Editoriale

Papa Francesco e la Bonino, qualcosa non torna

Quando una telefonata di solidarietà si trasforma in occasione di rilancio dei temi politici c'è di che stupirsi e dolersi

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

brava Emma! Dagli aborti all’acqua santa il passo è – o sarebbe – sicuramente notevole. Ci tiene a farlo sapere, la prima donna radicale: il papa Francesco le ha telefonato per incoraggiarla a tenere duro, a combattere la sua malattia.  Poi però hanno parlato di migranti, di quanto è cattivo lo stato che prima li fa venire in Italia e poi li mette in prigione … certo, perché in galera non ci dovrebbe andare nessuno, tanto meno i delinquenti, migranti o autoctoni che siano. Al massimo, qualche disgraziato che ruba per fame un pollo in qualche grande magazzino.

Se la cosa non desse il voltastomaco, se non venisse veramente la nausea difronte a questa orgia malefica e maleodorante di politicamente corretto, di melassa buonista  per le massa ormai totalmente beote e inebetite, ci sarebbe persino da ridere. Il tumore, certo, non fa ridere per niente e persino una come Emma Bonino avrebbe in questi casi diritto al rispetto e alla compassione. Lo avrebbe, se non fosse che ancora una volta questa pasionaria dei salotti buoni, questa pitonessa tanto chic quanto radicale, non ha perso l’occasione per spettacolarizzare, per fare “audience” anche con la sua malattia. Non ci sarebbe da stupirsi se facesse persino del suo trapasso una fenomenale occasione mediatica.

Del resto, anche della sua attività a favore della morte la Bonino fece occasione di spettacolo: in molti certo ricordano la foto che la ritrae mentre pratica un aborto con una pompa da biciclette, attività nella quale si dice fosse assai solerte e zelante.  Sarebbero più di 10.000 i bambini mai nati per diretto interessamento di questa gentile signora.  Ha pensato a questo, papa Bergoglio, prima di alzare la cornetta? Le ha chiesto se, nell’ora della prova, si è ricordata di tutte queste persone che non hanno mai potuto vedere la luce per causa sua?

Dante ce lo ricorda: la pietà divina ha si gran braccia che prende ciò che si rivolge a lei.  Ciò che si rivolge a lei, beninteso. Non vogliamo certo dare lezioni di teologia a Bergoglio (anche perché sembra che si senta in diritto e in dovere di riscrivere persino i Vangeli) ma dei due ladroni crocifissi fu uno solo a salvarsi, quello che si pentì e lo chiese espressamente. A meno che Francesco non disponga di qualche versione a noi del tutto sconosciuta, non risulta che all’altro Cristo abbia chiesto come stava e magari che cosa ne pensasse della situazione politica del momento.  E vorremmo anche ricordare l’atteggiamento di Santa Madre Chiesa, in quel caso poco madre e anche poco santa, che negò a Priebke, che invece si era da tempo accostato ai sacramenti cattolici,  persino la benedizione della salma. Per fortuna che ci pensò la Fraternità San Pio X, i cosiddetti “lefevriani”. Dove era allora Bergoglio? Dove la sua tanto conclamata misericordia, il “chi sono io per giudicare”?

La Bonino – esattamente come Pannella, altro “destinatario” di una telefonata di questo che, più che il successore di Pietro, sembra quasi l’addetto di un call center – ha perseguito scientificamente, per decenni un programma di distruzione e stravolgimento della società cristiana in Italia e soprattutto della famiglia. In seguito a un concetto di “libertà” che è in definitiva puro arbitrio e pura “animalità”, i leaders radicali guardano benevolmente – o quantomeno, con un’ottica che certo non è quella cattolica - anche alla pedofilia e all’incesto:  basti ricordare che nel 2008  è stato presentato al senato un  disegno di legge (S. 1155) avente per oggetto l’abrogazione del reato di incesto e dei reati contro la morale familiare, a firma dei senatori radicali Donatella Poretti e Massimo Perduca[1];  sua santità è per caso al corrente anche di questo?

Ma-  si potrebbe obiettare – soprattutto difronte alla malattia, la carità “cristiana” deve prevalere su tutto. Dato ma non concesso che si possa concordare su questo, ci sarebbe allora da chiedersi se la carità, cristiana o meno che sia, abbia bisogno sempre e comunque di sonori colpi di grancassa per esser tale. Se la cosa si fosse svolta nel silenzio e nella discrezione,  per  venire fuori solo in momenti e circostanze non sospetti, allora  avrebbe potuto  avere un minimo di credibilità, o essere quantomeno degna di rispetto.  Invece, nel momento in cui centinaia di cristiani vengono massacrati o perseguitati ogni giorno, nel silenzio indifferente di tutti – radicali in primis – tanto che lo stesso papa è apparso a molti sin troppo reticente sull’argomento,  un simile “show” è sinceramente disgustoso e sconcertante. Se Bergoglio vuole lanciare il messaggio che i modelli di comportamento sono tutti uguali, che in definitiva uno zelatore del laicismo più sfrenato vale quanto – se non di più – di  un martire cristiano, sia coerente sino in fondo e dica che la Chiesa si è totalmente sbagliata per 2000 anni, oppure smetta di fare il papa. E magari, già che c’è, vada qualche volta a vedere la gente comune che in tanti, troppi casi, senza strombazzamenti e conforti mediatici, lotta quotidianamente contro la sofferenza e la malattia, soprattutto in quella forma tremenda che sovente priva persino di ogni residuo di dignità umana, che è appunto il tumore. Lo faccia possibilmente senza telecamere al seguito, ricordandosi ancora una volta di quel Cristo di cui lui dovrebbe esserci maestro e che raccomandava nelle opere di carità il silenzio e la discrezione:  “e il  Padre Tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”



[1] http://www.corrispondenzaromana.it/incesto-e-relativismo/ 

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