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Il politico della settimana

Enrico Gasbarra l'uomo nuovo del PD

La base scommette su di lui per rianimare la sinistra

di Steve Remington

Enrico Gasbarra l'uomo nuovo del PD

Enrico Gasbarra

Forse nel Pd, quello di Pier Luigi Bersani e Walter Veltroni, divisi dalla nascita e separati dalla cronaca pur essendo nello stesso partito, c’è ancora vita. Enrico Gasbarra è il nuovo segretario regionale del Partito Democratico nel Lazio, e questa è una bella storia. L’ex presidente della Provincia di Roma ha vinto le primarie, che si sono svolte in circa 500 circoli del Lazio, con l’80% dei consensi. E questo è un fatto. Nella selva sterminata di complimenti di rito, di congratulazioni di facciata, di abbracci di Giuda, c’è una esternazione che merita più delle altre. “Sinceri auguri di buon lavoro a Enrico Gasbarra, da cui ci si può attendere un serio lavoro di attenuazione delle asprezze di una sinistra ancora troppo faziosa. Il centrodestra romano, se esiste, si auguri che non sia lui il candidato vero della sinistra”. La candidatura palesata è quella per la Regione Lazio, più che per il Campidoglio,  e la firma della dichiarazione  è di Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra. E questa è una notizia. Notizia vera, si badi bene, non fittizia o costruita a tavolino.

Perché se uniamo i punti che collegano la storia, il fatto e la notizia, come se stessimo facendo uno dei rebus della settimana enigmistica, il quadro che ne viene fuori è quello di un partito, il Pd, che prova ad uscire dalla palude dei veti incrociati per entrare nella dimensione del dialogo e del confronto. Onirica per qualcuno, catartica per altri. Forse, molto più semplicemente, realistica. Mentre il Pdl va cercando il modo migliore per suicidarsi. Come sottolinea saggiamente Storace,  la società mista Forza Italia-An è entrata nei titoli di coda di un pessimo film, con una dissolvenza che sfuma le facce, mostrando solo i contorni seppiati di ciò che è stato e non sarà più. Un problema in meno per Berlusconi o un problema in più per il Paese? In quota parte l’una e l’altra cosa contemporaneamente. L’uomo di Arcore, al di là degli accordi con il Quirinale e Palazzo Chigi, era stufo da tempo di un partito inutile, micragnoso, pervaso dalle guerricciole di nani e ballerine. Liberasene non è la cura, ma la guarigione. Per il Paese, invece, si tratta della prova del nove. Una volta superati i congressi il  tesseramento, sapremo se siamo democristiani dentro oppure no. E allora l’ingresso ufficiale di Enrico Gasbarra sulla scena nazionale della politica può – potrebbe - rappresentare un salto in avanti per il dibattito fra i due poli, oggi alleati, ma domani di nuovo nemici. Il Pd, in particolare, non ha bisogno di parole d’ordine nuove, ha solo bisogno di mettere ordine nelle parole già usate e consumate, facendo chiarezza attorno a quelle poche idee, ma confuse, con le quali è arrivato sino a qui. Il Pdl, da parte sua, può solo imitare, nell’attesa di uscire dal limbo della democrazia sospesa nel quale ci ha portato con la politica delle non scelte, provando a proporre volti nuovi. Qualcuno, per favore, provi a spiegarlo ad Angelino Alfano, rimasto invischiato nei giochi di potere degli e Ax, signori delle tessere, senza essere Signori degli anelli. 

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