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I libri di Totalita'

Rassegna di novità librarie: settembre 2017

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna di novità librarie: settembre 2017

EUROPA

Gérard Dussouy, Fondare lo Stato europeo. Contro l’Europa di Bruxelles (Controcorrente, pagg. 160, Euro 16,00)

La fotografia dell’Europa di oggi, è quella di una civiltà in decadenza; di una società avviata verso una lenta, progressiva dissoluzione delle sue nazioni sotto gli effetti congiunti dell’invecchiamento, dell’immigrazione e della sclerosi economica. Per Gérard Dussouy un’altra unione europea è possibile, libera dall’incubo tecnocratico, dalla deriva mondialista e dalla gabbia di regole imposte da Bruxelles. Un’Europa che sia cosciente del suo ruolo di faro di civiltà, legato all’antica Grecia ed all’Impero Romano, erede delle creazioni dei popoli germanici, celti e slavi. La via di salvezza potrebbe essere quella di uno Stato federale, caratterizzato dal primato della politica sulla finanza, da una ritrovata potenza militare e dalla rinnovata supremazia culturale. Questa missione storica, di rinascita politica e di sopravvivenza identitaria delle comunità, necessita della forma organizzativa sovranazionale e di un rapporto privilegiato con la Russia, col fine di riportare questo grande spazio geopolitico al centro della Storia.

MONDO

Kelly M. Greenhill, Armi di migrazione di massa. Deportazione, coercizione e politica estera (LEG, pagg. 482, Euro 20,00)

Il problema dei rifugiati politici e della loro accoglienza, per le democrazie che si dichiarano depositarie dei principi umanitari e dovrebbero aprire le porte a chi fugge da guerre e povertà, nasconde in realtà tante ambiguità. I governi devono fare i conti con cittadini che temono, in prospettiva, l’abbassamento del loro tenore di vita, di una diminuzione di benessere a causa dei nuovi arrivati. I timori sono accresciuti dal momento che forze ostili e gruppi eversivi si servono di queste masse in fuga, li utilizzano come armi di ricatto o strumenti di pressione, per ottenere vantaggi politici, economici e militari. La questione migratoria riappare periodicamente, sebbene con forme diverse; l’autrice ha descritto alcuni casi degli ultimi decenni in cui i gruppi umani sono stati usati per imbarazzare le nazioni occidentali: l’esodo dei cubani verso la Florida, favorito da Fidel Castro per svelare l’ipocrisia statunitense; la fuga degli albanesi dal Kosovo, cacciati da Milosevic per far pressione sulle potenze più esposte della Nato; i profughi di Haiti; l’emigrazione di nordcoreani verso la Cina. Questo testo è particolarmente utile, in un periodo in cui le migrazioni sono diventate un tema fondamentale per i partiti populisti ed un nemico come l’Isis è sospettato di usarle per infiltrare suoi terroristi nelle società occidentali.

TEMPI MODERNI

Elisabetta Frezza, Malascuola. Gender, affettività, emozioni: il sistema “educativo” per abolire la ragione e manipolare i nostri figli (Leonardo Da Vinci, pagg. 174, Euro 15,00)

L’invasione di campo dell’educazione scolastica non è che la tappa finale di un disegno egemonico venuto da lontano e sostenuto dall’azione di una ossessiva propaganda votata alla imposizione del “pensiero” unico, tanto politicamente corretto e suggestivo quanto intrinsecamente disumano. Con competenza di giurista e sensibilità di madre, l’Autrice ci guida in un documentatissimo viaggio attraverso l’ideologia libertaria e nichilista che, sacrificando la ragione all’utopia, punta a demolire l’architrave del vivere comune.
Il libro ripercorre le fasi del processo eversivo in atto, analizza i suoi esiti aberranti e smonta le formule lessicali che lo alimentano, fino a scoprire il gigantesco castello di carte truccate che intrappola tutti noi, sudditi involontari di uno strapotere paranoico. Ma quei castelli di carte sono solo involucri vuoti e basterà un soffio per tornare a rivedere le stelle che stanno sopra di noi e ci danno l’orientamento.

