L'arte Ermetica, Bosch, Brueghel,Dürer, Jan van Eyck

Quartetto d'Autunno

L’idea che sta alla base di questa mia piccola opera è l’analisi di quattro artisti che possono essere giustamente considerati tra i più importanti nell’ambito di quel particolarissimo ed irripetibile momento che furono i secoli XV e XVI in Europa

di Dalmazio Frau

Quartetto d'Autunno

La copertina del libro

Di saggi più o meno orientati sui significati ermetico-alchemici e magici contenuti nelle opere d’arte ne esistono molteplici.

L’idea che sta alla base di questa mia piccola opera è l’analisi di quattro artisti che possono essere giustamente considerati tra i più importanti nell’ambito di quel particolarissimo ed irripetibile momento che furono i secoli XV e XVI in Europa.

È il periodo che è stato felicemente definito da J. Huizinga l’”Autunno del Medio Evo” ed in realtà esso è tale per bellezza di colori dorati e purpurei e per quella dolce malinconia che portano con loro le sere d’ottobre.

Il cielo  è terso, il freddo annuncia il prossimo inverno ma le stelle risultano essere più brillanti nella notte. Così è per l’arte in quegli anni, profondamente informata dalle dottrine neoplatoniche, dalla riscoperta dell’antica sapienza mediterranea e mediorientale che, non persasi nel Medioevo, adesso si fa più forte e abbagliante nello splendore del Rinascimento.

È questo un “quartetto”, perché composto da quattro studi, dei quali il primo su Hieronymus Bosch ed i suoi mondi abitati da fantastiche creature; il secondo su Jan van Eyck, mistico pittore sospeso tra due periodi ma in perenne ricerca di un Graal che è tutto e di più; poi l’Opera al Nero di Albrecht Dürer, cavaliere malinconico di spettri ed ombre; per concludersi con il trionfo del macabro, dipinto da Pieter Brueghel.

Sono tutti e quattro artisti avvezzi al mondo magico e misterioso della Cabala, della Teurgia, della Demonologia, dell’Ermetismo più raffinato e della Ricerca Alchemica. Ognuno con la propria cifra, personalità, natura e percorso; tutti “pellegrini” di quel viaggio verso l’Assoluto che si compie nelle vie del mondo ma soprattutto nell’interno del proprio cuore.

Restano velati tutti i loro misteri mentre, da qualche squarcio, a volte traspare una nuova luce che forse illumina un aspetto prima poco considerato di certe opere anche molto note al vasto pubblico.

Non ho voluto riferirmi ad “esperti” né  agli “addetti ai lavori”, ma a coloro che hanno ancora gli “intelletti sani”.

È questo libro un tentativo di guardare i dipinti di quattro artisti senza pregiudizi o preconcetti di qualsiasi sorta, compresi quelli a volte “cristallizzati” di una certa ricerca del simbolo in campo “tradizionale”.

Quattro pittori che “suonano insieme” ognuno la propria partitura ed il proprio strumento, ognuno temperato a suo modo ed accordato però in modo tale da fornire, insieme con gli altri, una piccola “sinfonia”, un concerto poliedrico che si nutre della stessa trama dei sogni ma anche della realtà superiore dell’essere.

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