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Editoriale

Professori attenti: anche l'elogio della mortadella potrebbe costarvi caro!

La vicenda del professor Pietro Marinelli pone una serie di interrogativi che devono avere risposta.

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

e chi scrive deve rivedere le proprie cognizioni di geografia. Ero rimasto al fatto che nella penisola italica ci fossero tre stati: La Repubblica Italiana, quella di San Marino e lo Stato Vaticano.  A quanto pare, ne esiste un quarto, del quale non ero minimamente a conoscenza: uno stato in quel di Corsico, in provincia di Milano, dove sembra che esistano leggi e regole del tutto particolari e originali.

La vicenda del prof. Pietro Marinelli, sospeso  con decurtazione allo stipendio per circa una settimana per aver osato criticare l’Islam durante una lezione in classe che doveva, tra l’altro, vertere sull’Isis è ormai nota anche se, più che grazie ai media , ai social che l'hanno fatta diventare virale. I fatti del resto sono riepilogati anche in un nostro  articolo poco più sotto. [1]

Gli sviluppi però sono se possibile ancora più sconcertanti.  Uno lo annuncia lo stesso prof. Marinelli nel suo profilo FB: qui comunica che la preside dell’istituto Falcone – Righi in cui insegna, la prof. Maria Vittoria Amantea “ha chiesto, nei miei riguardi, una visita medica di controllo, alla Commissione medica di verifica della Sovrintendenza della Lombardia, per accertare la mia idoneità o inidoneità all'insegnamento. Ciò perché lei sostiene che io abbia disturbi nel comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno presumere l'esistenza dell'inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio. Acclude una relazione che si è rifiutata di farmi conoscere, ma è molto probabile, essendo stata richiesta dopo i fatti in questione, che riguardi le espressioni non politicamente corrette sull'islam.” [2]

Con molta onestà, Marinelli si limita dunque a ipotizzare che la richiesta a questa commissione che – dopo circa un trentennio di servizio a quanto si conosce onorato – dovrebbe verificare la sua  idoneità  o meno al proprio  lavoro, sia collegata all’episodio che sta creando ormai sdegno e sconcerto in buona parte dell’opinione pubblica italiana. La tempistica  induce quanto meno a sospettarlo e non si può dare torto al sempre più sconcertato e avvilito – ma non rassegnato – docente se come termine di paragone gli viene in mente il trattamento riservato ai dissidenti della non rimpianta Urss. Non rimpianta almeno da chi scrive, non so se da certi dirigenti scolastici o altri burocrati  di carriera che sognano forse Gulag in cui spedire docenti o comunque “sottoposti” non omologati e giornalisti troppo curiosi e impertinenti (solo se politicamente scorretti, ovviamente!)

Non è infatti tutto. Si apprende con profondo stupore e sconcerto che una testata online che ha tra le prime riportato la notizia, la Gazzetta di Lucca, ed un paio di colleghi che si sono occupati della vicenda hanno ricevuto nientemeno che una lettera di diffida da parte del legale della dirigente scolastica (sarebbe interessante sapere: a sue spese o a quelle “istituzionali”, cioè nostre?).  “Nella lettera dell'avvocato ci è stato intimato di non scrivere più sulla questione e di aver offeso la professoressa Maria Vittoria Amantea senza averla nemmeno ascoltata. Una lettera lunga quella del legale Marco Maccaferri che a noi sembra assurgere e assumere il tono di un ultimatum e l'avvocato sa bene che a un ultimatum si risponde solamente in un modo – scrive  Aldo Grandi, [3] che continua dicendo di avere  inutilmente cercato di contattare non solo l’avvocato, ma anche già da tempo la preside, che del resto sinora, almeno a quanto risulta, non ha rilasciato un solo commento sulla vicenda, al di fuori di questa minaccia legale.

