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I libri di Totalità

Rassegna mensile di novità librarie: Marzo 2016

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna mensile di novità librarie: Marzo 2016

Alfredo Mantovano, Giovanni Serpelloni, Massimo Introvigne, Libertà dalla droga. Diritto, scienza, sociologia (Sugarco, pagg. 144, Euro 14,00)

Nel 2014 una sentenza della Corte costituzionale e un decreto legge hanno cancellato i tratti più significativi della riforma sulla droga del 2006, nonostante che negli anni quella legge avesse prodotto una riduzione del consumo di stupefacenti in Italia, dei decessi causati dalla droga, e l'aumento delle persone avviate a percorsi di recupero. Nella prima parte Alfredo Mantovano riassume le leggi che si sono succedute a partire dalla metà degli anni '70 e i principali luoghi comuni che continuano ad animare la discussione sull'uso e sul traffico degli stupefacenti. Nella seconda parte Giovanni Serpelloni illustra, con dati aggiornati, lo stato della diffusione delle droghe in Italia, riporta gli esiti della letteratura scientifica sui danni dell'assunzione della cannabis, e dimostra che essa non ha nulla di "leggero", e produce invece effetti pesantemente negativi, soprattutto tra i più giovani. Nella terza parte Massimo Introvigne inserisce la questione droga nel quadro dell'aggressione all'integrità dell'uomo, che esige una reazione non limitata a dire che "fa male". Il libro espone elementi di fatto e riflessioni che il legislatore del 2014 ha deciso di ignorare.

 

MONDO

 

Paolo Borgognone, L’immagine sinistra della globalizzazione – Critica del radicalismo liberale (Zambon, pagg. 1044, Euro 28,00)

 

Una ridefinizione critica, da un punto di vista non convenzionale, della storia politica italiana ed europea successiva al 1968 e al 1989 e una confutazione, senza possibilità d'appello, dell'odierna "religione unica" del liberalismo assoluto come filosofia del disincanto e della "fine capitalistica della Storia". Questo libro rappresenta una posizione sì decisa, ma anche aperta al confronto, sui problemi di interpretazione connessi alla "fine del comunismo storico novecentesco", alla "conversione" al dogma neoliberale e al postmoderno della sinistra europea, al mutamento della struttura di classe nell'epoca del capitalismo "puro" e al giudizio sulle ipotesi dialettiche per la ricostruzione di alleanze politiche, su basi anticonformiste e di contrasto al colonialismo liberale contemporaneo.

 

                                                                      ***

 

Philippe-Joseph Salazar, Parole armate – Quello che l'Isis ci dice e che noi non capiamo (Bompiani, pagg. 199, Euro 17,00)

 

Il salafismo jihadista e la sua incarnazione armata, il Califfato, hanno dichiarato una guerra planetaria di comunicazione e soprattutto di persuasione di massa. Dopo gli attacchi di Parigi il potere retorico persuasivo dell’ISIS è sotto gli occhi di tutti. Ma abbiamo davvero capito come funziona una retorica militante efficace? Basandosi su una documentazione ricca, dettagliata e spesso del tutto inedita, Philippe-Joseph Salazar analizza i punti di forza del linguaggio della propaganda jihadista, mostrando di contro la debolezza dei discorsi dell’Occidente, disarmato contro lo stile del Califfato: il nostro linguaggio politico è sterile in confronto, “banale sul piano retorico e poeticamente deficitario”. Il nostro contrattacco armato non sarà sufficiente: per vincere l’avversario bisognerà “pensare islamico, parlare islamico, argomentare islamico”.

 

ECONOMIA E SOCIETA’

Gianluca Passera, La nobile impresa. La socializzazione: storia di un'ottima idea maledetta dalle ipocrisie degli eventi e dell'economia (Il Cerchio, pagg. 320, Euro 25,00)

La socializzazione, un termine con diverse valenze e significati, probabilmente il più importante, segreto e ignorato dalla maggioranza di quelle persone, di quei lavoratori che invece dovrebbero farne una bandiera di sviluppo sociale. Una parola che nasconde un'idea dannata dell'egoismo umano sia del proletariato che del capitale naturalmente. 

