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Editoriale

Contrordine compagni, nessuna pacificazione e tolleranza verso chi non è allineato

Il caso dell’abilitazione negata perchè si occupa di autori considerati di destra

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

er commentare certe cose, mancano davvero la penna e la matita del grande Giovannino Guareschi, geniale inventore del “trinariciuto”, il compagno  che dice, pensa (per modo di dire) e agisce sempre in perfetta sintonia con l’Unità.  Ma forse neppure lui riuscirebbe a fare dell’umorismo, per quanto amaro, su quanto accaduto a Simonetta Bartolini nei giorni scorsi.

Simonetta Bartolini  è dal 2003 ricercatore presso la Libera Università degli Studi per l'Innovazione e le Organizzazioni – LUSPIO, dove, per affidamento, tiene gli insegnamenti di Letteratura italiana  contemporanea e Letteratura comparata  e aveva fatto domanda per  l’idoneità allo status di professore associato ( il cui ottenimento non garantisce di per sé alcuna cattedra, ma solo la possibilità di essere chiamati da qualche ateneo) allegando i titoli richiesti dal suo rispettabilissimo curriculum. Ma la risposta è stata un niet nel più puro stile sovietico:” Presenta alla valutazione 12 pubblicazioni (selezionate da una bibliografia complessiva  di 39), tra le quali una sola monografia, Ardengo Soffici. Il romanzo di una vita (del 2009), che dal punto di vista critico interpretativo raggiunge risultati modesti” pontifica la sentenza, ascrivibile a  un gruppo di illustri carneadi cattedrati. Ma fosse solo questo: a proposito del romanzo di Soffici, uno di questi barbassori, tale Mario Sechi, se ne esce con queste alate parole: “Di maggiore impegno l’unica monografia presentata, Ardengo  Soffici il romanzo di una vita, del 2002, che tuttavia evidenzia un uso alquanto selettivo delle fonti storiche e della vasta bibliografia sulla cultura del fascismo. Nel complesso non si possono non rilevare una sostanziale episodicità degli spunti di ricerca, e una scelta limitata e limitativa di oggetti e temi.”

Chiunque abbia un po’ di pratica di storia della letteratura del Novecento conosce benissimo il valore degli studi della Bartolini, soprattutto per quel che concerne questo periodo difficile e tormentato. Quanto alla monografia su Soffici, sconcertano sia l’affermazione sui “risultati modesti” (non solo infatti questo libro è l’unico che abbracci in un’unica sintesi critica l’opera di Soffici come scrittore, ma ha anche riscoperto il suo peso effettivo nelle riviste del Primo Novecento e di Lacerba in particolare, di cui risulta, contrariamente all’opinione comune, il vero animatore), sia ancor più quello sulla scelta “limitata e limitativa di oggetti e di temi”; da quando in qua si richiede a un docente universitario di essere un tuttologo?

Ma naturalmente è del tutto inutile cercare le ragioni di questa esclusione sul piano scientifico e culturale, in cui la Bartolini vale probabilmente molto più dei suoi “giudici”. La vera motivazione della “sentenza” si legge senza nemmeno troppi sottintesi nei vari giudizi della commissione, ma con grande chiarezza in quello del “celebre studioso” (!!!!!???) Mario Sechi. Sconcerta se mai il fatto che un giudizio di questo genere possa tranquillamente essere pubblicato su un sito ufficiale come quello del Ministero dell’Università e Ricerca, trasformato per l’occasione in vera e propria “gogna mediatica”:

Come studiosa, presenta un profilo marcatamente militante, orientato sulle tesi del revisionismo storiografico (sul fascismo e sulla Resistenza come guerra civile, e sulla stessa esperienza della RSI), e impegnato in un tentativo di rivalutazione di autori rivendicati dalla destra politica come fondativi di una tradizione alternativa a quella “vincente” ed egemonicamente canonizzata:[1] da Soffici e Barna Occhini (di cui ha pubblicato il carteggio nel 2002), a Papini e a Guareschi (che viene messo a confronto con Primo Levi in un saggio del 2008), a Comisso nella sua formazione dannunziana, a un Pasolini proiettato sin dai suoi esordi in una prospettiva ultra-mistica e ultra-tradizionalista.

Ecco la parola magica, la bolla di scomunica, il marchio d’infamia buono per tutte le stagioni: revisionista. Se dunque la studiosa avesse dedicato le sue energie alla tradizione vincente e dominante sarebbe poi stata ritenuta degna di ascendere alle italiche cattedre in nomine Marx Togliattique,  onde poter poi meglio coartare quanto resta del senso critico e della libertà di coscienza delle giovani generazioni?

E’ semplicemente incredibile che a 35 anni dal crollo del muro di Berlino ci sia ancora chi ragiona esclusivamente col paraocchi dell’ideologia; e questo è tanto più grave tra  gente che dovresti esser dotta, per parafrasare il padre Dante, sicuramente per Sechi e soci altro pericolosissimo esempio di veterofascismo. Ancor più grave è che in paese che si definisce civile e persino democratico a gente come questa sia dato il potere di decidere chi ha il diritto o meno di essere docente universitario: la “revisione” dovrebbe essere infatti il motore della storia, letteraria o meno, in quanto continua rimessa in discussione e acquisizione di nuovi dati; la differenza la fa se mai l’angolatura da cui la si compie, se scientifica o apologetica. Ma sostenere che l’attività della Bartolini sia (in perfetto linguaggio marxista!) quella di una studiosa “militante” significa o non aver letto la sua opera o avere già deciso il responso limitandosi, appunto, alla biografia dell’autrice, che peraltro non è affatto una pericolosa sovversiva né ha legami con gruppi extraparlamentari o servizi segreti e neppure con partiti politici;  ma è semplicemente una persona libera che non si è mai piegata al conformismo dilagante e imperante: e questo, sia per quanto riguarda la sinistra che la destra . C’è peraltro da dire che se avesse avuto legami con gruppi terroristici di sinistra sarebbe con tutta probabilità già ordinaria da un pezzo ….