ECONOMIA

Roberto Pecchioli, Manualetto di antieconomia. Per cavalcare la tigre (Ritter, pagg. 80, Euro 8,00)

Almeno due categorie metapolitiche sono chiare a chi affondi le proprie radici culturali nel mondo della Tradizione: siamo nel pieno di un’epoca oscura ed il nemico principale di ogni vivere normale è il dominio del sistema finanziario globalizzato. Le imprese multinazionali si prefiggono lo scopo di regnare sugli Stati e sulle comunità, strozzandole con vari strumenti: il debito pubblico; il controllo dell’emissione monetaria; la privatizzazione delle attività economiche e dei servizi, anche di quelli relativi ai beni di prima necessità. Per raggiungere l’obiettivo dell’instaurazione di un Nuovo Ordine, con un unico governo mondiale, l’oligarchia finanziaria utilizza vari mezzi: gli Stati Uniti con il loro apparato militare; la Nato; la Banca Mondiale ed il FMI. Riconosciuti l’avversario ed i suoi strumenti, bisogna mostrare come l’economia non sia il destino ed il fine dell’umanità; è necessario mettere l’uomo al centro ed in posizione sovraordinata rispetto al mercato.

CLASSICI

Pierre Drieu la Rochelle, Piccoli Borghesi (Theoria, pagg. 432, Euro 18,00)

Piccoli Borghesi, pubblicato nel 1937, è uno dei libri meno famosi di Drieu, ma forse uno dei meglio riusciti; in esso, egli mette a nudo tutte le ipocrisie nell’esistenza della piccola borghesia parigina, fustigandola, in attesa di qualcosa di meglio, con una satira sistematica e al contempo piuttosto ponderata. Il libro ha un fascino dirompente; nasce dall’esperienza biografica, ma non si limita alle vicende personali; si presta ad una continua meditazione, acquistando nuove sfumature a seconda dell’angolo visuale che si assume. La rovina dei protagonisti rispecchia quella dell’Europa, simbolo della disfatta politica di un continente; disfacimento interiore, al quale lo scrittore francese propose quale rimedio il medicamento fascista. Se il malessere del vecchio continente, oggi ancora più allarmante, dà ragione a Drieu, su lui pesa la maledizione della collaborazione con i nazisti e il sostegno alla politica antisemita.

FILOSOFIA

Julius Evola, Oltre il superuomo. Scritti su Friedrich Nietzsche 1926-1973 (Fondazione Julius Evola, pagg. 158, Euro 17,00)

L’attenzione di Evola, quale interprete del pensiero filosofico, si è posata su Nietzsche sin dagli anni giovanili e lo ha accompagnato fino alla scomparsa, come dimostra questa raccolta di scritti che copre un arco temporale di 47 anni. Evola non può essere considerato una semplice variabile dell’universo nietzschiano, così come Nietzsche non può essere ricompreso nella visione del mondo tradizionale. Essi furono due straordinarie intelligenze antimoderne, inattuali, capaci di parlare agli uomini del futuro; di rivolgersi loro, perché i contemporanei, travolti dall’ordinario senso comune, non erano in grado di comprenderli. Scrissero duramente contro la società moderna ed il tempo che gli era toccato in sorte, sedotto dalla retorica progressista; Evola e Nietzsche miravano a cambiare quel mondo trasformando l’animo del lettore. Gli aspetti dell’opera nietzschiana criticati da Evola furono: il fenomeno dionisiaco; il vincolo rappresentato dal grande Sì alla terra; il titanismo superomista; l’appiattimento sulla mera immanenza e la limitata apertura verso la trascendenza. D’altro canto apprezzò altri temi toccati dal filosofo tedesco: la figura del superuomo quale Signore di sé stesso; l’opposizione di apollineo e dionisiaco; l’intuizione dell’essere come volontà di potenza; la visione mitica dell’eterno ritorno.