Una minuziosa ricostruzione storica che parte dalla Germania pre-hitleriana, attraversa Fiume e D'Annunzio, il fascismo della prima ora, il fascismo di regime, l'ultima ora del fascismo, la Costituzione repubblicana, i socialisti del dopoguerra, i comunisti e le Camere del lavoro, Olivetti, per arrivare alla legge fornero e a Squinzi. Cosa lega tutti questi periodi? Una parola sola: "socializzazione. Strumento di evoluzione sociale, strumento di dominio del tessuto produttivo, strumento di minaccia o mezzo di elevazione morale?

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Stefano Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile. Ridurre lo spreco di energie umane (Carocci, pagg. 168, Euro 17,00)

In Italia le istituzioni sembrano guidate da una concezione “meccanicistica” delle regole: ne esiste sempre una per qualunque problema ed essa deve mirare a risolverlo direttamente; perciò, si producono molte più regole del necessario (le quali, a loro volta, alimentano una burocrazia sovrabbondante). Il tutto è responsabile di uno spreco di energie umane. Il punto cruciale è che le regole, sia a livello centrale sia a livello locale, non devono e non possono determinare tutte le soluzioni; possono piuttosto – definendo più stabilmente sfere individuali protette e vietando solo esternalità negative specifiche – creare le opportunità perché individui e gruppi cerchino, creativamente, soluzioni contestualizzate. Non si tratta perciò di de-regolare, ma di regolare diversamente. Con particolare attenzione ai problemi della città e del territorio, il volume mostra come la “sostenibilità” e la “libertà” (intesa come opzione d’azione entro la cornice di un diritto che torni ad essere semplice, certo e imparziale) non siano affatto contrapposte.

TEMPI MODERNI

                                                                     

Daniel Estulin, Transevolution. L'era della decostruzione umana (Arianna, pagg. 302, Euro 16,50)

 

In quest' opera unica al mondo Daniel Estulin, profetico e visionario come suo solito, ci fornisce una visione terribilmente realistica di quello che deve attendersi la vita umana nel futuro.Utilizzando un rapporto del governo del Regno Unito, Tendenze strategiche 2007-2036, Daniel Estulin crea un’immagine 3D del futuro per spiegare come i progressi scientifici e tecnologici, distruzione economica, la sovrappopolazione, conquista dello spazio e la gara per l’immortalità si scontrano in una lotta mortale tra i super ricchi e resto dell’umanità.

Senza dubbio, stiamo assistendo ad una esplosione senza precedenti nella conoscenza scientifica e abbiamo imparato di più negli ultimi 50 anni che in tutta la storia umana. Grazie alle meraviglie della scienza. Estulin in questa nuova opera ci spiega che ora, attraverso la genetica, la robotica, le tecnologie dell’informazione e la nanotecnologia, abbiamo i mezzi per controllare la materia, l’energia e la vita stessa. Non abbiamo mai visto nulla di simile prima e questo solleva profonde domande su ciò che significa “essere umano”. Con l’avvento della nuova scienza e della tecnologia relativa alla rivoluzione genetica, possiamo letteralmente riscrivere il nostro patrimonio genetico. Nell’arco di una generazione, siamo passati da piante geneticamente modificate ad animali geneticamente modificati. Il passo successivo è la modifica antropologica degli esseri umani?  Cosa ci aspetta nel futuro?

                                                                                                        

PENSIERO FORTE

 

Wendell Berry, La strada dell’ignoranza – E altri saggi su economia, immaginazione e conoscenza (Lindau, pagg. 142, Euro 16,00)

 

Per Wendell Berry tutto nasce dalla terra. Lì hanno origine le nostre possibilità di vita e le ragioni esistenziali più profonde. E lì nasce la passione che lo spinge a riflettere sulle devastazioni dell’ambiente e l’arroganza del potere economico. Aziende e corporation di dimensioni globali continuano a chiederci di ignorare l'evidenza, supportandole nel tentativo di abbattere quei limiti naturali che permettono di vivere e lavorare con coscienza all’interno di una comunità. Ci hanno fatto credere che tutto fosse sacrificabile sull’altare del progresso: i danni prodotti da questa mentalità sono sotto gli occhi di tutti, ma c’è ancora spazio per la speranza. Per usare le parole di Berry: «La devastazione non è necessaria e non è inevitabile, a meno che la nostra remissività non la renda possibile». Per impedirla dobbiamo opporre all’informazione arida e tendenziosa del potere un linguaggio diverso, più ricco e reale.

