Personaggi della storia

Politica rossa e filosofia. Curzio Malaparte tra sindacalismo rivoluzionario e ”oceanismo”

Secondo Giuseppe Pardini, autore di una delle più belle biografie di Malaparte, è difficile attribuire qualche etichetta politica al Personaggio

di Ivan Buttignon

Politica rossa e filosofia. Curzio Malaparte tra sindacalismo rivoluzionario e ”oceanismo”

Malaparte è fine uomo politico con forti aspirazioni filosofiche. Sempre a sinistra, anche nel fascismo, spicca per acume intellettuale ed estetico.

Kurt Erich Suckert, questo il vero nome, nasce a Prato il 9 giugno 1989 da Erwin Suckert, tedesco, e Evelina Perelli, lombarda. Il padre gestisce una tintoria nel pratese, dove il piccolo Kurt viene a contatto con un ambiente di lavoratori, umile e popolare. E’ circondato da tanti affetti, soprattutto operai, cosa che formerà il suo carattere e il suo humus colturale. Difatti, rimane molto attaccato a Milziade Baldi, fabbro operaio, e la campagna toscana si imprime nel suo cuore come un sogno[1].

Negli ultimi anni di liceo affina la capacità espressiva di scrivere versi e articoli[2]. In questo periodo stringe amicizia con il poeta socialista-mazziniano Bino Binazzi, che lo avvia allo studio dei classici e dei maggiori scrittori. Non solo: lo conduce negli autorevoli circoli culturali fiorentini come il Caffè Paszkowski e le Giubbe Rosse, a contatto con Papini, Soffici, Palazzeschi[3]. Inizia così a vedere negli ideali mazziniani e garibaldini la riscossa del mito e del primato della Nazione[4]. Nel 1913 Malaparte di iscrive al Partito Repubblicano Italiano e diventa segretario giovanile della sezione di Prato. Di questa esperienza dirà, da fascista: “Sono sempre stato repubblicano. Cresciuto in un ambiente operaio, fra artigiani e operai mazziniani, non potevo non essere repubblicano. [...] Questa vita nel popolo e per il popolo è stata uno degli elementi fondamentali della mia educazione morale e intellettuale. [...] Sebbene profondamente differenziati dal Partito Socialista, anche noi repubblicani prendevamo parte viva alle lotte sociali ed economiche del popolo e di questa partecipazione il ricordo più forte in me è quello della “settimana rossa” del giugno 1914. [...] [Quando] ormai la “settimana rossa” era finita, e dopo un utile tentativo di continuare la lotta da soli tutti tornarono a casa a testa bassa, delusi e avviliti, io n’ebbi un profondo dolore e mi misi a piangere. Due giorni dopo fui arrestato insieme ad altri giovani”[5]. Così traccia il filo rosso che collega queste scelte con la successiva in direzione fascista: “Nell’inverno del 1914, mentre l’Italia era ancora neutrale, io piantavo in asso il liceo Cicognini e, recatomi a Ventimiglia, attraversavo la frontiera a piedi, di notte, per arruolarmi nella Legione Garibaldina che si organizzava ad Avignone e a Montelimar, con la quale presi parte ai combattimenti delle Argonne. La Legione Garibaldina era composta, in grandissima parte, di sindacalisti e di anarchici. Se dovessi giudicarla oggi, con l’esperienza storica e poetica di questi ultimi venticinque anni, direi che la Legione Garibaldina era composta di “fascisti”: essa fu per me l’anticamera del fascismo. Vi predominavano tutti quegli elementi politici e sociali che dovevo poi ritrovare nel fascismo. Non si capirebbero le ragioni della mia adesione al fascismo se non si tenesse conto di quella mia esperienza garibaldina”[6].

Secondo Giuseppe Pardini, autore di una delle più belle biografie di Malaparte, è difficile attribuire qualche etichetta politica al Personaggio. Tuttavia, ci spiega lo studioso, Malaparte resta più o meno vicino al sindacalismo rivoluzionario[7]. Nel corso di tutta la sua vita rimarrà per esempio legato al pensiero di Filippo Corridoni. “Fu il primo a predicare alle folle la necessità rivoluzionaria della sofferenza” così Malaparte ricorda Corridoni, aggiungendo che è stato lui a “gridare al popolo che la libertà si conquista con il sacrificio di tutto, anche del pane quotidiano”[8]. Addirittura, sostiene che “la prima volta che io vidi Mussolini, accanto a Corridoni e Marinetti, io trovai che Corridoni era migliore di Mussolini. E per certe cose era vero, benché in sostanza, Corridoni fosse un popolano, ma del tipo più comune di quello di Mussolini”[9].

