HOMELAND

Il Telefilm della Showtime che parla di spie e non solo

Ottima interpretazione degli attori, calati perfettamente nei propri personaggi, ma...

di Massimo Melani

Il Telefilm della Showtime che parla di spie e non solo

La Showtime Networks Inc. (SNI), una consociata interamente di proprietà di CBS Corporation, dopo il grande successo di Dexter ha ampliato il proprio target con la serie televisiva Homeland.

Senza snaturare la sua personalità primaria, che è quella di un telefilm con soggetto la psicologia, il network ora punta decisamente a un altro tipo di telespettatore, creando una spy story che cerca di condurre il pubblico dietro le quinte dell’Homeland Security, la divisione antiterrorismo della CIA, fondata dopo l’attacco alle Twin Towers .

Chi si crede di sedere comodamente sulla poltrona e di trovarsi davanti a un prodotto tipo Alias, intriso di sparatorie, bombe sotto le scrivanie, spie traditrici e via dicendo, beh allora deve sintonizzarsi su altro canale, perché in Homeland non appare niente di tutto ciò.

Il protagonista della serie, il sergente dei Marines Nicholas Brody, l’attore Damian Lewis, viene ritrovato grazie ad un'azione armata della Delta Force in Afghanistan.

Il sottufficiale, ritenuto ormai morto dal febbraio 2003,  racconterà di essere stato prigioniero per sette anni insieme ad un altro militare, lui ammazzato però.

Il Marine viene accolto in patria come un vero e proprio eroe e fatto preda delle telecamere per documentare la funzionalità delle forze di sicurezza.

Tutti sono ai piedi di questo intrepido soldato, meno Carrie Mathison (l’attrice Claire Danes), un agente della CIA della sezione Counter Terrorism.

Carrie è molto dubbiosa in merito a Brody perché precedentemente era stata informata che un marine era stato piegato ai voleri dei terroristi e adesso è sicura che quell'uomo sia il sergente da tutti osannato.

La sua immensa voglia di scoprire la verità si scontra, tuttavia, con la contrarietà degli alti esponenti della CIA che ritengono immotivate le sue diffidenze, in quanto nessuno è a conoscenza di questa informazione e arriveranno a tacciarla di indisciplinata e con totale assenza di deferenza per un eroe come il sergente Brody.

Carrie, testarda come un mulo, non si scoraggia e senza alcun permesso mette sotto sorveglianza elettronica la casa di Brody, invadendola di telecamere e registratori.

Il suo diretto superiore, Saul Berenson,  però la scopre e le intima di troncare questa sua folle iniziativa e di recarsi di persona -il giorno dopo- davanti alla corte disciplinare.

La donna, a questo punto, già soggetta a stati depressivi, entra nella disperazione più profonda, ma il suo temperamento e la sua capacità investigativa la portano a scoprire qualcosa: forse tutto quanto non è puro e solo delirio coerente.

La serie, che si rifà alla fiction israeliana Prisoners of War di Gideon Raff, cerca di svelare in primis il mutamento dell’apparato di sicurezza statunitense dopo il grande fallimento dell’11 settembre, e poi di mettere in risalto le complessità di un soldato nel ritrovare la propria famiglia dopo lunghi anni di prigionia e di vessazioni.

Infatti, egli si riappropria di un nucleo familiare di cui sa ben poco.

La moglie, credutolo morto, si era fatta una storia con il miglior amico di Brody, i figli lo ricordano con difficoltà, e tutto questo non fa che creare confusione nella testa del militare. 

Fin dall’ inizio, noi spettatori, siamo a conoscenza – grazie ai flashback e ai tanti atteggiamenti  insoliti- che il sergente Brody sa molto più di quello che vuol far credere mentre gli altri personaggi ne rimangono all'oscuro.

Ad un certo punto saremo quasi certi di avere capito tutto e di conoscere il finale.

Certezza che si indebolirà man mano col progredire delle vicende.

Tutto ciò che era chiaro, insomma, renderà ancora più incerti di fronte a un serial tv che dibatte molto sulla paranoia.

La serie vincitrice di due Golden Globes (miglior drama e miglior attrice protagonista, Claire Danes) è in onda su Fox ogni lunedì alle 21:50.

E’ innegabile, quindi, che dentro il racconto televisivo permangono delle zone buie, come per altro alti valori.

Su tutto i personaggi veramente azzeccati e interessanti, tratteggiati in un chiaroscuro da grandi attori del genere.

Molto ben curata la parte spionistica dove si assiste ad un giusto bilanciamento tra suspense e ordinaria amministrazione; perché, siamo sinceri, non è che alla CIA tutti i santi giorni ci siano sparatorie, ammazzamenti, rapine spettacolari…

Sussiste anche un apparato di intelligence “formalista”, d’ufficio.

Cos’è che mi infastidisce allora?

La storia che sta maturando fra Carrie e Brody, quasi una forzatura per rallentare la struttura emotiva-bellica che, forse per il regista, intrisa di passione sensuale può dare una marcia in più al telefilm. Per me, è solo tempo sprecato.

Mi fermo qui, non voglio prendermi gli accidenti di chi ancora non ha letto l’intera trama del racconto.

Semaforo verdino…tendente al giallognolo.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

    4 commenti per questo articolo

  • Inserito da NewBalance547 il 15/11/2014 11:12:02

    Xs235New@163.com

  • Inserito da gio69 il 03/03/2012 11:48:30

    Io invece lo identifico fra le fiction più meritevoli degli ultimi anni. La figura di Brody è eccezionale.

  • Inserito da sauroercoli il 01/03/2012 19:04:39

    Recensione perfetta e competente

  • Inserito da David Breschi il 01/03/2012 16:05:18

    Ho visto la prima serie in lingua originale e devo dire che è una delle migliori serie dell'anno, se non la migliore. Spettacolare il personaggio di Saul Berenson. Il finale è incredibile, e figlio della scelta di rinnovare per una seconda stagione... altrimenti... non dico altro!!!

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.

TotaliDizionario

cerca la parola...