l'intervista

Cosa succede nel calderone in continua ebollizione del medio oriente?

di Alessandro  Bedini

Cosa succede nel calderone in continua ebollizione del medio oriente?

Ideato dalla scrittrice Francesca Duranti, il premio Voltaire, dal 2012, offre un riconoscimento ai migliori lavori di saggistica incentrati su temi di attualità e dunque di grande interesse per il pubblico. Nella storica Villa Rossi di Gattaiola, nei dintorni di Lucca, gli autori presentano i loro libri che vengono esaminati da un'apposita giuria. E' nella splendida cornice della storica villa che abbiamo incontrato Stefano Fabei, il quale con Fabio Polese ha dato alle stampe I guerrieri di Dio. Hezbollah:dalle origini al conflitto in Siria, pubblicato per i tipi di Mursia. Quello del conflitto siriano è un argomento che riveste una valenza del tutto particolare per gli equilibri mediterranei. Il recente riconoscimento del presidente americano Donald Trump di Gerusalemme quale capitale indivisa di Israele, ha provocato, nella polveriera medio orientale, un vero terremoto. Fabei si occupa da anni del Vicino Oriente e dei movimenti che lì si sono radicati, facendo opera di informazione a fronte della disinformazione che buona parte dei mass media ci propina giornalmente. "La prima reazione al riconoscimento di Gerusalemme come capitale d'Israele è consistita nel rinsaldare i rapporti tra Hezbollah, formazione sciita, e Hamas, che invece è sunnita. Negli ultimi vent'anni i rapporti tra questi due movimenti sono stati alterni oggi sono molto migliorati” - osserva Fabei.

Quindi la vulgata secondo cui sciiti e sunniti dovrebbero darsele di santa ragione è smentita in un qualche modo:

Vede, Hezbollah ha storicamente sempre puntato sull'unità della Umma islamica. Ha sempre posto in secondo piano le differenze tra le varie confessioni dell'Islam. E' vero però che gran parte dei sunniti guarda agli sciiti come a degli eretici. Tuttavia per quanto riguarda la questione libanese e anche quella palestinese, ha sempre sostenuto che l'obiettivo dei musulmani è quello della lotta contro quella che loro definiscono  entità sionista, ovvero Israele. Inoltre Hezbollah è considerata la longa manus dell'Iran e questo crea problemi.

Quindi lei afferma che vi è una preminenza politica rispetto a quella religiosa.

Sì direi proprio che è così e questo fin dall'inizio della rivoluzione khomeinista del 1979. Khomeyni sosteneva che la prevalenza doveva essere data agli aspetti che uniscono anzichè a quelli che dividono la Umma islamica. E quindi agli aspetti politici.

Lei nel suo libro sottolinea come Hezbollah, ma vale anche per Hamas, sino di fatto uno stato nello stato, o meglio lo stato. Si occupano della sanità, dell'istruzione, dell'amministrazione, insomma di tutte quei settori che competono a uno stato.

Sicuramente è così. La differenza è che esiste un legame profondo, storico, tra gli sciiti e i palestinesi.

Ci spieghi meglio.

Certo, i palestinesi sono il popolo dei diseredati della loro terra, mentre gli sciiti, in particolare quelli libanesi, sono anch'essi dei diseredati rispetto al resto dell'Islam.

Tuttavia quella che viene definita la mezzaluna sciita, che va da Teheran a Baghdad, a Beirut, crea qualche problema nel mondo sunnita.

Sì le gelosie, le differenze, soprattutto tra le potenze che sostengono Hezbollah e quelle che stanno dietro ad Hamas, continuano a pesare.

Lei sostiene che l'ISIS o Daesh, è sostenuto da determinate potenze islamiche e non. Argomento che non appare spesso sui nostri mass media.

Per quanto riguarda l'ISIS bisogna partire da lontano. Per esempio, quando scoppiò la guerra tra Iran e Irak, nel 1980, gli scambi tra i due paesi continuarono. E' nella mentalità di quelle popolazioni, direi nel loro DNA. Però ci sono stati che hanno appoggiato apertamente l'ISIS. Sicuramente l'Arabia Saudita, il Kwait, il Qatar, poi altri paesi, come la Turchia e con ogni probabilità alcune potenze occidentali, basti pensare che le armi in mano al califfo Al Baghdadi, sono di provenienza statunitense e israeliana.

Perchè secondo lei Israele ha avuto interesse a sostenere l'ISIS?

Perchè Israele ha visto nell'ISIS uno strumento per indebolire il mondo sciita, in particolare la Repubblica islamica dell'Iran. Del resto gli israeliani stessi hanno ammesso di aver commesso questo errore. Purtroppo per loro simili errori gli israeliani li hanno commessi spesso. Per esempio quando nacque Hamas, loro lasciarono che si affermasse perchè di fatto erodeva il potere di Arafat e di Al Fatah. In quel momento l'OLP era percepita infatti come la maggiore minaccia. Poi ci si è accorti che le cose non stavano proprio così. Quelle forze, compreso il fronte popolare, erano laiche, mentre Hamas ha una fortissima impronta religiosa. Ho letto i primi manifesti di Hamas e sembrava di leggere quelli nazisti degli anni Trenta del secolo scorso. Il sionismo era individuato come il male assoluto.

Veniamo alla Siria, di cui lei parla diffusamente nel suo libro. E' una matassa assai complicata da dipanare.

Bisogna prima di tutto riconoscere che Assad in Siria, così come Saddam Hussein in Irak, hanno garantito uno sviluppo sociale che non è presente in altri paesi. Questo non vuol dire che non siano dei dittatori, anche sanguinari. In Siria al potere c'è una minoranza, gli alawiti di derivazione sciita, che fino agli anni Sessanta del secolo scorso, erano considerati eretici. La Siria costituisce uno dei bastioni del cosiddetto fronte della resistenza, è l'alleato numero uno, insieme a Hezbollah, dell'Iran e poi ci sono problemi territoriali irrisolti da decenni.

Professor Fabei da chi viene fatta esplodere la Siria?

C'è da dire che la Siria ha sempre fatto parte del cosiddetto fronte della fermezza. Israele ha paura che l'Iran, con il supporto di altre potenze come la Russia di Putin, possa aumentare il suo potere nella regione. Stessa cosa vale per gli Stati Uniti. Secondo me comunque non credo che il regime di Assad venga rovesciato, almeno a breve termine. Non c'è un'alternativa credibile e neppure quelli che dicono di volerlo rovesciare in realtà lo vogliono davvero".

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