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Peccato!

A TESTA ALTA: Italia fuori ai quarti alla lotteria dei rigori, la Germania strappa un biglietto per la semifinale.

Il tutto si racchiude nelle parole di Buffon, prima un grande uomo e poi capitano : quando si è squadra, quando si hanno i valori ed un'organizzazione di gioco, nulla è impossibile.

di Tommaso Nuti

A TESTA ALTA: Italia fuori ai quarti alla lotteria dei rigori, la Germania strappa un biglietto per la semifinale.

Inutile parlare del se e del come, del perché un rigore è tirato in una certa maniera invece che in un'altra, inutile uscire con “se ci fosse stato De Rossi”, o con “ma non si può”. Tutto clamorosamente inutile. In questo gioco, arrivati ad un certo punto c’è chi sorride e chi piange. Ma una è la cosa importante: piangere sapendo che le lacrime che stanno bagnando le guance sono dovute a sacrificio e alla consapevolezza che quello che è stato dato sia il massimo che ciascuno poteva porgere al compagno. Ed è proprio quello che è stato fatto dalla squadra di Antonio Conte. Cosa rimane? La sconfitta. Tutto quello che di buono è stato fatto verrà cancellato, spazzato dal vento perché questo purtroppo è il calcio. Vince e viene ricordato chi va più avanti, ma viene applaudito lo sconfitto perché non sempre Davide vince contro Golia. Quel che però rimane è che Italia – Germania è e sarà sempre una battaglia epica, immortale e piena di sorprese e sicuramente la capacità degli azzurri di mettere in difficoltà la nazionale più forte del momento, di guardarla in faccia e capire che ha paura, beh, non ha proprio prezzo. Perché questo è ciò che racconta il campo: la volontà di non mollare un solo centimetro, di guadagnare campo e gloria, la forza di non piegarsi mai sulle gambe per riprendere fiato.C’era la voglia di stare insieme, dispiace per tutto questo, singhiozza Andrea Barzagli a fine partita, in lacrime. Questo è l’emblema di quella che è stata la mentalità di questo torneo.

 

Squadra, concetto di gruppo, unità, lavoro e fatica per raggiungere un obbiettivo. Idea di insieme che viene insegnata da quando i genitori ti allacciano ancora le scarpe, poi si cresce e si raggiunge un quarto di finale sofferto, ma meritato. L’Italia esce sconfitta ai rigori contro la Germania campione del Mondo in carica, complici gli errori dal dischetto di Zaza, Bonucci, Pellé e l’ultimo di Darmian. Quest’Italia rimarrà però ricordo indelebile di un’emozione, un brivido che piano piano nasce dalla prima contro il Belgio per poi percorrere tutto il corpo.Poi ognuno si presenta dagli undici metri, solo, davanti a quei tre pali e ad un passo dalla gloria. Si sa, niente è scontato alla lotteria dei rigori.

È la prima partita nella storia delle competizioni internazionali in cui la squadra tedesca esce imbattuta nei 120 minuti contro l'Italia. Adesso allora c’è la necessità di asciugarsi le lacrime, c’è la voglia di mettersi a sedere e ripensare a quello che è stato, e a come questo è stato.

C’è ben poco da scrivere: forse ci potremmo soffermare sul rigore di Pellé, sul discutibile gesto “del cucchiaio” con la mano rivolto a Neuer per poi sbagliare clamorosamente dagli undici metri, ma sarebbe superfluo, e totalmente fuori luogo.

E così si riparte, due chiacchiere dal paninaro dietro casa nel post-partita, riflessioni e ragionamenti a caldo fra amici in un certo senso necessari, basati sul vuoto ma che fanno bene perché la discussione è sintomo che qualcosa c’è stato veramente e che questo qualcosa poteva risultare ancora più straordinario, ma non si è rivelato tale. L’Italia partiva spacciata, derisa dalla rosa che si era presentata all’Europeo di Francia e ne è uscita quasi da regina, da favola mancata, da sogno irrealizzato.

Il tutto si racchiude nelle parole di Buffon, prima un grande uomo e poi capitano : quando si è squadra, quando si hanno i valori ed un'organizzazione di gioco, nulla è impossibile.

Ognuno ha i suoi motivi per piangere. Mi è dispiaciuto per il gruppo che eravamo, per come lavoravamo, per aver riscaldato il cuore di tifosi che erano qua, nelle loro case e fuori Italia, è clamoroso, non si può spiegare, ma andiamo avanti perché ci sono altri doveri e responsabilità.

Il calcio in fondo è come la quotidianità della vita: c’è sempre qualcosa da aspettarsi giorno dopo giorno, che siano sorprese o delusioni. Se non si ha la forza di andare avanti, di svoltare l’angolo per scoprire cosi ci aspetta perché non ci credi o non hai alzato gli occhi, è inutile addirittura provarci. Ma se passo dopo passo si affrontano le difficoltà, se si prova a superare i proprio limiti noncuranti del risultato finale l’impossibile è una parola che nel vocabolario italiano non esiste. L’Italia ha sbattuto contro il muro di Neuer e compagni, ma ha lasciato un segno indelebile in ogni tifoso: superare le proprie capacità per mettersi a disposizione di un gruppo è l’equivalente di essere un vincente.

 

GRAZIE RAGAZZI.

 

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