Nei testi presentati in questa raccolta Berry parla di conoscenza, dell’importanza di mantenere vivi i saperi che rischiano di andare perduti e una lingua e una cultura variegate, della necessità di riprendere contatto non solo con la natura ma con gli altri uomini. La posta in gioco è molto elevata: accettare la distruzione delle nostre comunità, dei paesaggi e dei luoghi che abitiamo significherebbe accettare di perdere parte della nostra memoria, e dunque di noi stessi, rinunciando a una parte del nostro futuro.

 

                                                                                 

STORIA

 

Bat Ye'Or, Il declino della cristianità sotto l'Islam. Dal jihad alla dhimmitudine (Lindau, pagg. 570, Euro 34,00)

 

La conquista islamica è avvenuta all’insegna del jihād e della sharī’a, la guerra santa contro i non musulmani e il diritto fondato sul Corano. Quando le popolazioni di religione cristiana, ebraica e zoroastriana che abitavano lungo le rive del Mediterraneo e negli sterminati territori dell’antica Persia vennero sottomesse dagli arabi (nei secoli VII e VIII) e dai turchi (circa quattro secoli dopo), divennero, nei loro stessi territori, dhimmi, privi di diritti e oggetto di una «protezione» (dhimma) che pagavano lautamente. Ma quali forze, secolo dopo secolo, prepararono e imposero la dhimmitudine, modellandosi su un progetto politico di lungo termine teso a sconfiggere le altre religioni? Com’è possibile spiegare un’espansione dell’islām così rapida e una sua penetrazione così profonda in Paesi tanto diversi tra di loro e spesso sede di culture antiche e profondamente radicate? Che cosa travolse e riplasmò società evolute e articolate, sotto il profilo politico, giuridico ed economico? E perché per lungo tempo la dhimmitudine è stata rimossa o negata nei Paesi occidentali che hanno spesso preferito esaltare la presunta tolleranza dell’islām? 

Sulla scorta di una documentazione storica cospicua, ancora insufficientemente nota, Bat Ye’or dimostra che se la dhimmitudine è stata certamente la conseguenza delle conquiste militari, è però stata soprattutto il frutto della cooperazione (in alcuni casi fattiva e consapevole, in altri fondata su tragici malintesi) di élite civili e religiose altamente civilizzate e di maggioranze poco coese e per questo motivo incapaci di reagire. Mentre la ummāh unificava il suo enorme potenziale militare, demografico ed economico, i popoli non musulmani si dividevano in nome di settarismi ideologici o all’insegna di un pragmatismo utilitaristico che li portarono prima a una resa culturale e poi all’estinzione. Inoltre i Paesi dell’Occidente, quasi sempre ostili gli uni agli altri a causa dei contrapposti interessi strategici, hanno a lungo preferito ignorare (o hanno cercato di strumentalizzare) questo inquietante fenomeno storico.

Secondo Bat Ye’or la dhimmitudine è un motore decisivo della storia anche oggi. Di fronte a un islām che ha ripreso la sua guerra, lo studio del passato serve a capire il presente, smaschera verità di comodo e pone interrogativi di inquietante attualità. Stiamo forse assistendo al progressivo assoggettamento dell’Europa?

 

                                                                      ***

 

Aldo Andrea Cassi, Santa giusta umanitaria - La guerra nella civiltà occidentale (Salerno, pagg. 170, Euro 13,00)

 

Plurimillenaria, spesso appassionata, talora sofferta ma sempre rigorosa, è la riflessione sulla guerra: poderosi (e ponderosi) sistemi speculativi sono stati innalzati per giustificare sotto il profilo giuridico e politico il ricorso alle armi. Ai nostri giorni i tentativi di afferrare concettualmente il fenomeno bellico e inserirlo in schemi politico-giuridici si sono moltiplicati e amplificati. Il terrorismo internazionale si diffonde come un virus geneticamente mutato: siamo di fronte all'epidemia di un male che non sembra riconducibile alla - pur tragicamente variegata - esperienza delle guerre. Ma la follia omicida prosegue la sua corsa e il suo corso lungo il medesimo solco antropologico scavato da interrogativi e questioni antiche. Dunque, per acquisirne consapevolezza sarà più che opportuno, necessario, rintracciare e ritracciare almeno alcuni dei principali tratti, snodi, tornanti di un itinerario che, nel bene e nel male (o tra Bene e Male), ha dato forma alla nostra civiltà.

