Clementine Hozier

La moglie di Churchill: bellissima, avara e gelosa del marito. Fu il suo consigliere discreto

Si incontrarono ad una cena alla quale entrambi avrebbero voluto non andare, si innamorarono e si sposarono nel giro di poche settimane

di Francesca Allegri

La moglie di Churchill: bellissima, avara e gelosa del marito. Fu il suo consigliere discreto

Come ci immaginiamo la vita di un’anziana lady inglese di cinquanta o sessanta anni fa? Colazione a letto, conversazione con la governante per stabilire il menu della settimana, passeggiata nel parco e cura personale delle rose e della serra. Questa fu infatti la vita, nei suoi ultimi anni, di Lady Clementine Hozier, per cinquantasei anni moglie di Winston Churchill. Era nata nel 1885 da Blanche Oglivy e, ovviamente, prese il cognome del di lei marito, Henry Montague Hozier, anche se sussistono molti e fondati dubbi sulla sua reale paternità. Stupisce sempre come nella vittoriana e puritanissima società inglese del diciannovesimo secolo i costumi, soprattutto quelli della così detta buona società, fossero assai rilassati, anche se velati da una compiacente ipocrisia. I maligni sussurravano che sia Clementine sia i suoi fratelli fossero figli del marito di una loro zia, Algernon Bertram Freeman-Mitford, diplomatico e scrittore.

Fin dalla giovinezza Clementine mostrò amore e interesse per gli studi, tanto che avrebbe voluto iscriversi all’università, ma a quel tempo, e in quella classe sociale, sarebbe stata una stranezza e la madre, che dopo il divorzio si era trovata in condizioni economiche difficili, ma che comunque frequentava le alte sfere, voleva piuttosto che la figlia facesse un buon matrimonio; questo si presentò sotto le forme di Sir. Sidney Cornwallis Peel, di grande famiglia, nipote di un ex primo ministro, ricco, aveva tutte le caratteristiche per piacere alla madre, ma aveva quindici anni più di Clementine, che non era innamorata. Rifiutò, dunque, la lusinghiera proposta. Altro suo spasimante Lionel Earle, anche questo molto più vecchio di lei.

Il primo incontro con il futuro marito avvenne nel 1904 a un ballo, il giovane Winston le fece ben poca impressione, anche se aveva l’aura del soldato coraggioso, cosa che ha sempre fatto un gran colpo sulle signorine di buona famiglia. Ma l’incontro decisivo con lo statista avvenne nel 1908 a una cena, alla quale né l’uno né l’altra avevano molta voglia di partecipare, tuttavia la disposizione delle sedie li favorì e pare che Winston le dedicasse tutta la sua attenzione, tralasciando completamente la padrona di casa, Lady Helier. La ragazza aveva ventitré anni, Winston dieci di più; si piacquero subito e in poco più di un mese decisero di sposarsi, anche se la vicenda presenta qualche lato oscuro.

Pare che Clementine, poco prima della cerimonia, avesse deciso di annullare tutto, forse a causa di Violet Asquith. Era questa la attraente figlia dell’omonimo statista, con la quale si diceva che Winston avesse, o avesse avuto,  una relazione; certo è che la Asquith odiava  Clementine, al punto dal definirla spesso: stupida come un gufo. Qualche tempo prima del matrimonio il giovane statista va a trascorrere una vacanza sulla costa dalla famiglia Asquith e poi, quando egli se ne va, accade un episodio misterioso: Violet sparisce, vengono sguinzagliate le ricerche e alla fine viene ritrovata su alcune rocce vicine al mare in stato confusionale. Winston probabilmente si era recato nella loro residenza di vacanze proprio per comunicarle la decisione di sposare, di lì a poco tempo, Clementine, che fu sempre estremamente  gelosa della rivale. Del resto tutti i legami precedenti di Winston si erano conclusi con un nulla di fatto perché le passioni che maggiormente lo assorbivano erano la politica e una sconfinata ambizione. Una donna capiva che sarebbe stata sempre in secondo piano rispetto a questi due sentimenti divoranti; invece Clementine aveva alcune caratteristiche che la resero la moglie ideale per un uomo politico ambizioso ed egocentrico: pur attiva e intelligente, riusciva a restare sempre un passo dietro al marito, dedicandosi alla vita di famiglia e alle relazioni sociali, che per un uomo politico sono sempre determinanti.

Dotata di acume politico, fu, però completamente una donna della sua epoca, apparentemente sempre nell’ombra del marito, dedita alla cura dei figli e alla vita sociale che le si imponeva  per il ruolo politico e anche per carriera di lui. Non si sottrasse mai ai suoi compiti.  Solo verso il 1930 si parlò di un suo legame con un mercante d’arte, ma la storia non è del tutto chiara e alcuni propendono piuttosto per un legame di semplice amicizia del tutto platonico.

