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Editoriale

REQUIEM PER PAMELA. Ancora una volta, a essere tradita è la vittima.

In soccorso del politically correct il gesto folle e insensato della sparatoria. E ci si mette persino Erdogan.

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

ra una volta, come già in passato, sembra che la vittima venga uccisa due volte. Era già accaduto con un caso che fece molto più scalpore ( e già ci sarebbe da chiedersi; perché?), quello del nigeriano Emmanuel  Chidi Namdi, avvenuto a Fermo nel luglio del 2016: un giovane che, in compagnia della moglie, fu barbaramente stroncato da un pugno di un italiano, Amedeo Mancini.  Ancora prima che si conoscesse l’esatta dinamica dei fatti, subito scoppiò la “caccia al razzista”, cercando a tutti i costi di dare una connotazione politica, psicologica, sociologica a quanto accaduto. La sensazione fu, anche allora, che non fosse la  doverosa (comunque si fossero effettivamente svolti i fatti) pietas per la vittima il sentimento dominante, e neppure l’altrettanto doveroso desiderio di giustizia; ma molto più semplicemente, l’ennesima buona occasione per celebrare la sagra del politically correct; con tanto di autorità piangenti al funerale, tra cui l’immancabile  “presidenta” della Camera. E’ già in quella occasione, l’ineffabile Cécile Kyenge si permise, in una lettera alla vedova, di  puntare il dito contro chi a suo giudizio, cavalcava certe proteste  “ per lucrarne elettoralmente con discorsi d'odio razziale verso immigrati e rifugiati, indicati come capro espiatorio dei mali del Paese". [i]

Nel caso di una ragazzina di diciotto anni, Pamela Mastrangelo, al clamore mediatico si è preferito mettere la sordina.  I soliti indignati sono stati assenti o sotto tono (giusto un commento FB della Boldrini); ma com’è che questa volta nessuno ha strillato al femminicidio? Qualcuno ha sentito di cortei, ululati di femministe al calor bianco, anatemi da Santa Marta o dintorni?

Potrebbe essere apprezzabile l’invito alla moderazione, a non generalizzare, a concentrarsi esclusivamente sull’evento accaduto, se questa fosse sempre la linea di condotta seguita. Se veramente si pensasse che la legge è uguale per tutti, che una vittima e un assassino sono tali a prescindere da sesso, colore dalla pelle ed eventuali preferenze culinarie. E invece non è così.

L’episodio di Pamela, questa ragazzina diciottenne che sognava di fare l’estetista, che era incappata nel tunnel della droga da cui non riusciva a venire fuori malgrado la permanenza in una comunità – La Pars di Corridonia – da cui però si era allontanata il 29 gennaio, dopo vani tentativi di dissuasione. Così almeno afferma la comunità.

Il capolinea ormai è noto. Due trolley in cui, ridotta a una cosa informe, fatta a pezzi, sono finiti i suoi progetti, i suoi sogni e la sua disperazione. La madre, Alessandra Varni, chiede giustizia: "Destra, sinistra, si devono unire e fare il vero Stato italiano", "si uniscano e rendano giustizia a Pamela”. [ii] Già, perché a mettere in imbarazzo le anime belle, le pitonesse del politically correct,  i monsignori zelatori di Bergoglio c’ un particolare dannatamente sgradevole: sospettato dell’omicidio e fermato per vilipendio e occultamento di cadavere è un nigeriano di 29 anni, Innocent Osenghale, permesso di soggiorno scaduto e precedenti per spaccio: soggetto non precisamente raccomandabile. Tra l’altro, anche lui nigeriano come Emmanuel.

Non si deve fraintendere: non è nel nostro stile fare odiose “graduatorie” o cercare di sminuire o aggravare un fatto con un altro: si tratta tra l’altro di due episodi completamente diversi, perché se il primo accadde in una rissa, qui invece ancora non si capisce bene cosa sia avvenuto e la ragazza potrebbe essere deceduta in seguito ad una overdose, anche se certo è un po’ difficile pensare che possa aver fatto anche “il resto” da sola. Quello che ci preme sottolineare è l’enorme differenza – e sproporzione – di reazioni; mentre nel primo tutti gridarono allo scandalo, al razzismo (ovviamente in salsa antifascista) qui invece non solo il tutto è avvenuto sottotono e quasi in sordina, come se fosse in fondo un episodio grave sì, ma come tanti altri, ma non si è riusciti ancora una volta a resistere alla tentazione di zittire chi invece puntava il dito canto gli eccessi di “buonismo” e la tolleranza a senso unico.

E le affrante vestali del politically correct hanno trovato un aiuto insperato in Luca Traini, il folle che, disonorando una bandiera tricolore in cui ha pensato bene di avvolgersi dopo la sparatoria, ha pensato di vendicare la povera Pamela – così almeno dice – mettendosi a sparare addosso a un gruppo di persone che non c’entravano nulla con la ragazza, se non per il fatto di essere della stessa nazionalità del fermato. Una caccia al nigeriano altrettanto odiosa e insensata del delitto: sei feriti di cui quattro gravi, di cui nessuno però per fortuna in pericolo di vita.