 

                                                                      ***

 

Alessandro Mella, Viva l'imperatore! Viva l'Italia! Le radici del Risorgimento - Il sentimento italiano nel ventennio napoleonico (Bastogi, pagg. 240, Euro 15,00)

 

Andare alla ricerca delle origini dell'unità d'Italia, ripercorrerne la storia: è questo l'obiettivo che ha mosso l'autore, e se è vero che la passione è un potente motore questo libro ne è l'ennesima riprova. Leggerlo è un po' come affrontare un viaggio nel tempo; le sue pagine, minuziose nei dettagli e nelle descrizioni, ci restituiscono lo spirito dell'epoca, facendoci respirare le emozioni che mossero quegli uomini valorosi, sino a risalire al significato ultimo di quelle gesta. Un quadro omogeneo, appassionante dell'Italia d'allora, condotto attraverso un'attenta lettura e ricostruzione dei fatti di quel periodo che si dimostrò laboratorio di idee e di programmi e che, anche grazie al contesto internazionale, creò le condizioni necessarie al cambiamento. Il testo è, dunque, un importante contributo all'analisi storica, utile a riallacciare le fila di un lungo percorso che prese le mosse già alla fine del XVIII secolo e che ha portato il nostro Paese, attraverso il "Risorgimento", al compimento degli ideali di unità, indipendenza, libertà, repubblica.

 

                                                                      ***

 

Franco Ferrarotti, Futurismo come prefascismo - Emozione contro Ragione - Il filo rosso della storia italiana (Solfanelli, pagg. 144, Euro 12,00)

L’intento di questo libro consiste nel sottolineare una caratteristica  fondamentale della storia italiana, un filo rosso che vede l’emozione contro la  ragione, l’improvvisazione e i lazzi della commedia dell’arte, priva com’è noto  di una trama, contro il calcolo razionale o, quanto meno, il progetto  ragionevole. Il movimento futurista, che riflette la crisi della società elitaria, ha  indubbie ricadute sociali e politiche, implica il passaggio da una liberal-democrazia di notabili a un regime democratico di massa, che paradossalmente  trova nel fascismo il suo sbocco mortale e finisce per giustificare la  dittatura. Il dialogo dei futuristi con i fascisti è intenso. Con il prevalere e il  consolidarsi dei Fasci (dai quali Marinetti e altri futuristi si distaccheranno  nella primavera del 1920) prende inizio la dissoluzione del futurismo in quanto effettivo movimento d’avanguardia.

 

                                                                     

                                                                      ***

 

Simone Sperduto, L’Istituto Luce. Cinema e comunicazione dell’Italia fascista, oltre la propaganda (Il Mio Libro, pagg. 184, Euro 10,00)

 

Il testo offre una ricostruzione storica della nascita del cinema in Europa agli albori del Novecento. Il nuovo medium non tarda a divenire lo strumento di propaganda dei maggiori leader politici: Lenin, Mussolini e Hitler. In Italia, Mussolini promuove un ente cinematografico pensato per divulgare le idee e le opere del Fascismo: nasce quindi l'Istituto Luce, che diviene la principale arma di propaganda. Ma l'ente Luce fu davvero solo "occhio del regime"? Assolutamente no: questo testo vi propone infatti uno studio dettagliato sulla produzione del Luce che non rientrò nella propaganda. Un'attenzione particolare viene dedicata alle opere del regista Roberto Omegna, nonché a quegli artisti che posero le basi per la nascita del Neorealismo.

 

STORIA DELLE DESTRE

 

Annalisa Terranova, l’altro Msi. I leader mancati per una destra differente (Giubilei Regnani, pagg. 180, Euro 15,00).

