Molto è cambiato, non è più quello di prima

Perché tuo nonno, ogni volta che guarda una partita di calcio alla TV, grida che è uno sport di/per ballerine?

di Massimo Melani

Perché tuo nonno, ogni volta che guarda una partita di calcio alla TV, grida che è uno sport di/per ballerine?

Fallo al limite dell’area. L’arbitro, senza indugiare, tira fuori uno spray che porta dietro la schiena.

Per schiarirsi la voce prima di dirigersi dai giocatori? Per difendersi dalle proteste degli atleti della squadra alla quale è stato fischiato contro il fallo? No, per tracciare una linea bianca nel campo che delimiti la distanza esatta tra il tiratore e la barriera.

Sì, disegnare sull’erba, nell’anno 2014 d.C., è considerato dagli addetti come un gran risultato, il maggiore avanzamento “tecnologico” introdotto nel gioco dalla comunicazione via radio tra arbitro ed assistenti, atto a evitare che debbano farsi segni ereditati dll gioco delle carte quando tentano di capirsi a 50 metri di distanza. Al calcio costa molto accettare le novità tecnologiche, e si rifiuta di svelare i suoi ultimi misteri. Evita, con tutti i mezzi a disposizione, che le macchine risolvano i dubbi e, di passaggio, ci privino di molte ore di schiamazzo “gorillesco” in televisione. Per quale fottutissimo motivo installare definitivamente alcuni sistemi di rilevamento posizione potendo collocare due signori in mutande che guardano fissamente i pali come conigli abbagliati? Il regolamento che Blatter considera perfetto, non è mai stato modificato, salvo che in alcune sfumature durante gli ultimi decenni.

Piccoli dettagli per dare più dinamismo al gioco e affermare, col dito puntato, che i buoni prevalgano sui cattivi. Tuttavia, noi tifosi che da anni celebriamo e soffriamo per i colori delle nostre squadre, sappiamo che qualcosa è cambiato e che il calcio non è più, ahinoi, quello di prima.

E non è necessario tornare all'epoca del bianco e nero, basta dare un'occhiata agli anni ‘80/90 e paragonarli con quegli attuali, dei cinque arbitri in campo.

Le squadre

Anni fa!

Recitare a memoria la formazione titolare insieme alle riserve era un rituale che si rinnovava ogni stagione col carnet di socio.

Se gli undici entravano nel cuore dei supporters, quest’ultimi avrebbero ripetuto i nomi dei titolari fino a perdere fiato. Era più semplice, i nomi erano tutti pronunciabili, non esisteva ancora il mercato globalizzato, gli stranieri erano solo due, poi tre, ed erano venerati come se da essi dipendesse la prosperità del Paese.

La stragrande maggioranza dei giocatori cresceva nelle divisioni inferiori o nei vivai, gli ingaggi erano autentici avvenimenti e, quando finalmente si effettuavano, i calciatori che arrivavano venivano trattati come fa la madre col genero.

Ora!

Al dì d’oggi esistono le rotazioni, il mercato di riparazione invernale, e sono gli stessi presidenti che amano metter su, più che una squadra, una vera e propria caserma con una cinquantina di giocatori super pagati. Tentare di indovinare la squadra titolare è diventato il grande divertimento pre-partita, che può procurare una bevuta gratis tra amici.

Spostare un giocatore da un club a un altro è una stupenda negoziazione per il mondo intiero. Non conviene a nessuno eternarsi con la stessa maglia. Ibrahimovic insegna!

La cosa più normale, in tempi odierni, è che un giorno i tifosi adorano il nuovo Pelè della settimana e mesi dopo ne sentano la mancanza solo nel suo separé di discoteca, mentre migliaia di simpatizzanti dubitano se lasciare la maglietta col suo nome per la palestra o direttamente come strofinaccio per l'automobile.

Competizioni

Prima.

Sorteggio della Coppa dei Campioni. Prime partite. La squadra campione d’Italia gioca il primo match in casa. Il ritorno fuori. Tutto nell’arco di 180minuti. Segnare in trasferta è celebrato come trovare un parcheggio in centro. Se passi, sai solo che ti sei liberato della squadra battuta. Chiunque può essere il tuo nuovo rivale: è sorteggio allo stato puro. D’ora in poi devi mordere la sciarpa e raccomandarti ai parenti defunti.

Ora.

A) Sorteggio dei gruppi di Champions League. Le preferenze sono: evitare posti freddi, avere spostamenti brevi e un buon wifi.

La sfida: passare per primi nel gruppo e poi dopo, in un sorteggio con più restrizioni della Cappella Sistina, continuare a scalare gradini.

B) Europa League. È la figlia pretenziosa delle gloriose Coppa delle Coppe e Coppa Uefa.

Fino alle semifinali, tra i suoi partecipanti, si mischia l'euforia di squadre con nome sconosciuti ai più, il purgatorio nel quale certe volte conobbero tempi migliori gli abituèdella Champions. Si mormora che i primi turni arrivino perfino a disputarli squadre di altri sport.

Questi formati intermedi tra la Coppa di Lega e la Coppa di ogni paese e le super-professionalizzate competizioni degli Stati Uniti sono miseramente fallite nella loro intenzione di prolungare lo spettacolo fino ad ottenere l’esatto contrario: portare il tedio a quello che prima era uno spettacolo dal primo minuto. Una cosa è certa però, si sono moltiplicate le entrate economiche.

Estetica.

Prima.

Pantaloncini all’inguine e magliette ampie messe all'interno, scarpette nere. Campi infangati, alcuni più di altri, ed il pubblico in piedi. Per una chiara occasione da rete? Anche, ma principalmente perché non tutti gli stadi avevano le poltroncine. L'uniforme viene modificata poco durante gli anni, salvo se subentra una nuova griffe di abbigliamento sportivo. Lo sponsor a caratteri cubitali sul petto è tutta una novità. Dal titolare all’ultima riserva.

Ora.

Oggi le squadre indossano un completo per ogni competizione e lo rinnovano di anno in anno, più alcuni fondi di armadio per occasioni speciali. Si fomenta il collezionismo al posto di alcune uniformi che sembrano fatte per daltonici nostalgici della serie “Attenti a quei due”, appropriati per bottiglioni di vino lasciati in un parcheggio incustodito ed altro tipo di riunioni informali di simil prestigio.
Amici nostalgici, delusi o no, il fatto è che non c'è sport come questo e che tutti continueremo a seguirlo credendo di saperne come nessun altro al mondo.

Per qualcosa siamo stati ben quattro volte campioni del mondo, no? 

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