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I libri di Totalità

Rassegna mensile di novità librarie: maggio 2017

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna mensile di novità librarie: maggio 2017

Alessandro Catto, Radical Chic. Conoscere e sconfiggere il pensiero unico globalista  (La Vela, pagg. 176, Euro 12,00)

Populismo, demagogia, fascismo, chiusura mentale, provincialismo: termini che ultimamente vengono utilizzati in maniera dozzinale contro chi cerca di porre un argine al processo di globalizzazione. E’ il paradosso di una democrazia accettata solamente quando corrisponde agli auspici di una classe autodefinita democratica e tollerante ma capace di occupare spazi informativi, tribune politiche e istituzioni in maniera impropria e di impedire un reale e aperto confronto sui rischi del presente. Sono i paradossi di chi, antifascista in assenza di fascismo, in un’astratta idra di internazionalismo del mercato giustifica e promuove le peggiori distorsioni ai processi democratici e ai diritti sociali dei popoli occidentali. In capitoli brevi ed  ironici  si fa luce su un fenomeno, quello liberal, che sta subendo una profonda ridiscussione ma che ancora oggi non è pienamente conosciuto, nemmeno dai suoi contestatori. Il presente volume analizza la nascita, la crescita e lo sviluppo di una sinistra che spesso ha finito con l’adottarne lo stile e i contenuti, astraendosi pure dalla sua missione storica, quella della difesa delle fasce sociali più deboli e del lavoro. “Radical Chic” è il libro ideale per capire il vero retroterra politico e culturale del pensiero unico politicamente corretto. Dall’istruzione all’economia, dalla storia all’attualità, dalla geopolitica alla cultura, vengono sfatati in modo leggero e divertente tutti i miti pro-global ai quali siamo quotidianamente esposti e le loro pretestuose retoriche, sempre più incapaci di nascondere il distacco tra l’alto e il basso della nostra società, tra chi con il cosmopolitismo imperativo per tutti ci guadagna e chi, ogni giorno, perde diritti, spazi democratici e possibilità di emancipazione a casa propria.

ITALIA

Vittorio Emiliani, Lo sfascio del Belpaese. Beni culturali e paesaggio da Berlusconi a Renzi (Solfanelli, pagg. 200, Euro 15,00)

Fatti, cifre, notizie che diventano di per sé polemica: tanti sono gli scempi inflitti, soprattutto dal 1994, alla tutela della immensa Bellezza — a parole sempre declamata — alla quale sono state prima sottratte le già modeste risorse dello Stato, fino a dimezzarle nel primo decennio del terzo millennio. Dissanguamento che ci pone al 22° posto in Europa davanti alle sole Grecia e Romania.
Questo libro racconta gli assalti ai paesaggi italiani (tanti da Nord a Sud, sempre straordinari), riempiti di cemento e di asfalto strade su strade, persino quelle poderali, un folle consumo di suolo, il doppio della media europea, erodendo i Parchi stessi. E’ la testimonianza di ciò che stampa e tv molto spesso non descrivono: i guasti profondi e capillari di cosiddette "riforme" varate per decreto legge, per decreto ministeriale, persino tramite emendamenti dell'ultima ora, da Berlusconi a Renzi. Una situazione di paralisi e insieme di caos nell'amministrazione dei beni culturali e paesaggistici. 
Un libro che documenta Belpaese e Malpaese.

EUROPA

Giulio Meotti, La fine dell'Europa - Nuove moschee e chiese abbandonate (Cantagalli, pagg. 224, Euro 17,00)

Giulio Meotti ha intrapreso un compito necessario ma impopolare mettendo a nudo la verità allarmante sul declino demografico dei popoli europei indigeni. La risposta della nostra classe politica è quella di scrollare le spalle e dire "che importa?". Come sottolinea Meotti, la nostra incapacità di riprodurci non è causata dalla povertà o dalla debolezza genetica. Al contrario, ciò è dovuto alla ricchezza, all'indolenza e alla voglia di aggrapparsi alla sicurezza dello stato sociale. Ci ritiriamo dal lavoro il più presto possibile,e persino i giovani sono inclini a considerare i bambini come un peso che è meglio evitare. Questa nuova tendenza sociale dice Meotti è dovuta all' indebolimento della fede cristiana. Possiamo fare qualcosa per questo problema? Una cosa è certa, senza il coraggio di essere ciò che siamo, e di trasmettere la nostra eredità ai figli, noi europei siamo destinati a scomparire. E con noi scomparirà la più grande civiltà che il mondo abbia conosciuto.