Soffici, Papini, Guareschi. Tre grandi scrittori, tre grandi voci dell’Italia del Novecento che sono stati e sono tutt’ora letti e amati, che hanno rappresentato un punto di riferimento fondamentale per la nostra cultura artistica e letteraria. Il solo fatto di aver ricordato all’esercito di pennivendoli e imbrattacarte oggi imperante la grandezza e l’importanza di uno scrittore come Guareschi, che non rappresenta un indirizzo “perdente (tra l’altro il sig. Sechi lo sa che Guareschi era tanto “fascista” da finire addirittura in campo di concentramento?)  ma l’Italia degli anni ‘50 alla faticosa ricerca di una sua identità e quella degli anni  ’60 che invece smarrisce se stessa tra le sirene del miracolo economico (e qui Giovannino fu purtroppo grande profeta) costituirebbe titolo meritevole di cattedra. Ma questo appunto in un paese civile e non popolato da trinariciuti che si sono forse “acculturati” (per modo di dire) ma non certo evoluti, anzi! E sarebbe il caso che le forze libere, gli ingegni dediti al dantesco  ben far e non alla prostituzione intellettuale, facessero sentire la loro vicinanza la loro solidarietà a Simonetta Bartolini, che purtroppo non è certo un caso unico, né sarà purtroppo ultimo, in una università sempre più infeudata da baronie autoreferenziali e sempre meno produttrice di scienza e cultura.  Questo e simili episodi contribuiscono a spiegare la crisi degli atenei italiani, ormai fanalino di coda nel panorama internazionale. E si spera che questo verdetto infame possa essere denunciato con tutta la forza necessaria  (Libero, Il Giornale e il Corriere della sera hanno dato ampio risalto alla vicenda, suscitando anche commenti indignati e solidali con la studiosa) e magari ribaltato.

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    3 commenti per questo articolo

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 17/03/2014 13:19:55

    solo qui si attardano. alludo pure a ciò che Kant nominava nella sua accorata lettera la quale ho riassunto, nel senso, nel commento più sotto. lo scritto del Professor Del Nero è magistrale nello stile e nella lingua. ma devo voglio precisare una cosa che ci farà impressione. proprio dove la favella dice "niet" lo stile nominato dall'Autore si è involato per accasciarsi stanco e ridicolo qui: a Mosca una professoressa dell'università statale, la signora Olga Gurjevic sta traducendo tutto Giovannino Guareschi. in un'intervista apparsa perfino sull'internet la traduttrice domanda come mai l'Italia non valorizzi come dovuto un grande scrittore quale è il vignettista umorista poeta filosofo della Bassa. io volevo mettermi in contatto con questa signora che scrive un italiano perfetto ma come faccio ora dopo quel che leggo sull'articolo di sopra? devo ancora far sapere queste miserie all'estero? mi vien male sinceramente. far la parte dell'ambasciatore di tali novelle edificanti non è un così grato ufficio...chi mi suggerisce qualcosa da dire? e se invece facessi finta di nulla? ora ci penso. mi immergo il capo in acqua fresca e rifletto.

  • Inserito da ghorio il 17/03/2014 12:50:46

    Ho già espresso la mia solidarietà a Simonetta Bartolini nei piccoli commenti sui quotidiani di area che hanno riferito la notizia, in particolare Renato Besana su "Libero". In questa sede la rinnovo con tutta la mia stima per la decisione assurda presa da tale commissione, con i giudizi di tal Mario Sechi, da non confondere con l'ex direttore de"Il Tempo". E' chiaro i vari Ardengo Soffici, Giovanni Papini, Giovannino Guareschi, etc non hanno bisogno del giudizio di persone che ignorano evidentemente la letteratura e il giornalismo italico. Solo, però, che in Italia non esiste la reciprocità: nel centrodestra si è troppo buoni e si sprecano gli aggettivi di "ottimo", dati a storici, magari di parte , a saggisti e cos' via. Forse bisognerebbe cambiare registro e rendere "pan per focaccia" e magari ricordo ai vari Sechi che la cultura, quella vera, non è monopolio della sinistra, basta scorrere l'elenco degli ultimi 100 anni, senza scomodare padre Dante. Ho letto la testimonianza di Paolo Isotta, come la discriminazione viene applicata, ma poteri citare altri nomi di illustri giornalisti e saggisti discriminati per la loro militanza a destra. Forse, visto che in Italia non c'è la memoria storica, come scriveva spesso Montanelli e prima di lui, Ugo Ojetti e Giuseppe Prezzolini, i giornali dell'aera di centrodestra, nei vari anniversari dovrebbero ricordate, scrittori, giornalisti e saggisti, in modo che i tanti Mario Sechi , di turno, possano prendere nota. Giovanni Attinà

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 17/03/2014 12:25:16

    Soffici, Papini, Guareschi e piccolo da Chioggia. i 3 massimi e il minimo in termini di analisi infinitesimale della funzione matematica un po' difficile ad integrare per talenti mediocri. qui il succhiello dovrebbe bucare addirittura la quinta narice per arieggiare un povero cervello soffocato. hanno mai letto le lettere di Immanuel Kant certi professori? una sua lettera è gustosa: in essa il filosofo di Konisberga si lamenta di non liberar il ventre da giorni. e con il suo indiscutibile talento indagatorio dice che a sua esperienza gli escrementi che si attardano influiscono sulla capacità di raziocinio cerebrale. la riflessione su letture del genere ai professori come quello nominato dall'articolo non farebbe male.

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