Nonostante le chiacchere, però, il loro legame fu estremamente forte. Avevano molte cose in comune, soprattutto un’ infanzia difficile, vissuta con genitori che, anche se fisicamente presenti, erano stati però freddi e distanti nei loro confronti, con  una fondamentale differenza, tuttavia: Winston era vissuto in un ambiente ovattato, lontano dalla vita comune della gente e, sebbene secondogenito e quindi assolutamente non ricco, non aveva mai pensato a provvedere ai bisogni economici di tutti i giorni. Clementine, invece, anche lei non ricca, spesso si era scontrata con le difficoltà della vita quotidiana. Così mentre lui era dispendioso e anche giocatore d’azzardo, la moglie era una gran risparmiatrice, forse più al passo con le loro vere finanze, che non furono mai floride. In un momento particolarmente difficile giunse a  vendere una collana di diamanti di una zia, collana che lo stesso Winston cercò di invano di ricomprare.

 A proposito della costante ansia per il danaro di Clementine, documenti di archivio hanno recentemente rivelato un aspetto, a dir poco strano, della sua vita. Aveva circa trentatré anni quando rimase incinta del quarto figlio e, da lettere segrete, risulta che meditò di dare il nascituro a una famiglia di amici intimi, gli Hamilton, che non potevano averne. Lord Hamilton era allora un famoso generale dell’esercito inglese e la sua amicizia con la famiglia Churchill risaliva a molti anni addietro, addirittura era nata fra Winston e Sir Ian  nel 1890. La storia è venuta a galla quando si sono letti i diari di lady Hamilton, la quale riferisce che Clementine le chiese se le sarebbe piaciuto avere il suo ultimo figlio e pare che le ragioni alla base di un gesto così poco commendevole fossero esclusivamente economiche,  le spese per il mantenimento del quarto figlio, secondo quanto richiedevano i canoni dell’epoca, soprattutto nella loro classe sociale, sembra fossero superiori alle possibilità del ménage familiare. Non sappiamo se il marito fosse o meno al corrente della trattativa, che naturalmente non andò in porto.

Clementine col tempo divenne molto abile a far parte della vita anche politica e sociale del marito, leggeva i suoi discorsi e li criticava, inducendolo a cambiare le parti che le sembrassero troppo dure e sgradevoli; sedeva spesso nella parte riservata al pubblico della Camera dei comuni, incoraggiandolo con il sorriso o criticandolo poi faccia a faccia quando era il caso. Winston apprezzava molto questa forma di collaborazione e spesso arrivò a dire che la sua bellezza, del resto niente affatto disprezzabile, era la meno importante fra le sue doti.  Era molto consapevole dell’importanza del suo sostegno per il marito, e, in tutta la sua lunga carriera mai glielo fece mancare. E Winston gliene fu sempre estremamente grato, niente come le parole di una lettera del 1935, quando la sua carriera sembrava ormai finita, lo testimonia meglio: Mia cara Clemmie, nella tua lettera da Madras hai scritto alcune cose a me molto care, circa l'averti arricchito la vita. Non posso dirti che piacere questo mi ha dato, perché mi sento sempre tremendamente in debito, se è consentito fare questo tipo di conti in amore.

Una vita piena di impegni, di incontri importanti,  di soddisfazioni pubbliche per una carriera brillantissima che insieme percorsero per tantissimi anni. Fra i due forse non mancarono gli screzi, ma non più di quelli che comunemente capitano fra persone di forte personalità che vivono così a lungo insieme. I veri grandi dolori li ebbero solo dai figli. Marigold morì nel 1921, quando non aveva ancora tre anni per una forma di setticemia allora praticamente incurabile. Randolph, che portava il nome del nonno, fu valente soldato e uomo politico, ma non riuscì mai ad uguagliare la folgorante carriera del padre, inoltre aveva fama di cattivissimo soggetto: irascibile e affetto da vero e proprio alcolismo. Diana morì suicida a  59 anni nel 1963 con una overdose di barbiturici. Più serene le vite di Sarah e di Mary; la prima ballerina e attrice, ebbe una carriera se non notevole, per lo meno dignitosa; la seconda, vissuta assai più a lungo, è stata la biografa della madre e ha pubblicato molto dell’epistolario del padre, divenendo per molti anni, anche con le sue interviste, una delle fonti fondamentali per la documentazione di quel periodo storico.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da il 01/09/2019 21:59:58

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