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E l’oceano oscilla

Sui castelli di sabbia e la loro poetica

Monumenti effimeri che ci portano a ricordi nostalgici

di Massimo Melani

Sui castelli di sabbia e la loro poetica

Non ho imparato a decifrare le maree. Il semplice fatto che l'oceano oscilli da sopra e sotto come il respiro di un dinosauro mi provoca una certa inquietudine cosmica, come quando mi sveglio da un pisolino troppo lungo.

Succede allora che comincio a costruire un castello nella sabbia e non mi rendo conto che la marea sta scendendo fino a che non ho inaugurato il primo fossato e la muraglia esterna, e già è troppo tardi.

Non è conveniente fare retromarcia e mostrarsi erratico di fronte ai bambini che, nel frattempo, mi hanno circondato curiosi e, ai quali, ho raccontato che da sei anni sono un cacciatore di balene, senza ammazzarle, perché quel gruppo di futuri uomini e donne hanno mostrato un’anima ecologista e leziosa.

Come succede con tutti gli aspetti della vita, una volta commesso l'errore, conviene teorizzare al riguardo per dargli più imbottitura e consistenza.

Cemento di sabbia e la filosofia germogli senza complessi.

E, subito dopo, mi ritrovo a spiegare che è meglio lavorare senza fretta quando il mare è in ritirata, per quanto l'arte dei castelli sul bagno asciuga si basi sull'ansietà derivante dalla distruzione imminente.

E, continuo, ad impartire lezioni; a dire che, così, avremo più tempo per installare i cannoni, cercare un'alga che ondeggi sul torrione e perfezionare la tecnica dei tunnel fatti con i piedi.

Senza la paura del crollo, il castello adotta una forma delirante e inutile, non esenta di una certa bellezza confusa.

Non usiamo l'eccedenza di tempo per piastrellare la fortezza, bensì continuiamo a costruire muraglie con ponti e fossi a spirale come solchi di una pietraia nella sabbia.

A quell’ora, a metà mattina, la riva sembra già un prolungamento della passeggiata di domenica, ma in costume da bagno.

La flaccidità delle carni è sorprendente e, dove un fotografo postmoderno immagina uno spettacolo grottesco, io vedo una sovversione tollerata.

Un muratore sta costruendo un inutile castello, attorniato da giovani manovali, in mezzo a via Delle grandi pance, che congiunge Piazza delle varici… a sud del Viale delle grinze.

Abbandoniamo il nostro castello senza che io altro spieghi; hanno già capito l'insegnamento più importante della giornata: per questa volta non dovremo assistere alla distruzione di una nostra opera.

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