MONDO

Gaetano Quagliarello e Andrea Spiri (a cura di), Sfida all’Occidente. Il terrorismo islamico e le sue conseguenze. Dall’11 settembre 2001 all’elezione di Donald Trump (Rubbettino, pagg. 238, Euro 15,00)

Attraverso una raccolta ragionata degli scritti pubblicati negli ultimi quindici anni dalla Fondazione Magna Carta, e assumendo come centro ideale di gravità il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, il libro contrappone alla banale retorica della difesa degli stili di vita il nesso profondo tra l’attacco all’Occidente e la sua crisi di valori. Dimostrando, così, che non è sufficiente rivendicare la “libertà di aperitivo” ma, per difendere la nostra civiltà, serve il coraggio di arrivare al fondo delle radici cristiane dalle quali essa origina. Nel libro sono raccolti saggi di Alia K. Nardini, Camillo Ruini, Fiamma Nirenstein, Bernard Lewis, Gaetano Quagliariello, Magdi Allam, Marcello Pera, Joseph Ratzinger, Luigi Compagna, Giovanni Orsina, Angelo Scola, Giancarlo Loquenzi, Lorenzo Ornaghi, Mauro Marè, Adriana Cerretelli, Eugenia Roccella, Maurizio Molinari, Amel Nona.

TEMPI MODERNI

Francesco D’Agostino, Famiglia, Matrimonio, Sessualità. Nuovi temi e nuovi problemi (Pagine, pagg. 188, Euro 18,00)

 “La tesi in cui si condensa tutta la filosofia della famiglia – scrive Francesco D’Agostino – può essere espressa alterando la celebre definizione dell’uomo come animale politico e correggendola nel modo seguente: l’uomo è un animale familiare”. Ma come pensare di poter rinunciare alla famiglia, se è proprio dal fatto che l’uomo è un animale familiare che dipende l’identità del genere umano, cioè l’identità di ciascuno di noi

Dall’idea di fondo della famiglia quale nucleo centrale e prioritario, l’autore prende le mosse per analizzare tutti gli aspetti legati alla famiglia, il matrimonio e la sessualità, con tutte le articolazioni del caso: dai matrimoni civili al divorzio, dalle unioni senza vincoli a quelle omosessuali, fino alle adozioni e alla procreazione assistita. Al di là di ogni intento moralistico, la preoccupazione è per gli effetti concreti che certe mutazioni dell’impianto tradizionale possono avere sulla vita delle persone, laddove la famiglia continua a costituire un sistema di protezione sociale essenziale.

PENSIERO FORTE

Giuliano Guzzo, Cavalieri e principesse. Donne e uomini sono davvero differenti, ed è bello così  (Cantagalli, pagg. 256, Euro 17,00)

Donne e uomini si nasce o si diventa? Vi sono reali differenze tra i sessi? Secondo una corrente di pensiero oggi dominante, non solo non vi sarebbero differenze significative tra uomo e donna, se non nella forma dei cosiddetti stereotipi di genere, ma laddove queste sono ancora presenti sarebbero da contrastare, pena il permanere di odiose discriminazioni. Questo libro - chiarito che differenza sessuale e discriminazione sessista non sono affatto l'una la premessa dell'altra - va nella direzione opposta, dimostrando, sulla base di centinaia di studi scientifici, quanto il senso comune ha sempre colto con chiarezza: donne e uomini sono davvero differenti! In tutto: dalle preferenze dei colori a quelle dei giochi dell'infanzia, dal funzionamento del cervello allo stile comunicativo, dal modo di guidare l'automobile a quello di sognare, da come organizzano il lavoro a come s'innamorano e vivono le relazioni. La differenza tra i sessi viene così pienamente riscoperta non solo come realtà naturale e in alcun modo culturalmente riducibile, ma anche come strepitosa occasione attraverso la quale uomini e donne hanno la possibilità di ritrovare loro stessi e, soprattutto, le ragioni per cui - per quanto i tempi cambino e la tecnologia possa ancora progredire - non potranno mai, proprio mai fare a meno gli uni delle altre.