PENSIERO FORTE

Alain De Benoist – Thomas Molnar, L’Eclisse del Sacro (I libri del Borghese, pagg. 298, Euro 18,00)

Il novecento sarà ricordato come il secolo della crisi, caratterizzato dalla perdita di ogni certezza, dal progressivo indebolimento di ogni fede religiosa e ideologica, da un riconoscimento sempre più problematico delle identità. Crisi dei valori e delle ideologie, delle istituzioni e delle religioni; caduta delle utopie politiche e declino delle idee-forza; questo lo scenario che si è aperto sul nuovo millennio. La struttura di questo saggio è costituita dal confronto fra due visioni contrastanti: da un lato Molnar, con la religione segnata dall’amore, dalla carità e dalla solidarietà, dalla fratellanza e dalla devozione incondizionata a Dio; dall’altra parte, de Benoist espone una dimensione del sacro che affonda le sue radici in un retaggio storico-mitologico, che trova la sua legittimità e dignità nel mondo “pagano”. Anche se spesso sensibilità pagana e religiosità cristiana si avviluppano, trovando sintesi interessanti, la materia centrale della contesa è la disputa sulla concezione del tempo e della storia: l’eterno ritorno, la circolarità pagana opposta alla linearità unidirezionale della provvidenza cristiana.

STORIA

Andrea Augello, Arditi contro. I primi anni di piombo a Roma 1919-1923 (Mursia, pagg. 360, Euro 18,00)

1919: intorno a Mario Carli, giornalista e poeta futurista, si raccoglie un gruppo di giovanissimi ex combattenti provenienti dal corpo degli arditi, per dar vita a un sodalizio politico e rivoluzionario da cui nasceranno due esperienze diversissime e antagoniste tra loro, il Fascio di combattimento romano e gli Arditi del Popolo. Sono «soldati politici» che, sopravvissuti alla Prima guerra mondiale, hanno giurato di cambiare l'Italia, per poi invece dividersi tra fascisti e antifascisti. In queste pagine, attraverso verbali inediti dei Carabinieri sul complotto di Pietralata, rivivono gli esordi del fascismo a Roma e i primi anni di piombo della Capitale che segnano la data di nascita dei partiti armati, degli attentati alle sedi nemiche, degli agguati e della guerriglia metropolitana, del terrorismo e della violenza nelle università e nelle scuole. Una storia tragica la cui scia di sangue ha attraversato il Novecento segnando la vita di tre generazioni.

STORIA DELLE DESTRE

Pierfrancesco Malu, Storia dell’ estrema destra inglese (Idrovolante, pagg. 249, Euro 20,00)

Il fascismo britannico fu sostanzialmente un credo nazionale e quindi assunse, per sua stessa natura, forme distinte nei diversi Paesi. In origine rappresentò una violenta reazione contro condizioni intollerabili di esistenza verso torti rimediabilissimi che la vecchia classe dirigente non era riuscita a risolvere. Fu un movimento che si proponeva di assicurare la rinascita nazionale di popoli che si sentivano minacciati di declino, decadenza e morte, ed erano, invece, decisi a vivere e a vivere intensamente.

                                                          ***

Nazzareno Mollicone, L’aquila e la fiamma. Storia dell’anima nazionalpopolare del Msi (I libri del borghese, pagg. 272, Euro 19,00)

Nazzareno Mollicone ricostruisce la storia della corrente nazionalpopolare all’interno della destra italiana, con particolare riguardo per Pino Rauti, personalità di spicco del Movimento Sociale. Nella prima parte del libro si ricordano le origini culturali del movimento giovanile, guidato da Enzo Erra, radicato intorno al mensile Imperium ed alla rivista politica rivoluzionaria Ordine Nuovo diretta da Rauti, che nel gennaio 1957 lasciò il partito, non condividendo la linea conservatrice del segretario Michelini. La seconda parte si apre con il congresso revocato di Genova, prosegue con gli anni della contestazione giovanile, termina con il rientro degli ordinovisti nel MSI successivamente all’elezione di Almirante alla segretaria. Con la terza parte, l’azione politica rautiana, viene messa al centro del racconto; sono gli anni delle violenze, dello spontaneismo armato e delle stragi. Si cerca di spezzare l’isolamento missino e si lancia la sfida all’egemonia culturale marxista, si elabora un piano per acquisire consensi laddove la sinistra era in crisi. La parte finale del volume inizia con la scissione di Democrazia Nazionale e si conclude con le dimissioni di Rauti dalla segreteria del partito.

