Editoriale

Salvini? Da scomunica! Amenità di Avvenire e dintorni

Il direttore del quotidiano della Cei spedisce il leader leghista all'inferno. Nientemeno!

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

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Nel caso ci fosse qualche dubbio sulla deriva che sta prendendo la Chiesa “cattolica” (dato ma non concesso che possa ancora definirsi tale) basta leggersi la scomposta  reazione del quotidiano della Cei, Avvenire, ad una recente “provocazione” della Lega  in quel di Pontida.  Così il movimento dei Giovani Padani si inventa una maglietta con il volto di Bergoglio, ma con la scritta – inequivocabile –  “il mio papa è Benedetto”. E tre giorni fa, lo spunto viene ripreso e amplificato da Matteo Salvini,  che ha dichiarato. “ Papa Benedetto aveva idee  molto precise sull’Islam. Quelli che invitano gli Imam in chiesa non mi piacciono” [1]. Pensiero, si badi bene, condiviso anche da non pochi cattolici, anche da quelli non pregiudizialmente contrari a un dialogo con l’Islam che non significhi, però, una resa incondizionata: del resto la Messa non è certo il momento adatto per dialogare e nessun Imam, almeno a quanto pare, si è sognato di invitare un prete cattolico durante la preghiera in moschea; né del resto è tenuto a farlo.

E’ il caso di dire: “apriti cielo”. La battuta di Salvini ha suscitato  la reazione furibonda del direttore di Avvenire, che in un fondo di ieri minaccia addirittura al leader leghista le fiamme dell’inferno. Marco Tarquinio , che in questo caso si potrebbe davvero definire “Tarquinio il Superbo”  (senza offesa per l’ultimo re di Roma, ovviamente) si lancia infatti in una intemerata degna davvero di miglior causa.

Certo, le uscite di Salvini possono essere a volte “urticanti” ed è ovvio che a chiunque spetti il diritto di replica, come del resto persino al leader della Lega dovrebbe essere lecito, come a chiunque altro, esprimere le sue opinioni e le sue preferenze anche in materia religiosa.  Proprio durante il pontificato di Benedetto XVI ci sono stati attacchi ben più forti e velenosi (basti  pensare proprio al celebre discorso di Ratisbona, citato da Tarquinio) senza che ci si scaldasse così tanto  per difendere il Pontefice. Ma per l’appunto, all’epoca di trattava di Benedetto, papa non gradito alle mosche cocchiere del politically correct, dentro e fuori dalla chiesa.

“Responsabilità di un politico è certamente anche quella di parlar chiaro  (….)Non si può dire che Matteo Salvini non parli chiaro, ma non si può nemmeno dire che sappia sempre quel che dice. Anzi, qualche volta è del tutto evidente che non sa proprio di che cosa parla, ma lo fa lo stesso.”[2]

Nientemeno. Tarquinio  supera davvero se stesso, manca solo che chieda di mandare un paio di guardie svizzere a incatenare il leader leghista e metterlo alla gogna. Intanto, il fatto di parlare chiaro, soprattutto in questi tempi è sicuramente una virtù non trascurabile; non è certo quello che si può sempre dire di papa Francesco, i cui unici discorsi “chiari” sono l’insistenza ossessiva della necessità di accogliere tutti gli immigrati. Sul resto, soprattutto in questioni etiche, la chiarezza va sovente …. a farsi benedire: basti pensare alla ridda di polemiche con tanto di interpretazioni, smentite e contro smentite nel caso della esortazione apostolica Amoris laetitia che forse non avrà scalfito di un millimetro il signor Tarquinio, ma ha creato perplessità persino in alcuni cardinali. Per non parlare poi di altre “amenità”, come il paragonare  un non meglio specificato “integralismo cattolico” ad altri non meglio specificati integralismi che provocano attentati insanguinando mezzo mondo. (è noto come l’attuale pontefice, quanto si tratta di condannare non certo l’Islam nel suo complesso, ma semplicemente il terrorismo islamico, diventi praticamente dislessico). Sicuramente meglio la chiarezza dell’ambiguità, del resto un tempo si amava ripetere alcune parole dette da un  certo Cristo, che forse il signor Tarquinio ha dimenticato (  le parole, ovviamente): “sia il tuo parlare si si no no, ciò che è di più viene dal maligno.  Certo la chiarezza paga poco e lo si vede: mentre il leader leghista è fatto oggetto di anatemi a ogni sua dichiarazione, qualsiasi cosa dica, Francesco proprio anche in grazia della sua abilità nell’evitare tasti scomodi e dichiarazioni “compromettenti” è diventato l’idolo di quei salotti e quegli ambienti radical chic per cui tutto ciò che è cattolico equivale più a meno a spazzatura nemmeno riciclabile. E non sembra peraltro che abbiano affatto cambiato idea….