ECONOMIA

Guido Rossi de Vermandois, Libero scambio Ceta, Ttip e non solo. Come le multinazionali hanno sottomesso il mondo  (Eclettica, pagg. 203, Euro 14,00)

Il Ttip e Tpp potrebbero morire prima di essere davvero nati. Tutto bene dunque? Non proprio. Questo libro ci mette in guardia da facili illusioni con un'ampia rassegna di altri accordi internazionali, spesso del tutto ignorati proprio perché c'è la volontà di farli operare nell'ombra. Il senso generale però è estremamente chiaro: espropriare i popoli da ogni diritto, da ogni libertà, per consentire alle multinazionali di imporre le proprie strategie, imponendo il pensiero unico. L'arma vincente è allora il politicamente corretto: annulla la storia, cancella il senso di appartenenza, distrugge le diversità culturali.

                                                                      ***

Andrea Greco e Franco Vanni, Banca impopolari. Inchiesta sul credito popolare e il tradimento dei risparmiatori (Mondadori, pagg. 224, Euro 19,00)

Negli ultimi anni, oltre 500.000 soci delle banche popolari italiane hanno dimezzato il valore delle loro azioni in Borsa, e in Veneto hanno perso tutto. Inoltre 373.000 hanno oggi in mano titoli non quotati invendibili, che domani, forse, liquideranno a una frazione del prezzo d'acquisto. Qualche obbligazionista ha perfino dovuto ripianare le perdite degli istituti, senza contare il danno collaterale di decine di miliardi di depositi sottratti al territorio e al credito. Così, dopo oltre un secolo di glorioso sostegno alle economie dei campanili, quelle locali sono diventate «banche impopolari». Non solo per la crisi finanziaria e la recessione. Anche per le condotte di tanti banchieri, favorite da uno stile di governo obsoleto che, facendo valere in assemblea il principio «una testa, un voto», ha tenuto lontani i grandi investitori e generato potentati creditizi quanto mai opachi. Da qui sono partiti discutibili assalti al cielo per costruire colossi nazionali a suon di acquisizioni, prestiti facili e bilanci condiscendenti. E proprio la degenerazione del modello popolare ha contribuito a rendere l'azione di controllo di Banca d'Italia e Consob poco efficace. Le crisi bancarie di Arezzo, Montebelluna, Vicenza – dove lo Stato è dovuto intervenire per evitare il crac – e i casi di Bari, Bergamo, Marostica, Milano, Verona hanno condotto al crepuscolo il modello cooperativo.

Nel 2015 il governo Renzi ha avuto buon gioco a imporre una riforma che si attendeva da decenni, spingendo le dieci maggiori popolari a trasformarsi in Spa, per favorirne l'accesso al mercato dei capitali e aumentare le aggregazioni in un sistema frammentato. Ma la riforma ha i tratti di un'incompiuta: criticata dal Consiglio di Stato, osteggiata o realizzata solo in parte dagli interessati, «impopolare» per i clienti-soci perché, nel peggiorato contesto finanziario globale, rischia di aggravare le malattie che intendeva curare.

Nel loro viaggio dentro la crisi del sistema creditizio locale, Andrea Greco e Franco Vanni descrivono l'evoluzione, i retroscena, i colpi di teatro e le ambizioni frustrate dei protagonisti del «romanzo bancario popolare» italiano, e raccontano come un perverso intreccio di potere e denaro, risparmio e speculazione, abbia finito per trasformare le popolari da volano di territori e borghesie operose in infernali macchine mangiasoldi.