PERSONAGGI

Essad Bey, Stalin. La giovinezza del “piccolo padre” sovietico (Oaks, pagg. 426, Euro 28,00)

Si tratta della prima biografia (1931)  su Stalin, conosciuto dall’autore  negli anni giovanili, libro che diffuse le prime notizie sul dittatore sovietico e sui massacri da lui perpetrati. A distanza di trent’anni dalla cacciata dal seminario georgiano, il Piccolo Padre era diventato il capo riconosciuto del comunismo internazionale; da seminarista a terrorista, da deportato a signore dello Stato più esteso del mondo, cambiando ben poco nel suo intimo. Politico realista, l’ideologia comunista fu il suo unico amore; già nel 1896 fondò fra le mura del seminario il primo circolo marxista segreto; ad essa sacrificò tutto, perfino la fedeltà al suo maestro Lenin. La lotta rivoluzionaria per le vie di Tiflis, la guida delle prime manifestazioni operaie nel Caucaso, le espropriazioni delle proprietà private, furono la palestra politica per il futuro capo dell’URSS.

ALCHIMIA

Elémire Zolla, Le meraviglie della natura. Introduzione all’alchimia (Marsilio, pagg. 616, Euro 24,00)

Dalla sua prima uscita nel 1975 e a dodici anni dall’ultima ristampa nel 2005, rivede la luce il libro forse più amato dai lettori dell’opera zolliana, intatto nella freschezza che sgorga dall’immersione dell’autore nelle meraviglie del mondo della vita.
«Scienza tradizionale degli imponderabili» definì Elémire Zolla l’alchimia, esplorandola come un dizionario della qualità delle cose impressa nei poteri dei quattro elementi, nella simbologia dei numeri e negli archetipi riconosciuti nella loro natura primigenia di ritmi. Quando nella riedizione di Le meraviglie della natura (1991) Zolla aggiunse il capitolo Pensieri alchemici fra 1975 e 1990, la materia trattata s’incurvò come un arcobaleno a lambire le soglie del terzo millennio.
Negli esperimenti sulla fusione fredda di Fleischmann e Pons, che nei primi anni novanta del secolo scorso la comunità scientifica internazionale aveva accolto per lo più con dileggio e alterigia, Zolla scorgeva ‘stranezze’ caratteristiche di certi processi alchemici, ad esempio che la fusione avviene a volte sì a volte no e quasi sempre in primavera. Una ragione in più per tuffarsi nei segreti della natura con la disposizione a «guardarsi d’attorno con esultanza». Infatti solo «a questo patto - si legge nel primo capitolo - sollevando una gleba odorosa, spiccando un frutto, contemplando le iridescenze di gioielli o di cascate, lo splendore d’un incarnato umano o d’una liscia pelliccia o d’una sfolgorante colata di metalli, forse si saprà sentire la presenza animatrice che ha plasmato e va plasmando queste materie». All’introduzione del 2005 Grazia Marchianò premette una postilla che inquadra i temi al cuore di Le meraviglie della natura negli inquietanti scenari cognitivi di un futuro alle porte.

LUOGHI

Vito Teti, Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni (Donzelli, pagg. 308, Euro 30,00)