Ma tornando al soggetto: Tarquinio accusa Salvini di avere “usato” maldestramente papa Benedetto XVI tuonando : “Non saremo certo noi a stupirci per le dosi di anticristianesimo (nelle sue diverse varianti dal bolso anticlericalismo al più cinico antisolidarismo) di cui fanno ciclicamente sfoggio certi capipartito (non solo) italiani: non ci rassegniamo, ma in qualche modo ci abbiamo fatto il callo. Tuttavia la pretesa di giocare "politicamente" con i Papi, mettendoli propagandisticamente gli uni contro gli altri e facendo addirittura la caricatura del loro magistero non può lasciare indifferenti e impedisce di lasciar correre”. Qui il direttore dell’Avvenire, oltre che superbo, si dimostra anche piuttosto smemorato: dimentica infatti di dire chi sarebbero i capipartito in questione, soprattutto da che parte andrebbero cercati: per caso, quelli che da sempre sostengono le tematiche più anticattoliche e anticristiane che possano esserci ? Forse quella Emma Bonino da poco indicata da papa Francesco addirittura come un modello  insieme a quel Napolitano che si permise di oltraggiare il martirio degli Ungheresi  schiacciati dai carri armati sovietici? (a proposito, lo sa il signor Tarquinio che quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario di quell’episodio?  Pensa di parlarne, sul suo giornale sedicente cattolico?)

Ovviamente no. Al direttore dell’Avvenire  interessa altro.  E precisamente, scagliarsi contro  l’ignoranza e la mistificazione “ di chi tiene da matti a strillare il suo non mi piace all’indirizzo di papa Francesco che si ostina a predicare il Vangelo e a ricordare che Cristo ci ha insegnato a riconoscerLo nel povero, nell’ammalato e nello straniero. E che si spende per far capire a credenti e non credenti che l’incontro tra gli uomini di pace e di buona volontà è l’unico mezzo per sgominare coloro che osano mettere Dio sulle lame dei loro coltelli da tagliagole o dei loro spadoni da xenofobi e per "convertire" una politica e un’economia che accendono e alimentano le guerre e non le fanno mai finire.”

Per la verità, non risulta che a mettere Dio sugli “spadoni da xenofobi” siano Salvini e i Leghisti; anche il direttore di Avvenire, esattamente come il suo ineffabile dominus,  sembra mettere sullo stesso piano chi si limita ad esprimere il proprio  dissenso contro una politica di acquiescenza (che è cosa diversa dall’accoglienza, dalla carità etc. etc.)  con chi invece  “dissente” mettendo bombe, tagliando teste e altre simili amenità che colpiscono sempre e solo innocenti.  Né Salvini ha mai difeso “la politica e l’economia che accendono le guerre e non le fanno mai finire” (e questo è verissimo, ma perché Tarquinio non lo va piuttosto a raccontare a Obama o alla Clinton, di cui magari caldeggerà l’elezione?)  Ma del resto, lo stesso Francesco ha proprio di fresco avuto un’altra delle sue uscite “sconcertanti”: “noi ci spaventiamo per qualche atto di terrorismo, ma questo ha niente a che fare con quello che succede “ in quelle terre dove giorno e notte le bombe cadono e uccidono bambini …”

Anche qui, una frase discutibile di cui non si comprende bene il significato. Forse ce la spiegherà il signor Tarquinio, il quale ha concluso il suo pezzo arringando così il leader leghista:”  la faccia finita di mettersi addosso i Papi e di mettere loro mani e parole addosso. Non si va così in paradiso. Neppure nel paradiso degli ignoranti, e tantomeno in quello – solo elettorale – dei politici.”

Ma è sicuro, il direttore di Avvenire, di guadagnarsi il paradiso  inseguendo il politicamente corretto? E lui, in quale paradiso si colloca? Dante i superbi, gli arroganti e i presuntuosi li collocava all’Inferno (insieme a qualche papa) ma si sa, Dante è cattolico “preconciliare” e quindi superato.  Forse nel paradiso dei giornalisti, soprattutto di quelli sempre ossequiosi verso il potere, la gente che piace, quelli che “fanno tendenza”; che non sempre coincidono con gli umili e gli ultimi.  Ma l’importante, per l’appunto, è guadagnarsi  il paradiso; con la minuscola, s’intende. Perche per quello con la maiuscola ci vuole l’approvazione di Qualcuno un po’ più importante del signor Tarquinio, anche se questo potrà causargli dispiacere.  



[2] Marco TARQUINIO,  http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/giu-le-mani-dai-papi.aspx. Tutte le citazioni e i riferimenti all’articolo vengono da questa fonte.

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