STORIA

Sergio Pessot, Fascismi nel mondo - Presentazione e Postfazione di Piero Vassallo (Solfanelli, pagg. 312, Euro 21,00)

La lettura dell’avvincente opera di Sergio Pessot provoca alcune domande destinate a turbare i custodi della imperiosa vulgata storiografica: perché si verificò il successo del fascismo, dopo la grande guerra democratica, che aveva segnato la fine dei regimi autoritari/reazionari appartenenti al passato? Perché si affermò il movimento di Mussolini, un politico che aveva sostenuto l’intervento dell’Italia nella guerra liberale? Quale imprevista ragione sosteneva la volontà di andare oltre l’ordine stabilito dalla vittoria delle nazioni modernizzatrici, oltre il capitalismo trionfante, oltre il marxismo emergente in Russia, oltre i progetti degli eredi legittimi e dei custodi inflessibili degli immortali principi del 1789? Perché il fascismo seminò inquietudine e speranze nel cuore generoso della gioventù vivente in ogni luogo della Terra. In Giappone e in Sud America, in Cina e nella Scandinavia, in India e in Francia, in Sud Africa e in Spagna, nel mondo arabo e nel mondo cattolico? Quale segreta ragione muoveva la rivolta contro il vertice speculativo della modernità, che si era felicemente/stabilmente (così si pensava) affermato nelle strutture politiche sulle quali vigilava una gongolante e vincente borghesia liberale, tecnocratica e bancaria?

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David Irving, Una nazione in rivolta. La Rivoluzione Ungherese del 1956 - Prefazione di Luciano Garibaldi (Italia Storica, pagg. 404, Euro 36,00)

Con le grandi dimostrazioni del 23 ottobre 1956 inizia la rivolta di Budapest: un’intera nazione si solleva contro il dominio sovietico e i corrotti funzionari comunisti ungheresi, che in meno di un decennio avevano trascinato il paese in un abisso di miseria. In questo classico, da tempo esaurito e ora ristampato con una nuova prefazione del giornalista e saggista Luciano Garibaldi e l'aggiunta di numerose foto inedite, David Irving, uno dei più autorevoli e controversi storici contemporanei, racconta questa vicenda con passione di grande cronista e acuta visione di ricercatore. Grazie a una imponente mole di documenti riservati, testimonianze oculari e interviste, le fasi della rivolta nelle strade, nelle piazze e negli interni delle stanze del potere sono percorse in dettaglio fino alla catastrofe finale, come sono analizzate in profondità le vicende di innumerevoli protagonisti della rivolta, dai leader politici e militari, ai giornalisti, diplomatici e intellettuali ungheresi e stranieri, sino agli studenti, operai e soldati negli scontri nelle piazze e nelle vie della capitale magiara durante quelle giornate che tennero con il fiato sospeso i paesi del Blocco Comunista e l'Occidente, lasciando un impatto profondo nelle strutture politiche e nella cultura popolare Europea.

                                                                                                         ***

Giampaolo Pansa, L'Italia non c'è più. Come eravamo, come siamo (Rizzoli, pagg. 322, Euro 20,00)

Un racconto dell’Italia com’era qualche decennio fa e una previsione dell’Italia che sta cambiando sotto i nostri occhi. Cambia in meglio? Per niente. Siamo un paese che ha perduto se stesso. Tanto da rendere inevitabile il titolo di questo libro: L’Italia non c’è più. Come eravamo, come siamo. Anzi, come saremo. Oggi siamo un paese allo sbando, schiavo di troppe vanità inutili, a cominciare dal sesso esibito. Dove il bullismo è diventato lo sport nazionale, tanto da contagiare leader di prima fila. Il lavoro manca soprattutto ai giovani. E la lingua italiana sta sparendo, sconfitta dal gergo impoverito dei social network.

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Danilo Fabbroni, Il sessantotto. Magie, Veleni & Incantesimi Spa (Solfanelli, pagg. 312, Euro 21,00)

Rivoluzionari e alta finanza, Lsd e jet set, criminali e filosofi alla moda. E poi Parigi e la California, Hong Kong e Berlino, Londra e Milano. Nomi e luoghi, fatti e circostanze del grande inganno che prende il nome di “Sessantotto”.     Danilo Fabbroni, raccogliendo e interpretando testi inediti o poco noti in Italia, ricostruisce la trama nascosta, intricata e imprevedibile della controcultura internazionale, ricomponendo l’inquietante puzzle degli ambienti libertari ed alternativi e rivelandone i mandanti nell’ombra e gli occulti ispiratori.
Fabbroni indica non soltanto gli attori, ma soprattutto i registi e i produttori del tragico show planetario che, lungi dall’essere stato un fenomeno spontaneo, ha inquinato con i suoi veleni mortali il mondo di oggi. E in una vertiginosa ricostruzione delle autentiche ragioni di quella rivolta, dimostra come essa sia stata progettata e diretta da un tenebroso potere che, con demoniaca intelligenza, in nome di valori in apparenza contrari, ha manipolato e asservito la società contemporanea. Lasciandole, come funebre eredità, la disperazione e la morte che ci circondano.

