nelle loro idee, perché sono queste che rendono forti.  Loro comunque devono crederci e la musica fa bene a tutti: questo è un messaggio importante.

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