Storie di ordinarie contraffazioni

Occhio alla pizza, due su tre non sono Made in Italy

Peperoncino del Vietnam contraffatto;cagliate originarie dell'Europa dell'Est, pomodoro cinese gonfiato, olio tunisino, farina tedesca...e il nostro grano? A marcire! Maggior controllo da parte delle dogane per la merce in import

di Massimo Melani

Occhio alla pizza, due su tre non sono Made in Italy

I tarocchi siciliani rimpiazzati da arance tarocche tunisine.

Le pesche di colorazione chiara, quasi bianche, originarie dell’Africa. I pomodori importati dalla Cina, gonfiati e grossi quasi come meloni.

Per non parlare delle alterazioni di formaggi tipici della nostra tradizione casearia, quali il Grana Padano e il Parmigiano reggiano, lo scandalo delle mozzarelle blu, del pollame tirato avanti ad antibiotici e le gustosissime uova alla diossina...

Insomma, non ci siamo fatti mancare niente, o meglio, non ci hanno fatto mancare niente!

Peccato, però, fosse tutta robaccia dannosa per la salute. A questo punto cos’altro possiamo aspettarci mentre gironzoliamo tra i banchi super gremiti del mercato?

La risposta ci piomba addosso come un tir, quando leggiamo la relazione presentata a Napoli dalla Coldiretti dal titolo La crisi nel piatto degli italiani nel 2014.

Un report angosciante che etichetta come prodotto alimentare meno sicuro in vendita in Italia il peperoncino proveniente dal Vietnam, e che accusa senza mezzi termini il riso importato dall’India. Le cifre a supporto sono a dir poco allarmanti: il 61,5 per cento dei campioni di peperoncino è risultato illegale per la presenza di residui chimici mentre, in merito al riso, ben 38,5 milioni di kg. importati, risultano a rischio, a grave rischio.

Il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ma che tempestività, si è premurato di assicurare, dopo aver sentito gli sfaceli della Coldiretti: «Noi non abbassiamo la guardia in particolare per tutta l’attività di controllo e di verifica della qualità dei prodotti che circolano in questo paese».

Intanto però, i cibi “incriminati” ce li ritroviamo sulle nostre tavole; dov’era il ministro quando importavamo queste schifezze?

Forse a testare, uno per uno, i grani di riso al supermercato?

Dott. Martina i test vanno fatti in dogana, quando s’importano le merci e soprattutto quelle identificate come generi alimentari e alle quali viene dato l’ok da un’apposita società di sorveglianza che ne attribuisce l’idoneità e integrità alimentare.

Vabbè, ora però il ministro né è a conoscenza e vedrete che sarà in prima fila in porto quando scaricheranno dalle varie navi tali prodotti.

La Coldiretti ha tenuto a precisare che nel 2013 l’Italia ha importato ben 273.800 chili di peperoncino destinato alla realizzazione di salse e sughi tipici, adoperato per insaporire l’olio o come condimento, sempre, coerentemente, senza alcuna indicazione per i consumatori.

Finalmente le sciagure della nostra tavola sono finite!

Ma neanche per sogno: a finire all’indice, sempre secondo il dossier Coldiretti, risulta anche la pizza: un pezzo fondamentale della nostra storia culinaria, mai come oggi sempre più incrociata, ibridizzata in nome della grande immensa rottura di scatole chiamata globalizzazione gastronomica e in virtù degli assurdi obblighi dello scambio import-export.

Senza farla tanto lunga c’è da dire che quasi due pizze su tre partorite dai forni nostrani (63%) sono la conseguenza non già dell’originale miscuglio di farina, pomodoro, mozzarella e olio d’oliva tutto rigorosamente made in Bel Paese, ma il composto di quegli ingredienti provenienti però da altri continenti e senza nessuna informazione per noi, poveri tossicodipendenti da pizza.

Nelle pizzerie dello Stivale, infatti, sovente viene servito un prodotto preparato con mozzarelle venute fuori non dal latte, ma da semilavorati industriali – le cosiddette cagliate –originarie dell’Est Europa, pomodoro cinese ben gonfiato, olio di oliva della Tunisia o spagnolo, farina francese, russa o tedesca, al posto del nostro grano.

Finalmente,  siamo alla fine di tutto questo ben di Dio!

Cosa vogliamo di più? Oltre a importare i Kabobo col machete, ora introduciamo anche i prodotti contaminati e contraffatti di altri paesi…

Ma, non dobbiamo preoccuparci più di tanto: il Ministro Martina è già in porto in attesa della prossima nave proveniente dalla Tanzania.

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