STORIA DELLE DESTRE

Marco Gervasoni, La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla Rivoluzione a Marine Le Pen  (Marsilio, pagg. 237, Euro 17,50)

Dopo la crisi del 2008, e più di recente con la Brexit e con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, spira nel mondo un vento favorevole a movimenti sbrigativamente catalogati come «populisti». Tra questi, il Front national è senza dubbio il più robusto e vicino al potere in un paese chiave del mondo. Non a caso. Di tutte le destre storiche, quella francese può infatti vantare una continuità senza eguali. Tanto che – sostiene Marco Gervasoni – «non è Marine Le Pen ad aver imitato i populisti europei, semmai è il contrario». Per capire la cultura politica di cui il lepenismo è l’erede occorre risalire al 1789, l’anno cruciale da cui tutto prende avvio. Dalla Rivoluzione francese, la «matrice della politica contemporanea» che definisce il senso degli schieramenti, si dipana il filo rosso che porta da Napoleone III alla «destra rivoluzionaria» del 1914, con l’ondata di antisemitismo e nazionalismo, dal fascismo francese al collaborazionismo, dalle epurazioni alla guerra d’Algeria, dalla Nouvelle Droite alla nascita del lepenismo, fino alla sua crisi apparente e alla rinascita. Una storia indispensabile per cogliere gli elementi che hanno reso il volto della destra francese il più noto sulla scena internazionale e rispondere a molti interrogativi

PERSONAGGI

Pierluigi Spagnolo, Nel nome di Bobby Sands. Il combattente per la libertà.  Una storia irlandese (L’Arco e la Corte, pagg. 160, Euro 15,00)

Nell’opera  di Pierluigi Spagnolo rivive la straordinaria e drammatica storia di Bobby Sands. Pagine ricche di aneddoti, che ci aiutano a capire il contesto in cui viveva il patriota irlandese, morto in carcere il 5 maggio 1981,   ma anche, le motivazioni e lo spirito del giovane attivista. Ovviamente le pagine più toccanti sono quelle che riguardano proprio il carcere con le torture e le proteste di Sands e compagni.  Dal rifiuto della divisa da carcerati perché  si ritenevano prigionieri politici, alla no-wash protest con cui si rifiutarono di lavarsi, radersi la barba e tagliarsi i capelli, dall’opposizione di svuotare i buglioli dei propri rifiuti organici ed alimentari sino al digiuno che porto Bobby alla morte dopo 66 giorni ininterrotti senza alimentarsi in nome della libertà.

Il libro ha anche un capitolo dedicato alle poesie di Sands. “Scrivere in cella per i detenuti repubblicani diventava -racconta nelle sue pagine l’autore - quasi un’esigenza, la volontà di ribadire la propria esistenza. Un fatto essenziale per superare la limitatezza delle proprie azioni, quasi per tentare di rimuovere, attraverso le parole, la condizione di reclusi”.

Ad impreziosire il libro, l’appendice inserita nella nuova versione. Una cronologia dei fatti salienti molto puntuale, una bibliografia e filmografia che ci aiuta a raccogliere testimonianze e informazioni, dell’epoca o recentissime, acquisite attraverso libri, documenti, filmati, dichiarazioni riportate da giornali, tv e riviste, italiane e non solo. Infine, un vecchio manuale dell’Ira tradotto per la prima volta, che mostra in tutta la sua durezza il clima da guerra civile in cui si viveva fino a pochi decenni fa.