 

Se un "altro" Msi è esistito, accanto e parallelamente alla storia di quello ufficiale, incarnato dal leader più famoso, Giorgio Almirante, esso va rintracciato nelle aspirazioni e nel progetto di uomini molto differenti tra loro - Romualdi, Massi, De Marzio, Rauti, Tarchi, Niccolai, Mennitti e l'ultimo Fini - che hanno immaginato, con la loro azione e con il loro pensiero, la possibilità di nuovi e diversi modi di interpretare la destra. Questo libro vuole essere, oltre che un ritratto inedito di queste figure, un approfondimento necessario per capire la complessità del mondo che fece capo al Msi e un modo per non disperdere una preziosa eredità. Prefazione di Antonio Carioti.

 

 

PERSONAGGI

 

Rachele Ferrario, Margherita Sarfatti - La regina dell’arte nell’Italia fascista (Mondadori, pagg. 404, Euro 25,00)

 

Scrittrice e giornalista, Margherita Sarfatti è stata anche il primo critico d’arte donna in Europa: fonda il gruppo “Novecento”, progetta mostre, frequenta gli atelier degli artisti, discute le opere con loro o le compra per sé. La sua influenza sulla cultura e sull’arte italiane sono incomparabili. Questa dettagliatissima biografia rivela una protagonista della nostra storia troppo a lungo rimasta appiattita su Mussolini. Essere stata l’amante del duce, prima socialista e poi fascista, colta, ricca, bella, appartenente a un’élite internazionale, l’ha trasformata dopo la caduta del fascismo in un facile capro espiatorio. Grazie a una capillare ricerca documentaria e di carteggi inediti – con Ugo Ojetti, Ada Negri e lo stesso Mussolini, e un testamento redatto dalla stessa Sarfatti quando ha appena trent’anni – Rachele Ferrario restituisce il temperamento di una donna libera, che vive in anticipo sul proprio tempo e non ama sentirsi dire di no. Nemmeno dal duce. Moderna e femminista, rappresenta piuttosto l’altra faccia della femminilità: è per l’emancipazione, il voto alle donne e l’amore libero. Anche se non ne veste gli abiti, nella sostanza incarna l’ideale della “maschietta” futurista. E ciò spiega il legame non solo artistico con Boccioni.

                                                         

VITA VISSUTA

 

Danilo Pagliaro e Andrea Sceresini, Mai avere paura. Memorie di un legionario non pentito, (Chiarelettere, pagg. 218, Euro 16,00)

 

Non è un gioco, non stiamo guardando un film o giocando con la PlayStation. Questa è la storia non di un soldato pentito o di un killer alla ricerca di un nuovo perdono ma di un padre di famiglia che per dare un nuovo senso alla sua esistenza decide di arruolarsi nella Legione straniera. Una scelta estrema e sofferta, non senza conseguenze. Una storia lunga e movimentata, dal momento in cui Danilo Pagliaro, desideroso di mettersi in gioco, dopo aver provato senza successo a entrare nella Polizia e dopo aver ripiegato su un normale lavoro di venditore, si presenta alla sede di Aubagne, nella Francia meridionale, e comincia la sua carriera di militare di professione che lo porterà a combattere soprattutto in Africa, là dove rivoluzioni e crisi internazionali richiedono l’impiego di forze militari addestrate. Operazioni di assalto, di difesa, corpo a corpo, cecchinaggio di medio e lungo raggio, uso di armi di vario calibro, da minimitragliatrici a fucili di precisione. Ogni legionario sa qual è il suo compito e che le regole vanno sempre rispettate. Nessun fanatismo, nessun sacrificio inutile: la vita del legionario non ammette protagonismi ed esibizionismi, ed è ben diversa dall’immaginario di coloro che amano la guerra per la guerra e credono al mito romantico dell’eroe pronto a tutto (i “legionari da tastiera”). Vale la pena leggere queste pagine così autentiche e dirette – è la prima testimonianza di un legionario in servizio – per capire che cosa vuol dire davvero avere un nemico di fronte, la necessità di sparargli, la nostra vita contro la sua.