Luca Traini poi è un ex candidato leghista e teneva il Mein Kampf sul comodino; particolari questi ancora più enfatizzati dai media delle condizioni in cui è stato ridotto il corpo della povera Pamela. Il candidato perfetto, insomma, talmente ideale che a costo di essere “complottisti” viene quasi da chiedersi se la cosa non sia stata studiata a tavolino. Ma tanto è bastato comunque perché il solito Saviano, insieme egli ex presidenti dei due rami del parlamento, Grasso e Boldrini, abbiano accusato Salvini della responsabilità morale della sparatoria. “In questo momento di odio sono diversi i cattivi maestri, ma forse quello più attivo in questo ambito si chiama Matteo Salvini”, [iii] ha sentenziato ad esempio la “maestrina dalla penna rossa” Laura Boldrini; una che tra altro non fa che sputare veleno e livore su chiunque non rientri nei suoi parametri di perfetto esemplare di “democrazia” (o meglio, del non rimpianto socialismo reale). E anche il suo “collega” libero e uguale Grasso non è stato da meno. Pensare che questi due personaggi siano stati tra i più alti rappresentanti delle istituzioni è veramente deprimente, neppure la campagna elettorale può spiegare il fatto che si neghi il diritto di esprimere la propria opinione – condivisibile o meno, questo è un altro discorso – al leader di un partito che in Italia raccoglie milioni di consensi e che sostiene quello che moltissimi italiani, anche non suoi elettori, pensano. Altrimenti si potrebbe allora dire – e forse, con ben più fondatezza – che dell’omicidio della ragazza, ma anche in definitiva della violenza contro gli africani, sono piuttosto loro che hanno contribuito a creare una situazione che si rivela ogni giorno sempre più difficile da controllare e che rischia poi di “farla pagare” a chi non c’entra assolutamente nulla.

A rendere poi la cosa ancora più grottesca interviene persino quel campione di rispetto della democrazia e dei diritti umani, accolto con il tappeto rosso sia dallo stato italiano che dal Vaticano, che è il presidente turco Erdogan. Costui infatti prima di lasciare Istanbul si è permesso di chiedere una reazione decisa contro i fatti di Macerata: “ Non c'è differenza tra gli attacchi di un'organizzazione terroristica e attacchi razzisti di questo genere. In questa situazione si deve prendere una posizione decisa",[iv] ha dichiarato il “sultano”, dall’alto delle sua note, anzi proverbiali tolleranza e umanità: lo stesso, tanto per rinfrescare la memoria, che finanzia e sostiene gruppi jihadisti, che ha fatto uccidere i suoi generali dopo un fallito golpe dalle dinamiche quantomeno sospette, che tratta con il pugno di ferro la stampa non allineata  e ha imposto il negazionismo nelle scuole riguardo l’olocausto del popolo armeno. Davvero un bel maestro di democrazia, che può stare alla pari con Grasso e la Boldrini (sarebbe interessante sapere se ci saranno anche loro ad omaggiarlo).

Tra l’altro, pare che nell’agenda dell’incontro con Bergoglio ci sia anche l’aumento di islamofobia e di razzismo in Europa. Chissà se si parlerà anche del popolo curdo, delle condizioni dei cristiani nei paesi islamici etc. etc. etc., tematiche che a colui che dovrebbe essere il papa della chiesa cattolica stanno molto meno a cuore ...

In un contesto come questo, le speranze della madre di Pamela saranno probabilmente deluse e la ragazza abbandonata e calpestata un’altra volta. E altri innocenti rischiano di andarci di mezzo mentre i veri colpevoli continuano ad agire indisturbati, a fomentare – loro veramente – l’odio fra gli italiani e a permettersi il lusso di fare i maestri di morale.

 

 



[i] http://www.ilgiornale.it/news/cronache/fermo-i-funerali-emmanuel-anche-laggressore-vittima-1282064.html

[ii] http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13305708/pamela-mastropietro-madre-alessandra-verni-capisco-chi-ha-sparato-a-macerata-.html

[iii] http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/02/04/news/boldrini_attacca_salvini_sul_raid_di_macerata_cattivo_maestro_che_insegna_l_odio_-188006777/

[iv] http://www.ilgiornale.it/news/milano/erdogan-macerata-attacco-razzista-contro-lislam-1490352.html

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da Domenico del Nero il 07/02/2018 19:13:24

    Bella domanda!

  • Inserito da Preoccupato il 06/02/2018 13:06:07

    Ammettiamo pure che il maestro di Traini sia Matteo Salvini, ma perché nessuno di chiede chi sia il maestro di Innocent Osenghale?

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