LUOGHI

Lisa Bregantin e Denis Vidale , Sentinelle di pietra. I grandi sacrari del primo conflitto mondiale (Biblioteca dei Leoni, pagg. 150, Euro 15,00)

Descrizione I sacrari appaiono oggi, immersi nel centenario della Grande Guerra, come un argomento da cui nessuno sembra potersi esimere dal discutere. Il loro significato, così come il loro mantenimento sono i punti focali del dibattito pubblico, assieme a qualche accenno rispetto ad un loro ruolo nell'economia del turismo dei luoghi dove sono sorti. Dietro tutto questo in pochi si chiedono quanti, di fatto, abbiano mai visitato questi luoghi o li abbiano anche solo osservati da qualche fo...

I sacrari appaiono oggi, immersi nel centenario della Grande Guerra, come un argomento da cui nessuno sembra potersi esimere dal discutere. Il loro significato, così come il loro mantenimento sono i punti focali del dibattito pubblico, assieme a qualche accenno rispetto ad un loro ruolo nell'economia del turismo dei luoghi dove sono sorti. Dietro tutto questo in pochi si chiedono quanti, di fatto, abbiano mai visitato questi luoghi o li abbiano anche solo osservati da qualche foto o cartolina. Se si va a fondo si scopre infatti che pochissimi li hanno presenti nelle loro tipologie architettoniche tanto discusse, mentre sono ancora meno quelli che li hanno visitati di persona. Non è solo il fattore tempo ad aver inciso in questo rarefarsi della memoria pubblica, ma anche un più complesso susseguirsi di rapporti con il passato ed il progressivo mutare della società verso forme di convivenza pubblica meno sensibili a ciò che è stato. Tuttavia l'interesse suscitato dal centenario ha riportato l'attenzione di molti verso quei soldati sepolti tra le loro pietre. Un interesse che attraversa le generazioni, che incuriosisce, che spinge a cercare il luogo dove da cent'anni riposa un proprio avo. Tutto questo riporta, anche se solo parzialmente, i sacrari in primo piano e fa emergere la necessità di vederli, o per lo meno visualizzarli nel proprio immaginario.

ARTE

David Hockney e Martin Gayford, Una storia delle immagini (Einaudi, pagg. 350, Euro 65,00)

Creare un'immagine, sostiene David Hockney, è l'unico modo che abbiamo a disposizione per dar conto di ciò vediamo. Ma tutti coloro che producono immagini si confrontano con lo stesso problema: come comprimere persone, cose e luoghi tridimensionali su una superficie piatta?
I risultati vengono spesso catalogati come pitture, fotografie o film, per poi essere ordinati secondo epoche e stili. Ma di fatto, che siano prodotti con un pennello, un apparecchio fotografico o un programma digitale, che siano sulle pareti di una caverna o sullo schermo di un computer, sono innanzitutto delle immagini. E a noi, per capire in che modo vediamo il mondo – e quindi per capire anche noi stessi – serve una storia delle immagini. Insomma, questo libro.
Dopo una vita dedicata a dipingere, a disegnare o a produrre immagini con apparecchi fotografici, Hockney, in collaborazione con il critico Martin Gayford, possiede tutti gli strumenti necessari per esplorare come e perché nel corso dei millenni siano state prodotte delle immagini.
Cos'è che rende interessante dei segni su una superficie  piatta? Come viene reso il movimento in un'immagine immobile o, viceversa, cosa lega i film e la televisione agli antichi maestri della pittura? Come condensare il tempo e lo spazio in un'immagine statica, su una tela o su uno schermo? Quello che un'immagine ci mostra è una verità o una menzogna? Le fotografie rappresentano il mondo per come ne facciamo esperienza? Mettendo a confronto una grande varietà di immagini – un fotogramma di un cartone animato di Disney con una stampa di Hiroshige, una scena di un film di Ejzenštejn con un dipinto di Velázquez – gli autori superano le convenzionali frontiere tra cultura alta e bassa, operando inaspettati collegamenti tra epoche, luoghi e tecniche espressive diversissime. Perché per Hockney, film, fotografia, pittura e disegno sono sempre profondamente connessi gli uni con gli altri. Acuto e provocatorio, questo libro contribuisce in modo autorevole a renderci consapevoli del modo in cui rappresentiamo la realtà che ci circonda.