Malaparte partecipa alla Grande Guerra e, una volta terminata, rimane in qualità di ufficiale d’ordinanza alle dipendenze del II Corpo d’Armata del generale Albricci in Belgio[10]. Dopo alcuni trasferimenti viene assegnato alla Consulta e viene nominato Addetto alla Legazione d’Italia in Polonia a Varsavia. Inizia così una carriera diplomatica che cessa nell’ottobre del ’20[11]. Da lì osserva gli eventi internazionali e collabora con il quotidiano fiorentino “L’Idea Nazionale”[12]. Da questa posizione privilegiata inizia a scrivere il suo primo libro: La rivolta dei santi maledetti. La sua tesi di fondo è tutta in direzione rivoluzionaria. Considera Caporetto un fenomeno sociale, una rivoluzione appunto. Rivoluzione di una classe, come da migliore tradizione marxista. Solo che la classe di cui parla Malaparte ne La rivolta dei santi maledetti è la fanteria, élite proletaria dell’esercito[13]. Caporetto è quindi l’episodio in cui la fanteria riprende la Rivoluzione Nazionale che l’autore considera “iniziata nel 1821, soffocata nel 1870 e riavviata definitivamente” nel ’14 da “noi interventisti sindacalisti e repubblicani, volontari garibaldini sempre, nelle Argonne e nel Carso”[14]. La fanteria, così, dovrebbe attuare una nuova rivoluzione per realizzare due obiettivi. Una società politica diversa in cui il popolo conquista le istituzioni, e una nuova civiltà, connessa di un nuovo ordine politico, economico, morale etico[15].

L’altra tesi de La rivolta dei santi maledetti dà vita al movimento chiamato oceanismo. Il modo di pensare corrente, legato al particolare e ai particolarismi, fa sfuggire agli uomini la verità. L’oceanismo li riporterebbe invece a guardare il mondo nella sua globalità, così da raggiungere l’obiettività[16]. Quella obiettività indispensabile al popolo italiano se intende assurgere a guida della civiltà umana[17].

Malaparte nasce come uomo di sinistra nazionale e tale rimane[18]. Nel ’22, pur criticato, anche aspramente, per le sue scelte filofasciste, viene chiamato a scrivere nelle riviste letterarie della sinistra antifascista come “Valori plastici” e “La Rivoluzione Liberale” del suo amico azionista Piero Gobetti[19].

Insomma, definito “irriducibilmente di sinistra” anche da eminenti figure dell’antifascismo italiano in pieno Regime (e sua adesione), Curzio Malaparte rimane da una parte fedele ai precetti sociali del mazzinianesimo e del repubblicanesimo, mentre dall’altra spicca per acume politico ma anche, come la prestigiosa teoria dell’”oceanismo” ben testimonia, per una forte predilezione al ragionamento filosofico.



[1] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, Luni Editrice, Milano-Trento, 1998, p. 25.

[2] Ibidem, pp. 25-26.

[3] Di Binazzi Malaparte dirà “ha una grande importanza nella mia vita”. C. Malaparte,Brano da un’intervista, in E. Suckert Ronchi, Malaparte, vol. I, Città di Castello, 1995, p. 22.

[4] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, cit., p. 27.

[5] C. Malaparte, Brano da un’intervista, in E. Suckert Ronchi, Malaparte, vol. I, cit., p. 66.

[6] C. Malaparte, Sangue, Vallecchi, Firenze, 1954, p. 59.

[7] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, cit., pp. 31-32.

[8] C. Malaparte,L’Europa vivente ed altri saggi politici (1921-1931), Vallecchi, Firenze, 1923, p. 416.

[9] E. Suckert Ronchi, Malaparte, vol. XI, Città di Castello, 1995, p. 677.

[10] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, cit., pp. 43-44.

[11] A. Gionfrida, Mussolini e addetti militari in Polonia (1919-1923). Le fonti archivistiche dell’Ufficio Storico, S.M.E. Ufficio Storico, Roma, 1996.

[12] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, cit., p. 45.

[13] Ibidem, p. 47.

[14] C. Malaparte, L’Europa vivente ed altri saggi politici, cit., p. 12.

[15] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, cit., pp. 47-48.

[16] C. Malaparte, L’Europa vivente ed altri saggi politici, cit., p. 22-23.

[17] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, cit., p. 56.

[18]Interessante la testimonianza resa dall’antifascista emigrato a Parigi Luigi Campolonghi durante il processo Suckert - Quotidien: del dicembre del ’24: “Questo incarico fu dato al Suckert perché egli è appunto uno di quei fascisti che provengono dal gruppo sindacalista e repubblicano, e perché è tutt’ora un uomo di sinistra”. Il processo Suckert-“Quotidien”, in “La Conquista dello Stato”, 21 dicembre 1924.

[19] G. Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, cit., p. 63.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da ghorio il 06/03/2014 10:09:05

    Per ragioni anagrafiche, non ho potuto seguire da vicino gli scritti di Malaparte. L'ho fatto dopo con la lettura dei suoi romanzi e saggi, compreso il "Meridiano" a lui dedicato, oltre alla biografia a lui dedicata dal grande Giordano Bruno Guerri.Da piccolino, frequentavo le elementari, mi ricordo ad ogni modo la sua rubrica "Battibecco" su Tempo illustrato, con la grande stagione dei settimanali di allora. Non sapevo allora chi fosse ma la sua verve polemica attirava la mia attenzione, come del resto la rubrica "Serraglio" di Giovanni Ansaldo. Ricordo poi la vicenda della sua morte, seguita su"Il Tempo" , grandissimo quotidiano allora, con la conversione e padre Virginio Rotondi. Certo Malaparte ha cambiato varie opinioni politiche, a mio parere, ma rimane uno scrittore di vaglia della stagione sicuramente brillante del giornalismo dell'epoca, anche se magari il suo narcisismo non era "sopportato" da altri giornalisti famosi, cito tra tutti Indro Montanelli. AD ogni modo apprezzo questo ricordo fatto da Ivan Buttignon.

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.