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BUGNATO E KEBAB: come è ridotta la strada del Magnifico

Via Cavour a Firenze: una strada storica ridotta a mangificio e a vendita di artigianato farlocco. Tra i fantasmi di un passato sempre più remoto.

di Lorenzo Somigli

BUGNATO E KEBAB:  come è ridotta la strada del Magnifico

Facciamo uno sforzo d'immaginazione. Fingiamo di essere un turista che torna in Firenze dopo molti anni e che percorre via Cavour, la via che tanto lo emozionò. Quali sarebbero le sue reazioni? Cosa noterebbe di diverso?

 Ci sono tre minimarket che vendono alcolici e superalcolici anche ai minori oltre ogni divieto, indisturbati: il sabato sera èil loro giorno di affari. Sono locali piccoli, loculi, le norme di sicurezza ed igienico sanitarie lasciano a desiderare, la disposizione dei prodotti è arbitraria e molti di questi non dovrebbero essere poggiati a terra ma la legge li lascia impuniti. I gestori sono indiani e pakistani: spesso si affacciano sulla via e conversano tra di loro nella loro lingua oscura. Non sono certo come i bottegai fiorentini d'una volta.

 C'è un fondo vuoto ma non è il solo nella via. All'interno fino a pochi anni fa fioriva una libreria che oggi è chiusa: nel grande vuoto buio del locale restano in vetrina i volti di Stefano Benni, Roberto Benigni e Umberto Eco, solitari e sbiaditi. Sembra in abbandono da tempo ed èprossimo ad essere colonizzato da un'attività: con ogni probabilità una gelateria soppianterà i libri. Si sa che il cibo va per la maggiore, non conosce crisi mentre la cultura è in costante declino anche in una città che primeggiava per consumo culturale. Che fine ha fatto la Firenze della Marzocco, della Le Monnier in via San Gallo, della Sebeer in via Tornabuoni? Allora si respirava cultura.

 Si dipana poi una teoria infinita di negozi di finto cuoio fiorentino anch'essi gestiti da pakistani: uno dopo l'altro, stessa merce, stessi colori, stessa fattura scadente. Perché possono vendere prodotti di bassa qualità che imitano quelli tradizionali fiorentini senza che l'Amministrazione intervenga? Vendono a qualcuno? Non si vede mai nessuno in questi negozi: come facciano a non chiudere in tempi di crisi resta un mistero. Delle due una: o chi gestisce queste attività non ha il senso degli affari perché non è redditizio concentrare in uno spazio ridotto attività che vendono una merce identica e che si fanno concorrenza diretta tra loro per accaparrasi pochi clienti e quindi prima o poi andranno a scomparire o almeno a diminuire oppure dietro a queste attività si annida qualcos'altro.

 E poi cibo, cibo e ancora cibo: dovunque cibo. I forestieri sono davvero così affamati? Nemmeno Tantalo li supera. C'è un kebab con il suo caratteristico effluvio di carne abbrustolita sfrigolante, c'è un ristorante cinese molto affollato, una pizzeria che trabocca tavolini e poi vengono le paninerie,le friggitorie tutte in sequenza, c'èpure un supermercato tirato a lucido e con un'insegna luminosa e attraente, l'immancabile McDonald e infine un'ultima friggitoria che disperde nell'aria un pesante odore di calamaro fritto unto e bisunto che nell'afa ristagna e penetra le narici, rivoltante congedo.

 Ci sono anche dei palazzi signorili. La loro grazia, il loro decoro, la raffinatezza dei dettagli, la pietra serena cesellata con cura, l'armonia delle facciate stridono con ciò che li attornia: poesia e prosa,  bellezza e consumo, fasto e decadenza, il bugnato e il doner kebab. È una sensazione mista di disgusto e straniamento. Dove sono? Si domanderebbe sicuramente il nostro sventurato.

 A giudicare da questa breve descrizione di ciò che si può vedere, al nostro turista sembrerebbe di essere in un qualche outlet a giudicare da tutti questi negozi di cibo, in un parco divertimenti, se non fosse per i palazzi più signorili oppure in una zona periferica e degradata della cittàdove si è recato.

 Se guardasse con più attenzione, leggerebbe: via Cavour. “È proprio questa via Cavour? Quella che un tempo fu via Larga? Non è una strada di periferia ma la centralissima via Cavour. Quanto sei cambiata da come ti ricordavo!

 Benché sia la sede di molti palazzi del potere via Cavour è l'emblema di una Firenze che cambia per effetto di vari fattori tra i quali spicca l'impatto del turismo di massa: servono mangiatoie ostelli e appartamenti a basso costo non musei, librerie. La bellezza è merce da mettere in vetrina.

 È paradossale che proprio la via che ospita da sempre i palazzi del Potere fin dal tempo dei Medici e dei Lorena sia cambiata tanto. A tutti capita di passare per via Cavour, ma pochi si soffermano ad ammirare via Cavour: prendetevi un attimo e guardate. Guardare via Cavour è come guardare a tutta Firenze: una città vetrina dove conta solo il consumo.

 Come suggeriva Papini oltre un secolo fa non resta che mettere all'ingresso del centro un cartello: 

 

Benvenuti a Firenze:

città del Bugnato e del Kebab

costo biglietto d'ingresso 10 euro

*non comprensivo di tassa di soggiorno.

 

 

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