In principio era il sesso

Master of sex, la serie TV americana che parla di un tema tabù fino a poco tempo fa

Il rapporto sessuale si integra perfettamente con l’eleganza della messa in scena, non dà fastidio ed è esclusivamente funzionale a ciò che si racconta.

di Tuarum  investigationum gratiâ

Master of sex, la serie TV americana che parla di un tema tabù fino a poco tempo fa


Un uomo, frustrato, introverso, stacanovista, anaffettivo, incapace di spontaneità, come William H. Masters non lo vorresti come amico e non lo sposeresti mai. E, per di più, con una ben visibile pancetta. Eppure il protagonista di Masters of Sex, ginecologo all'avanguardia nella ricerca scientifica del sesso negli anni 50, è uno dei personaggi più interessanti e sfaccettati della recente stagione televisiva. La nuova serie dell'americana Showtime (che quest'anno, con le fortissime finali di stagione di Homeland e Masters of Sex ha mietuto ascolti importanti) è il biopic (film biografico) di uno studioso coraggioso, il ritratto di un'America moralista e inibita, un pezzo di storia dell'emancipazione femminile, e la cronaca dell'evoluzione personale di un individuo incapace di manifestare i propri sentimenti che grazie allo studio dei comportamenti sessuali evade dalla propria prigione emotiva.

Bill Masters, stimato ginecologo dell'ospedale della Washington University di St. Louis, specializzato in trattamenti contro l'infertilità, intraprende un tortuoso percorso per approfondire la ricerca, fino a quel momento mortificata, sulla sessualità umana. Grazie al sostegno di Virginia, segretaria poi promossa collaboratrice, il medico registra le reazioni del corpo di volontari in centinaia di rapporti sessuali. È un genio ma la sua scarsa dimestichezza con il prossimo avrebbe decretato il fallimento del progetto se non fosse intervenuta la donna con intraprendenza, tatto ed empatia. Il medico è un groviglio di traumi psicologici: Bill si è fatto da solo e ora vanta una prestigiosa posizione sociale e una statuaria moglie trofeo, ma è ancora perseguitato dall'ombra di un padre prevaricatore che ne ha soppresso la gioia di vivere sotto gli occhi di una genitrice pavida che cerca tardivamente di recuperare il rapporto con il figlio. Brucia sotto le ceneri dell'animo di Masters l'anelito alla conoscenza e una passione inconfessabile per l'estroversa e disinibita divorziata Virginia, personificazione di tutto ciò che lui non ha il coraggio di essere.

Masters of Sex è creata da Michelle Ashford - analogo seriale di Kathryn Bigelow per la naturalezza con cui si avventura nella produzione di serie dure come Boomtown e The Pacific - e tratta dalla biografia di Thomas Maier Masters of Sex: The Life and Times of William Masters and Virginia Johnson, the Couple Who Taught America How to Love. La Ashford si cimenta con un soggetto a prima vista troppo ameno, eppure dopo l'ennesimo remake e spinoff o i soliti medical e procedural, una serie imprevedibile e originale come Masters of Sex profuma di miracolo. La narrazione è delicata e questa volta il tocco femminile si sente (ha popolato la sua writer room quasi esclusivamente di sceneggiatrici); oltre a essere un diario dell'America anni 50 e di un uomo imperscrutabile è anche la parabola del risveglio sessuale e dell'emancipazione delle donne dell'epoca. Virginia incarna l'avanguardia di questa nuova generazione: divorziata con figli a carico, rappresenta l'affrancamento economico; la segreteria Jane (Heléne Yorke) incarna quello sessuale, la dottoressa DePaul (Julianne Nicholson) - ginecologa in cerca di fondi per finanziare la diffusione del pap test -, è la portabandiera dell'emancipazione professionale e intellettuale, mentre Libby (Caitlin FitzGerald), bellissima e altera moglie di Bill obnubilata dal desiderio di maternità, è l'eterno femminino che sembra uscito dalla pubblicità delle lavatrici sulle riviste per casalinghe dell'epoca.

C'è anche Margaret (Allison Janney) devota moglie di Burton Scully (Beau Bridges), rettore ultracinquantenne dell'ospedale universitario e capo-amico di Masters che ha nascosto tutta la vita la propria omosessualità. La loro relazione, fondata su un amore limpido ma pieno di segreti, è la storyline più toccante e bella di questa prima stagione di 12 episodi diMasters of Sex, serie formalmente quasi perfetta a cui i Golden Globe hanno riservato la candidatura per miglior show drammatico dell'anno e miglior attore protagonista (il camaleontico Michael Sheen). Dai risvolti effettivamente drammatici, a volte tragici, Masters of Sex è anche divertente, e ironica nel mostrare il conformismo del tempo e il disagio di eminenti scienziati imbarazzati dalle dissertazioni sull'orgasmo ma integrati in una società dove il sesso fuori dal matrimonio era praticato tanto quanto oggi. Inaspettatamente ingenua, la serie spoglia i cuori di anime candide come quella della segretaria che ammette di adorare il sesso e del suo imbranato e occhialuto innamorato. Qualche volta i dialoghi non sono brillanti quanto esige una serie di tale qualità, ma le regie accorte dei britannici John Madden (Shakespeare in Love) e Michael Apted (Il mondo non basta, regista dell'episodio più doloroso dell'annata, Catherine) e le impeccabili interpretazioni di Sheen, Caplan, Janney e Bridges compensano nei frangenti in cui le parole non bastano.

Ineguagliabile il gallese Michael Sheen che materializza sullo schermo, spesso solo con lo sguardo, tutta la rabbia soppressa e il furore che il suo personaggio soffoca dentro di sé. La carriera del camaleontico Sheen è schizofrenica, bipolare, divisa tra interpretazioni - al limite dell'identità - di figure storiche come il giornalista David Frost, l'allenatore Brian Clough e Tony Blair e personaggi eccessivi, sopra le righe e unici come il leggiadro Miles di Bright Young Things, il ferale Lucian della saga diUnderworld, il punkettone Thorne di Laws of Attraction - Matrimonio in appello (o è Billy Joe dei Green Day?) e il giubilante Castor di Tron Legacy (la versione digitale di David Bowie?). Con Masters of Sex il mutaforma gallese fonde i due percorsi in una performance superlativa che evoca i fasti di Hugh Laurie nei panni del Dr House e di Bryan Cranston in quelli di Walt White. Il suo personaggio, a prima vista grigio e austero, cela un'indole esplosiva. Solo al volgere della prima stagione gli eventi ne scatenano il lato iconoclasta lasciando emergere la natura ribelle di un anarchico che prende le distanze dei colleghi bigotti e si affranca dal giudizio della società. Il vero Bill è un uomo passionale, seducente e innamorato, come Masters of Sex è la storia di un amore.


Da Movieplayer.it

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