«Mentre scrivo queste righe, il campanile di Amatrice cade sotto la forza del terzo terremoto che ha colpito, in meno di sei mesi, i paesi dell’Italia centrale. L’immagine del campanile viene riproposta ossessivamente. È una sequenza che angoscia e che però chiede di essere guardata e riguardata. Le immagini delle rovine, le visioni dei vuoti, delle assenze, dei luoghi a cui è stata sottratta la vita sono immagini perturbanti di cui abbiamo bisogno». Scrive così Vito Teti, nell’incipit di questo libro che riannoda il filo di una riflessione iniziata quindici anni fa con Il senso dei luoghi, un saggio che ha dato vita a un vero e proprio filone a cavallo tra antropologia, reportage, letteratura e fotografia. Nell’immagine del campanile di Amatrice, Teti scorge un mondo ben più vasto, che va anch’esso inesorabilmente franando. Mentre i grandi agglomerati urbani si preparano a ospitare la gran parte della popolazione mondiale, interi territori si spopolano. E lo spopolamento è la cifra delle aree interne di numerose regioni d’Italia e d’Europa. Di fronte a questo scenario, l’antropologo coglie l’abbandono come la forma culturale dello spopolamento e si chiede: cosa fare dei segni del passato, delle schegge di un universo esploso? Nella prospettiva di Teti, il passato può e deve essere riscattato come un mondo sommerso di potenzialità suscettibili di future realizzazioni. In agguato, certo, c’è il rischio che la retorica e la nostalgia restaurativa seppelliscano quel poco che, del paese, resta. Viceversa, la nostalgia positiva, costruttiva può essere sostegno a innovazione, inclusione e mutamento. Se la nostalgia diventa una strategia per inventare il paese, allora quel che resta è ancora moltissimo. L’antropologia dell’abbandono e del ritorno, di cui Teti definisce in queste pagine i tratti essenziali, è un tentativo d’interpretazione dei luoghi a partire da quel che resta, e che occorre ascoltare, prendendosene cura. Come scrive Claudio Magris nella prefazione: «In questo libro di scienza e di poesia c’è una profonda partecipazione al destino nomade e ramingo non solo degli emigranti partiti con le loro povere cose, ma di ognuno, delle stesse civiltà, del loro nascere e passare, ma forse mai definitivamente».

CINEMA

Ingmar Bergman, Il Settimo Sigillo (Iperborea, pagg. 118, Euro 15,00)

Il regista svedese Ingmar Bergman è stato uno dei maestri riconosciuti della cinematografia internazionale; la sceneggiatura del Settimo Sigillo è stata tradotta per la prima volta dal manoscritto originale nel 1994 per Iperborea, che ha ora pubblicato questa nuova edizione. Esso è una danza macabra e affascinante fra la Morte ed un cavaliere, in un medioevo fantastico, in cui ogni personaggio risponde a modo suo alle domande che tutte le religioni ed i sistemi filosofici hanno posto all’uomo. Bene e male, Dio e Satana, fede e scetticismo, amore puro e lussuria, sono gli interrogativi che sorgono dallo smarrimento e dal turbamento in un gruppo di reduci dalla Crociata. La danza della morte afferra tutti, alcuni si affidano alla speranza, altri sprofondano nella disperazione, la maggioranza non sceglie, la vita continua, pur di non minare le residue certezze che restano loro e seminare dubbi ulteriori.

RIVISTERIA

“DIORAMA letterario”

La guerra delle ombre

Nr. 338, Agosto 2017, pagg. 40, Euro 3,00.

Pur di oscurare i veri problemi della nostra epoca, da più parti ci si sforza di riportare in vita lo spettro del Fascismo, per contrapporvi l’ombra dell’antifascismo che fu. La cosa che ha fatto porre l’accento sul pericolo fascista, è stata la crescita elettorale dei movimenti populisti, sin dai tempi di Jean-Marie le Pen e Jorg Haider. Queste manifestazioni di infantilismo politico non danneggiano più di tanto i populisti, ma, creano le condizioni favorevoli al persistere dello status quo, giovando solo a chi soffia su questi contrasti. Chi si presta a questo torbido gioco, anche se lo fa in buona fede, è un complice inconsapevole dei padroni delle coscienze; gli unici ai quali questa guerra fra spettri apporta sostanziosi guadagni. Le opinioni di Alain de Benoist sono dedicate alle elezioni legislative ed al nuovo governo francese, al programma politico della nuova classe dirigente. Tarchi dedica altre precisazioni al significato del populismo ed una bella recensione al libro delle Edizioni di Ar Non ci sono innocenti.

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