FUMETTI

Carlos F. Crespo, Luis F. Crespo, Alcazar-Settanta giorni all’inferno (Ferrogallico, pagg. 65, Euro 12,00)  

Il 21 luglio del 1936 a Toledo inizia una delle vicende più epiche e gloriose della guerra civile di Spagna: la città insorge contro il governo repubblicano spagnolo, così militari, falangisti, guardie civili e cittadini si preparano a combattere contro le forze comuniste del governo di Madrid. Asserragliati all'interno della fortezza dell'Alcazar e guidati dal colonnello Josè Moscardò, i rivoltosi si difendono eroicamente per settanta giorni, entrando nella storia. La straordinaria vicenda dell'Alcazar viene riproposta con un vecchio albo spagnolo franchista, salvato dall'oblio, restaurato e tradotto in italiano. Tributo di inchiostro all'incredibile epopea dell'Alcazar. 

CATALOGO

Daphné Du Barry, Il bronzo e la bellezza (Giorgio Mondadori, pagg. 272, Euro 45,00)

Olandese di nascita, francese d’adozione ma profondamente innamorata dell’Italia, Daphné Du Barry è una delle più interessanti interpreti contemporanee della scultura figurativa. Il volume, che presenta oltre 100 opere con vari dettagli e immagini della carriera dell’artista, esalta la perfezione assoluta delle sue creazioni, siano essi corpi, ritratti, atleti, animali, statue equestri e monumentali oppure opere legate a temi religiosi, storici e mitologici. L’artista, che attualmente si divide tra Montecarlo e Pietrasanta, ha ritratto personaggi storici oltre che del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo tra cui Giovanna d’Arco, Grace Kelly, Ranieri e Alberto di Monaco, Maria Callas, Jean-Paul Belmondo, Charlot e molti altri. Nella parte finale della monografia viene pubblicata una significativa selezione di disegni, tecnica in cui l’artista eccelle e che sta alla base delle sue realizzazioni grazie agli splendidi bozzetti preparatori. Il testo critico introduttivo è di Kostas Mavrakis, gli altri testi di Francesco Colafemmina, Cristina Siccardi e Jean-Louis Harouel. In italiano, francese e inglese.

RIVISTERIA

EURASIA. Rivista di studi geopolitici

L’America non si isolerà

Edizioni del Veltro, marzo 2017 - 208 pagine, Euro 18,00 

L’excursus di questo numero di Eurasia è dedicato alla politica estera degli USA, alla luce della politica isolazionista sbandierata dalla squadra di governo del nuovo presidente. La vittoria di Trump ha allontanato, almeno nel breve periodo, l’eventualità di uno scontro con la Russia; ma, a lungo termine Mosca continuerà ad essere un ostacolo per i disegni egemonici nel vicino oriente e sull’Europa. Il presidente dovrà scegliere la strategia da adottare nei confronti della Cina, quello che appare essere l’avversario principale nella competizione per la guida del pianeta. La Cina imperiale ed agricola era storicamente una potenza continentale, Regno organizzato per essere autosufficiente, convinto della superiorità della propria cultura. Ma gli obiettivi dell’impero industriale del XXI secolo passano anche attraverso una geopolitica da potenza marittima, implicante il conflitto con gli Stati Uniti, ad esempio nel mar cinese meridionale e nei paesi che vi si affacciano. Nell’ottica nordamericana della frammentazione del vicino oriente anche la Turchia è stata retrocessa, da sentinella dell’occidente ad entità da indebolire; un alleato di cui non fidarsi, preda possibile com’è, delle suggestioni islamiste. Lo stesso Iran, che stava ottenendo il riconoscimento ufficiale degli occidentali dopo gli accordi sul nucleare del 2015, rischia di tornare nell’alveo degli “Stati canaglia”, non solo per Washington ed Israele, ma anche per gli europei, che saranno costretti ad obbedire agli ordini d’oltreoceano. La politica estera statunitense nell’America latina resterà presumibilmente invariata, anzi, non è improbabile che gli USA decidano di aggravare la loro egemonia; discorso a parte per il Messico, data la preoccupazione di Trump per l’immigrazione latinoamericana.

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