Dopo le amministrative

M5S non incanta più, ora superiamo destra e sinistra e pensiamo a far uscire il paese dalla crisi

L'ago della bilancia politica deve muoversi fra alto e basso non più fra destra e sinistra. Prima cosa abbassare le tasse significativamente per far ripartire il paese

di Simonetta  Bartolini

M5S non incanta più, ora superiamo destra e sinistra e pensiamo a far uscire il paese dalla crisi

E adesso che succede? L’Italia di 1000 comuni ha votato, e per quanto le elezioni amministrative debbano essere considerate secondo parametri diversi da quelli usati per le politiche, indubbiamente un dato risulta significativo, ovvero che M5S non può più contare sull’effetto protesta che ha portato il movimento di Grillo a conquistare Rota e Torino.

Raggi e Appendino sono state il risultato di una indignazione popolare che ha voluto punire i due poli centrodestra e centrosinistra per la pessima prova data a Roma con Alemmanno prima e con Marino poi, ma anche per la sfiducia nei partiti tradizionali.

Le amministrative dello scorso anno dunque sembravano decretare una inesorabile decadenza dei due poli e una affermazione progressiva del nuovo rappresentato dai M5S.

È bastato un anno per ribaltare la percezione popolare nei confronti del nuovo, è bastato un anno per verificare che razza di disastro siano i grillini al governo. L’esempio più evidente è quello di Raggi a Roma, una città ormai in balia di se stessa, dei vigili urbani che cercano di fare cassa in maniere odiose e delle tasse più alte d’Italia. Per il resto niente, a parte polemiche marce indietro dopo improvvise e sconcertanti accelerazioni su materie marginali. Per non parlare del degrado diffuso che rende la citta eterna una specie grande piazza dopo la chiusura di un mercato ortofrutticolo prima che passini gli spazzini.

Non migliore prova hanno dato i vertici (portavoce) a livello nazionale. Di Maio e Di Battista hanno la faccia da bravi ragazzi, simpatici (soprattutto il secondo), ma nessun carisma da leader, nessuna credibilità che li renda degni di affidare nelle loro mani il destino di un paese che continua a corteggiare l’abisso del default nei confronti dell’Europa che ci considera degli insopportabili scialacquatori che cicaleggiano senza costruire niente di affidabile, e nello stesso tempo vessa in maniera sempre più intollerabile i cittadini ridotti a rasentare la soglia della povertà anche se in casa c’è uno stipendio fisso (il fisco al 53% che rende il costo del lavoro intollerabile, pensate per esempio che per guadagnare 1500 euro al mese al netto delle tasse chi paga deve versare –al netto di iva ritenute d’acconto ecc. – più di 3000 euro, provate ad andare a chiedere che il datore di un lavoro si carichi di tale cifra da versarvi e con la quale magari riuscirete solo a pagare un affitto e le bollette), ridotti a non curarsi per non potersi permettere le spese mediche, ecc. ecc.

E allora? La scarsa affluenza alle urne ci dice che questo turno di amministrative non ha riportato centrodestra e centrosinistra alla stima degli elettori, nonostante che i ballottaggi si giochino fra i rappresentati delle forze tradizionali, semplicemente per chi voleva votare non c’erano alternative.

In compenso Macron in Francia con un partito che non ha un anno di vita non solo ha vinto le presidenziali ma anche le politiche sbaragliando tutti gli altri.

La carta vincente di Macron è stata la sua indipendenza da destra e sinistra pur mantenendo assetto tradizionale della gestione politica. Anche Grillo aveva provato a smarcarsi dalle forze tradizionali ormai private di ogni significato con la fine delle ideologie, ma pensare ad una aggregazione che si fondi sulla cosiddetta democrazia del web (che è la stessa dei social, non dimentichiamolo, che insulta, diffama, dà libero sfogo agli istinti peggiori che la parola puo verbalizzare) oltretutto fondata su numeri risibili e al netto di una leadership carismatica, era una follia e alla prova dei fatti si è dimostrato che il progetto non funziona.

Abbiamo bisogno di un Macron italiano? Più che altro abbiamo bisogno di superare destra e sinistra e coagulare l’elettorato intorno ad un programma condiviso che sia per il bene degli italiani ai quali non si può continuare a chiedere lacrime e sangue perché ce lo chiede l’Europa che da parte sua ci continua a considerare degli insopportabili scialacquatori.

Occorre che l’ago della bilancia non si muova più fra destra e sinistra, ma fra basso e alto. Non si tratta di dar voce ai cosiddetti populismi, ma tornare ad occuparsi del bene di quella stragrande maggioranza di italiani, rappresentata da piccola e media-borghesia oltre che da classi operaie dalle caratteristiche sempre più sfumate per i cambiamenti del sistema di lavoro. La maggioranza del paese che stenta ad arrivare alla fine del mese, mentre una piccola, sempre più esigua minoranza detiene la ricchezza del paese e tutto fa meno che ritagliarsi il ruolo di guida protettiva dei cittadini (diciamo così per citare il concetto di società stretta di Leopardi dove chi è libero dal bisogno amministra chi deve lavorare per vivere considerando tale attività il proprio contributo alla società e quindi non un mezzo per arricchire!).

Adesso si tratta di capire se gli attuali attori sul palcoscenico della politica capiranno la necessità di superare destra e sinistra e soprattutto dedicarsi al bene del paese cominciando ad abbassare le tasse conditio sine qua non è impossibile ogni miglioramento, ogni crescita, ogni possibilità di uscire dal disastroso pantano della recessione e della crisi.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da JimmiNu il 09/09/2017 16:51:19

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