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Se la cultura di destra conosce solo il futurismo

È l’unica forma espressiva dell’arte considerata dalla destra in Italia, e ricordata spesso a sproposito, per non parlare della qualità...

di Dalmazio Frau

Se la cultura di destra conosce solo il futurismo

All'inizio del secolo il Futurismo fu rivoluzione, e adesso?

Sapendo benissimo che verrò frainteso, ma io adoro esserlo, lancerò un ennesimo sasso contro le finestre di una certa “destra” miope e limitata. Protremmo intitolare il tutto “la Storia dell’Arte secondo la destra contemporanea” e continua così: “Futurismo. Fine”.

Sì, perché l’unica forma espressiva dell’arte considerata dalla destra in Italia, e ricordata spesso a sproposito, è appunto il Futurismo. Il che è un po’ come avere davanti a sé una tavola imbandita con dozzine di portate differenti e saporite, dall’antipasto al dolce, e volersi ostinare a mangiare soltanto ed esclusivamente l’insalata seppur quella condita con il “cazzimperio”.

Premesso che esistono alcuni validissimi continuatori del Movimento di Marinetti, Balla, Boccioni e Depero… Stante indubitabile il profondo segno che Crali ed altri hanno lasciato nell’arte del nostro paese, forse sarebbe anche ora di aprire gli occhi su altri orizzonti – no, non vi citerò artisti che ad alcuni risulteranno ostici quali quelli del XV e del XVI secolo, tanto poi mi farebbe piacere veramente sapere cosa realmente viene compreso del Futurismo – ma mi limiterò invece a ricordare fenomeni coevi e più duraturi che appartengono sempre a quel periodo del Novecento italico banalmente definito “fascista”. Vorrei sapere quanti si sono interessati al “Realismo Magico” di un Ubaldo Oppi, allievo di Gustav Klimt, all’opera fantastica – seppur successiva – di un Sigfrido Bartolini o nel campo dell’architettura all’opera quasi ignota ai più di Armando Brasini, o alla visione rinascimentale di un Gian Emilio Malerba o di Mario de Maria. Pochi, lasciatemelo dire, se raffrontati alla marea che va cianciando da decenni intorno al Movimento Futurista e se non quello è Sironi. Non vedo intorno a loro simposi, dibattiti, convegni o conferenze.

Questo è ancora una volta uno dei limiti di una certa “intellettualità” di destra, chiusa a curare il proprio orticello di guerra, ignara di aver davanti a sé quattromila anni d’arte preoccupata di occuparsi soltanto di quello che riguarda forse un ventennio. È un po’ poco, concedetemelo, sarebbe anche il momento di aprirli quei fottuti libri di Storia dell’Arte che prendono la polvere – sempre che ci siano – in certe biblioteche… sarebbe proprio ora.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da claudio lanzi il 15/11/2017 18:21:44

    Non fa una grinza. Purtroppo.

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