Legge e potere

C'è in Italia un malato molto grave che non vogliono curare: la giustizia

Questa patologia sta aggredendo molti magistrati preposti solo ad amministrare la giustizia; al contrario molti di loro hanno perso la concezione di cosa sia il bene

di Massimo Melani

C'è in Italia un malato molto grave che non vogliono curare: la giustizia

Molto spesso da queste pagine ho gridato, con quanto fiato in gola, che la legge italiana è gravemente malata.

E’ un paziente che non viene considerato appieno e che sta infettando con i suoi germi i tribunali del Paese.

I finti medici che l’hanno esaminato non sono andati più in là di futili spiegazioni, le quali hanno irrimediabilmente ridotto a stato influenzale una malattia che invece si chiama cancro, il cancro della giustizia.

Ormai chi sta dietro a tale moribondo ha capito che la magistratura si è distaccata dal diritto, trasformatosi in mero, mortale, strumento di potere.

E il diritto medesimo, di conseguenza, si è disgiunto dalla consapevolezza.

Da una prima risonanza se ne deduce, quindi, che il paziente ha contaminato in maniera letale non solo il giudice ma anche l’uomo stesso.

Questa patologia sta aggredendo molti magistrati preposti solo ad amministrare la giustizia; al contrario molti di loro hanno perso la concezione di cosa sia il bene.

E ciò è dovuto al fatto che detti giudici sono riusciti a “metamorfosizzare” parole fragorose e fatalmente isolate, anzi disperse, come verità assoluta e ragione.

La ragione non è più una porta aperta alla realtà ma un mero principio della stessa, una predisposizione di concetti finalizzati alla sua manipolazione, alla sua interpretazione soggettiva.

La legge si modifica ordunque, non risultando più il mezzo di una giustizia da ricercare nell'oggettività di un ordine. E a causa di questo bailamme le norme e i verdetti si mischiano come intrugli pestilenziali, contraddicendosi pericolosamente e da qui alla libera uscita elargita a un serial killer il passo è breve, alla liberazione dopo dieci anni di uno spietato assassino che ha fatto a pezzi la fidanzata…

Pertanto, il ridimensionamento della ratio non porta altro che allo smarrimento totale dell’unità di giudizio.

E la malattia, inarrestabilmente, si propaga passando da un tribunale all'altro, da un magistrato all'altro, da una città all'altra.

E quello che è stato appurato in prima istanza può essere smentito senza remora alcuna dalla corte d'appello e poi ancora ritrattato dalla cassazione in un’estenuante danza macabra senza fine. 

Una cura? Ricompattare e ricreare l’uomo così da riorganizzare il grande caos all’interno della giustizia italica.

E, per terminare, una frase dello scrittore brasiliano Millor Fernandes che vorremmo un giorno mettere nel dimenticatoio:

La Giustizia può essere cieca; ma che olfatto! Riconosce le classi sociali a chilometri di distanza”.

Amen!

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da C.stoiano il 16/12/2015 13:30:01

    Non c'è confronto alcuno, a livello giudiziario suete i migliori in Italia. Vistsnzo

  • Inserito da Paola il 16/12/2015 13:24:42

    Solo una parola: Capolavoro

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