ARTE

 

Dalmazio Frau, L’arte spiegata a mia cugina – Pensieri sull’Arte nella Tradizione, nella Politica, nel Fantastico, in pieno Kali Yuga (Tabula Fati, pagg. 128, Euro 11,00)

 

Il filo conduttore di L’Arte spiegata a mia cugina è quello dell’arte declinata dalla critica alla storia della stessa, passando per il Fantastico, con una spruzzata di Metafisica, di Politica e di Estetica e… di Esoterismo. Venti capitoli di vario tema, su prospettive dell’Arte nell’età definita Kali Yuga, giocati con levità come in una pavana o in un duello all’alba.
Rivolto a una “cugina” che diviene metafora di quel pensiero pragmatico che spesso è tipico dei giorni nostri, ma senza astio né offesa, cercando si scardinare quei “luoghi comuni” che tanto sovente — in campo artistico — vengono riportati dai media. Pensieri sull’Arte sotto l’ottica di una visione tradizionale, ma non per questo immobile in paradigmi cristallizzati, quasi sassi gettati in quella piccionaia del comodo essere “borghesi” e dell’ancor peggio “politically correct”. Venti brevi assalti che “non fanno prigionieri”, ma vogliono porre in salvo ciò che merita, in un mondo di rovine sempre più presenti.

 

LETTERATURA

 

Giandomenico Scarpelli, La ricchezza delle emozioni- Economia e finanza nei capolavori della letteratura (Carocci, pagg. pagg. 312, Euro 31,00)

 

Leggendo grandi opere letterarie ci si imbatte talvolta in brani che trattano o sfiorano argomenti economici, in personaggi che consumano, producono, risparmiano, s’indebitano, speculano, studiano economia o ne discutono. Inoltre alcuni romanzi accennano ad avvenimenti storico-economici o a teorie economiche. È possibile che i lettori, presi dallo sviluppo della narrazione, si lascino sfuggire il senso di questi riferimenti: quanti lettori di Robinson Crusoe si sono soffermati sul significato economico di alcuni ragionamenti del naufrago? E quanti hanno compreso appieno in cosa è consistito il colpo micidiale sferrato dal Conte di Montecristo a Danglars? Questo libro fornisce un’ampia e documentata rassegna della “presenza” dell’economia nei capolavori della letteratura, con spiegazioni sintetiche ed accessibili basate sulla teoria e sulla storia economiche. Dalle opere di Balzac e Tolstoj, di Charlotte Brontë ed Elizabeth Gaskell, di Manzoni e Buzzati, e di tanti altri scrittori, emerge un’immagine dell’economia inattesa e sorprendente: quella “scienza triste”, spesso considerata arida e complessa, diventa viva e chiara, e fa provare autentiche emozioni.

 

SPORT

Roberto Giacomelli, Alessandro Manzo, Nemeton. Guida pratica agli sport del coraggio (Mediterranee, pagg. 170, Euro 13,50)

 

Gli sport del coraggio si distinguono dalle altre discipline per la loro capacità di generare un'accresciuta percezione della realtà e di se stessi: lo sport è un luogo dell'anima che può essere un ponte verso la propria dimensione più profonda e vera. Per questo motivo gli sport del coraggio sono stati associati simbolicamente ai Nemeton, i luoghi delle foreste dove le antiche popolazioni pensavano di ritrovare energie per accrescere la propria forza interiore e affrontare le sfide di tutti i giorni. Sono attività che hanno caratteristiche uniche e favorevoli a una più alta visione dell'attività agonistica e possono essere riconosciute da tre elementi fondanti: L'attitudine allo sviluppo di una continua competizione con se stessi. La forte connotazione simbolica. L'etica e il miglioramento della vita quotidiana anche non sportiva. La pratica costante di tali discipline è un terreno fertile per una consapevole e volontaria attività di superamento dei propri piccoli o grandi limiti, sia dal punto di vista fisico/corporeo che mentale. Il testo guida i lettori a raggiungere l'ideale della corretta azione sportiva e mostra il cammino per rendere unica tale esperienza con benefici anche per la propria vita lavorativa e familiare. Un intero capitolo è dedicato inoltre al training autogeno per gli sport del coraggio con esempi di tecniche applicative particolarmente efficaci per le discipline trattate, con utili consigli legati anche all'alimentazione... 

