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Editoriale

Vecchie ferite: il Regno borbonico e la nostalgia

Scalda ancora gli animi la disputa fra legittimisti e unitaristi

Vincenzo Pacifici

di Vincenzo Pacifici

Professore ordinario di Storia Contemporanea Roma La Sapiena

nni or sono (2011), nel parlare in occasione del 150° anniversario della elezione della prima Camera unitaria e non, come fu detto, con disprezzo della storia, del 150° dell’Unità, avvenuta nel 1870, in una cittadina in provincia di Napoli, fui interrotto ed infastidito da uno spettatore, che mi accusava di essere di “sinistra”, dopo una mia lunga ed articolata denunzia dei ritardi e delle insufficienze del Regno borbonico.

   Purtroppo questa del legittimismo e, in misura fortunatamente più contenuta, del nostalgismo dello Stato pontificio, rappresenta una annosa quanto inestirpabile forma di contestazione contro il regno nazionale, purtroppo con radici unicamente sul versante di destra, come se Cavour, Ricasoli, Minghetti, Lanza e gli altri responsabili della cosa pubblica tra il 1861 ed il 1876 fossero stati schierati a sinistra al fianco dei loro successori, Depretis, Cairoli, Crispi, ugualmente impegnati nel processo prima risorgimentale e poi unitario.

   Tutta la libellistica, apparsa in questi ultimi decenni, non possiede e nemmeno forse intende avere il livello e la tensione presenti nei volumi, partecipati ma non faziosi, di Carlo Alianello. Vuole essere una confutazione polemica ma inattuabile ed irrealizzabile verso le iniziative dei liberali e le operazioni dei loro reparti militari, davvero non prive di ombre, ma tese alla costituzione organica di uno Stato adeguato ai tempi ed inserito in un ambito non localistico.

   Offriamo alcuni dati, sui quali i legittimisti si perdono o fingono di ignorare: nel 1864 mentre in Lombardia si contano 6 chilometri di strada per 1000 abitanti, in Campania ce n’erano solo 0,8 e 0,2 in Sicilia. Secondo una tabella predisposta per Crispi nel 1878, in Abruzzo su una popolazione maschile di 350.753 maggiorenni, gli analfabeti erano 263.255, in Campania 789.333 e 561.334, nelle Puglie 384.066 e 294.595. in Basilicata 136.495 e 107.369, in Calabria 326.903 e 245.315 ed in Sicilia 698.466 e 545.153.  Per brevità non parliamo dei dati riguardanti la popolazione femminile. 

   Queste riflessioni emergono ma potrebbero essere più diffuse e capillari di fronte al “saggio di rilettura” di Gigi Di Fiore, La Nazione napoletana, controstorie borboniche e identità suddista. Oltre alla ripetizione dei luoghi comuni, l’autore intende procedere ad una revisione storica dell’identità meridionale. E’ una via chiaramente e francamente fuori, se non antitetica, alla logica e alla storia, ricca di nostalgiche iniziative, rispettabili ma superate e battute. Se è vero che esiste un’identità comune a tutti i meridionali, stimolata come reazione ai proclami settari e disgreganti provenienti dalla Lega, è insostenibile sostenere che “la Nazione napoletana è oggi uno spirito e una cultura senza tempo, un valore che nasce dalla storia per diventare identità eterna”. Forse è una tesi espressa per surriscaldare l’ambiente ed essere seguita e tesaurizzata dalle “centinaia di associazioni e movimenti definiti “neoborbonici”,  non certo per spingere a considerazioni e valutazioni positive quanti vivono nei nostri anni, dopo avere studiato con lucidità, misura ed equilibrio, vicende, fatti, passaggi e realizzazioni dei decenni trascorsi. Nella storia si entra ma si può anche essere esclusi con contestazioni velleitarie e critiche irresponsabili.

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    3 commenti per questo articolo

  • Inserito da gdecrescenzo il 22/05/2015 11:37:48

    "Nella storia si entra ma si puà essere esclusi"? Accettiamo con fierezza la "sentenza" se l'esclusione dalla storia la decidono certi accademici che, senza entrare mai nel merito, sono pronti solo ad affibbiare etichette o a dimostrare tutto il loro disprezzo verso chi non ripete le loro tesi antiche di oltre un secolo e mezzo e con esiti verificabili solo dando un occhio alle condizioni attuali del Sud imputabili anche alle classi dirigenti del Sud (docenti compresi) e di certo non ai Di Fiore o ai neoborbonici... P.S. Un occhio, oltre che a Di Fiore, a diversi colleghi "non omologati" ma aggiornatissimi non sarebbe male... Daniele, Malanima, Fenoaltea, Ciccarelli, Petrusewicz, Fiore, Di Rienzo, De Matteo, Collet: tutti "neoborbonici"?

  • Inserito da gdecrescenzo il 22/05/2015 11:27:59

    Questo articolo dimostra perché in questi anni i libri come quello di Di Fiore e i movimenti "neoborbonici" hanno riscosso successi rilevanti. L'accademia continua ad affibbiare etichette e a giudicare degni o meno certi autori senza mai entrare nel merito. I "difetti" delle Due Sicilie? Poche strade e molti analfabeti (citando addirittura i dati del 1878!): nessun riferimento ai molti dati riportati anche da Di Fiore e relativi alla flotta, al reddito medio, al pil, alla totale assenza di emigrazione o ai massacri subiti dalle popolazioni meridionali. Possiamo solo ringraziare il prof. Pacifici perché è esattamente così che si fanno crescere consensi e copie di libri e movimenti non "accademici".

  • Inserito da Crocco1926 il 21/05/2015 18:06:40

    Perchè non sofferma i suoi studi SULLE RAPPRESAGLIE ORDINATE DAI SAVOIA? OPPURE DEGLI ECCIDI DI CASALDUNI E PONTELANDOLFO DELL'EROE CANAGLIA CIALDINI? E DELLE CASSE DEL REGNO SVUOTATE? E DEI MILIONI DI EMIGRATI?! E DELLE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI SOLDATI INTERNATI A FENESTRELLE E SAN MAURO CANAVESE? E DEL MANCATO ACCORDO TRA SAVOIA ED AUSTRALIA RIGUARDO UN ISOLE DOVE CONFINARE GLI EX NAPOLITANI?! E DEGLI STUPRI E DEI SACCHEGGI AD OPERA DEI "FRATELLI PIEMONTESI"? E' ORA DI FARE LUCE NON FALSA POLITICA,VIVA O'RRE!

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