Editoriale

Il naufragio del buon senso e forse di altre verità

TRoppo rumore, troppa indignazione, troppo poca pietà per i morti, troppi silenzi su quel che accade in Italia

Simonetta  Bartolini

di Simonetta  Bartolini

n questi giorni abbiamo guardato tutti con sconcerto le immagini del naufragio della Concordia, abbiamo visto con un certo disgusto definirsi sempre più chiara la codardia del comandante e forse anche dei suoi ufficiali. Lo spettacolo è stato ed è amaro. Una tragedia nella tragedia, perché la prima, più importante non dimentichiamocelo, è rappresentata da quei poveri morti, che sembrano messi in disparte.

Poi abbiamo assistito ad un altro naufragio quello del buon gusto, del senso della misura, del buonsenso, tutti andati a picco peggio della nave della Costa.

Ormai da una settimana notiziari e approfondimenti, carta stampata e on line, opinionisti e persone comuni si dedicano con acribia indefessa a mettere alla gogna quello sciagurato comandante, di contro esaltano il Capitano che dal Porto lo ha redarguito in maniera colorita.

Per carità Schettino merita ben più e peggio della gogna, e forse anche i suoi secondi. Quello che ci ha impedito di unirci al coro, peraltro giusto, di riprovazione è stato l’eccesso che grondava da tanta sacrosanta indignazione.

Abbiamo avuto la sorda sensazione che si stesse mettendo in atto una sorta di tentativo di convogliare il malessere per quello che sta accadendo in Italia e in Europa su qualcosa che ben si prestava a far da collettore della rabbia. Così dopo il comandante si è passati a cercare le responsabilità nella pratica dell’”inchino”, il saluto ravvicinato alla costa, si è detto che gli armatori sapevano di questa usanza pericolosa, si vanno raccogliendo documentazioni su casi precedenti, facebook è diventato una sorta di prova del delitto con il post che annunciava l’avvicinamento della Concordia al Giglio. Poi è venuto il turno del governo, magnifico latitante in questa emergenza drammatica. E quindi quello della magistratura nella persona della giovane Gip che ha tolto il comandante dal carcere, ennesima prova della incredibile discrezionalità (che talvolta sembra indifferente alla giustizia e allo spirito delle leggi, tanto da sembrare criminale per eccesso o per difetto di pratica) della magistratura. Tutto vero, tutto giusto e condivisibile, ma ancora una volta il retrogusto amaro dell’eccesso è dominante sulla legittimità.

A condire questa insalata di riprovazione generale, Crozza a Ballarò ha fatto un paio di battute banali sul popolo di navigatori!

E così abbiamo mandato a picco definitivamente l’immagine dell’Italia, tanto che gli americani si sono permessi di darci degli incompetenti, e qualcuno ha giustamente ricordato loro quanto sangue sono costate le loro bravate sul suolo italiano, Cermis per tutte.

Però il problema sta proprio qui, in questo apparente cupio dissolvi della nostra credibilità che siamo noi stessi i primi a praticare.

Non sappiamo cosa verrà fuori dalle indagini sull’incidente, però sembrerebbe abbastanza chiaro che si è trattato di una manovra sbagliata, nel posto sbagliato, cui è seguita una reazione addirittura criminale (la vigliaccheria quando si è a pochi metri dalla terra ferma è inconcepibile) del principale responsabile dell’errore. Qualcosa di drammaticamente semplice che come tale doveva essere trattata.

Invece no. E di nuovo torna fuori un retrogusto fastidioso legato alla domanda, perché?

Abitudine italica alla sovrainterpretazione come la definirebbe Umberto Eco?

Temperamento autoflagellatorio di chi, come scrisse Collodi, ha fatto dell’umiltà la bandiera nazionale ripetendo senza sosta e in ogni occasione che «Noi siamo falliti, noi non abbiamo né buoni generali né buoni soldati di mare»?

O forse gonfiare a dismisura quel naufragio e le sue modalità da disgrazia evitabile sono state un ottimo diversivo. Per esempio dalle proteste dei tassisti, o ancor meglio da quelle siciliane che sono riuscite a guadagnare spazio nei notiziari solo perché stava per scapparci il morto. E in generale da quello che ci aspetta e che stava per deflagrare nella consapevolezza dei connazionali?

A pensar male si fa peccato… ma spesso non si sbaglia! E lo diceva uno che lo sapeva bene.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.