 

IMMAGINI

 

Jan Bernas  e Carla Cace,  Magazzino 18. Le foto. Immagini e racconti degli italiani  (Fergen, pagg. 104,  Euro 25,00)

 

Un libro che documenta il Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste dove dal 1947 sono accatastati i mobili e gli oggetti che gli esuli giuliano-dalmati lasciarono in deposito con la speranza di riuscire a riprenderli. Le foto di Jan Bernas in qualche modo parlano e che sono rafforzate da brevi testimonianze degli esuli. Un luogo della memoria chiuso, nascosto, dimenticato (è visitabile dopo aver ottenuto il permesso dell'Irci) un po' come tutta la tragica vicenda delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, rimossa per decenni dalla storia d'Italia e riscoperta con l'istituzione del Giorno del Ricordo che si celebra ogni 10 febbraio. La prefazione è di Simone Cristicchi che con Bernas ha scritto l'opera teatrale "Magazzino 18".

 

RIVISTERIA

 

La tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è al centro del nuovo numero di “Storia in Rete” (n. 123-124, gennaio-febbraio 2016) , in edicola e in pdf online (per info: www.storiainrete.com). Un’uscita monografica che ripercorre la storia del confine orientale d’Italia dall’Ottocento al secondo dopoguerra, cercando di puntualizzare su quei temi che sono stati soggetti a distorsione nel dibattito storico e nella divulgazione. Così il lettore può scoprire che a differenza di quanto propagandato negli ultimi anni, l’odio etnico in Venezia Giulia e Dalmazia non è stato provocato dalla snazionalizzazione degli slavi attuata dai governi italiani (e dal Fascismo in particolare) fra le due guerre mondiali. E’ un solco più profondo, che si è scavato in epoca asburgica per la nascita dei nazionalismi risorgimentali abilmente sfruttati da Vienna per mettere l’una contro l’altra le etnie dell’Impero austroungarico e in particolare per schiacciare quella più pericolosa e odiata: gli italiani.

Un numero monografico densissimo, dove però paradossalmente sono proprio le foibe a restare sullo sfondo, essendo necessario più spiegare il “perché” che non descrivere il “come”.  Per capire il “perché” “Storia in Rete” intervista  lo storico Raoul Pupo, che inquadra   la tragedia delle foibe e dell’esodo nelle logiche balcaniche; Simone Cristicchi sul suo spettacolo “Magazzino 18″ e Licia Cossetto, sorella di Norma, medaglia d’oro alla memoria per la sua terribile fine in mano ai partigiani iugoslavi e simbolo di tutti gli infoibati italiani. Il numero si avvale dei contributi di Lorenzo Salimbeni, Marco Cimmino ed Emanuele Merlino, del comitato scientifico del Comitato 10 Febbraio, di Vincenzo Maria de Luca, esperto di questioni della Venezia Giulia, dei giornalisti Marco Valle e Marco Zacchera, delle firme storiche del mensile, Aldo A. Mola e Aldo G. Ricci e di un’anticipazione-scoop dall’ultimo saggio di Ivan Buttignon, oltre che di un indispensabile atlante etnico e storico-politico del confine orientale con oltre una dozzina di carte geografiche.

Nonostante la mole del lavoro è lo stesso direttore della rivista, Fabio Andriola, ad ammettere nel suo editoriale che il lavoro su questi temi non è ancora chiuso. Nel mestiere dello storico non c’è mai la parola “fine”, e tanto c’è ancora da dire e tanto ancora bisognerà che i ricercatori lavorino su una pagina nera della storia italiana che è fondamentale per capire e riscoprire l’identità del nostro paese. Quell’identità – dai fasti di Venezia al Risorgimento fino all’eroismo della Grande Guerra – che proprio il braccio destro di Tito, Kardelij, insultò e ridicolizzò durante le trattative del diktat di Parigi nel 1947. Guardacaso la stessa strategia mediatica dei tanti che ancora oggi offendono e vilipendono l’Italia e la sua storia per giustificare le foibe e glorificare l’invasione iugoslava…

 

                                                                     

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