Anche questo ci porta a chiederci se a Corsico si viva in un “altro mondo”.  Libertà di opinione, libertà di stampa … sono per caso parole vuote da quelle parti? Certamente il comune non si riduce alla sola scuola, che forse è per l’appunto una enclave autonoma e del tutto autocefala con monarchia assoluta e diritto … (???!!!!).  Certamente anche la libertà di stampa non sfugge – o non dovrebbe sfuggire – a regole e codici etici ( che però vengono spesso violati e stravolti  senza che nessuno si scaldi più di tanto); ma sinceramente riesce davvero difficile trovare negli articoli della Gazzetta di Lucca un qualcosa di offensivo e diffamatorio.  La testata ha infatti intervistato il professore in un articolo di martedì 1 agosto, nel quale il docente riporta la sua versione dei fatti, senza insultare o offendere nessuno;   in uno di mercoledì 2 agosto, altrettanto a parer nostro “legittimo” fa il punto sulla questione.   Se la preside ci teneva – cosa più che legittima e si potrebbe dire persino doverosa – a far conoscere il suo punto di vista, perché non si è fatta trovare?

Quello che infatti riesce difficile da capire, anche con la migliore volontà del mondo, è proprio il punto di vista della dirigente scolastica in questione. Se infatti dietro la vicenda della critica al Ramadan c’è  - o lei ritiene che ci sia – qualcosa d’altro che non può o non vuole far conoscere, potrebbe quantomeno dire per l’appunto che la questione è ben più complessa di quanto non sembri e che si riserva di operare per il meglio per il proprio istituto … o qualcosa del genere. Ma anche in quel caso comunque è previsto che una persona abbia il diritto di difendersi da accuse e contestazioni che gli vengano mosse. E’ sicura, la prof. Maria Vittoria Amantea, che nella vicenda di Pietro Marinelli questo sia accaduto?

Perché alla preside di una fino a poco tempo fa pressoché sconosciuta scuola del Nord Italia sfugge forse qualcosa.  Qui non si tratta solo e tanto della dignità e della tutela del proprio istituto, ma della dignità e della credibilità della scuola italiana, che ha ricevuto negli ultimi anni sin troppi colpi bassi per aver bisogno anche di ammantarsi di oscurantismo di qualsiasi segno. Siamo un paese davvero buffo; per anni sessantottini e postsessantottini hanno fatto delle cattedre dalla materna all’università della terza età  una sorta di arma di propaganda … e guai ai dissidenti. E non è che oggi questo fenomeno sia del tutto passato.  E se è vero che nella scuola ci sono persone preparate che fanno il proprio dovere spesso con abnegazione e sacrificio personale, è anche vero che ci sono “esemplari” che più che in cattedra starebbero meglio in qualche … discarica, o comunque in luoghi in cui non possano far danni. Ma … qualcuno ha sentito parlare di sanzioni verso prof che le assenze sono più inclini a farle che a segnarle, a gente che vive la cattedra non come una missione ma come una sinecura o come arma di propaganda?

Molto, molto raramente e qui si torna invece a quei docenti che fanno del proprio lavoro una missione e a volte persino una ragione di vita, perché si rendono conto  della delicatezza del compito a cui sono chiamati e delle enormi responsabilità che esso comporta . Se queste persone non possono più nemmeno sentirsi libere di esprimere le loro opinioni, di confrontarsi    - certo con reciproco rispetto, ma anche con franchezza e libertà – allora possiamo dire addio all’insegnamento e alla cultura. Perché, al di là cose più “focloristiche” quali il pericolo di offendere la sensibilità di uno studente islamico (o vegano!) se magari durante l’intervallo  un prof mangia con troppa palese soddisfazione un panino alla mortadella, c’è il rischio un domani di sentirsi  denunciati  per apologia di cattolicesimo per avere approfondito certi passi del Manzoni … non parliamo poi delle accuse di omofobia e islamofobia (tra l’altro: del  tutto assurde e infondate) che si rischierebbero spiegando Dante: il risultato rischia di essere una lectura Dantis dietro le sbarre.

Esagerazioni? Paradossi? Si spera, ma sinceramente per chi scrive lo sarebbe stato anche una vicenda come quella del prof. Marinelli. Ecco perché  essa  è ormai diventata troppo grande e troppo importante per rimanere confinata dietro le mura di una scuola o nei segreti (di Pulcinella) di un collegio docenti.

Per questo la chiarezza è d’obbligo: per il professor Marinelli, per i docenti e i dirigenti scolastici, per i nostri ragazzi e per il loro futuro. Per sapere se c’è ancora un futuro di libertà e di uso della propria testa, o se quello che ci aspetta è ancora peggio del peggio che ci si poteva immaginare. E in quel caso …. Zitti, muti e rassegnati?

 

 

 



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