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UN EROE D’ALTRI TEMPI

«Mi chiamava Valerio perché era più veloce». Oggi è un film, ma è una storia di ieri

​Valeriano, Valerio per Fausto Coppi, un venditore ambulante delle campagne toscane che, per necessità o virtù, si scopre essere un asso delle due ruote...

di Laerte Failli

«Mi chiamava Valerio perché era più veloce». Oggi è un film, ma è una storia di ieri

Valeriano, Valerio per Fausto Coppi, un venditore ambulante delle campagne toscane che, per necessità o virtù, si scopre essere un asso delle due ruote: vince molte gare a livello locale e viene adocchiato dai professionisti. Il vero salto lo compie passando alla squadra Girardengo del campione Costante Girardengo, dove arrivarono i soldi; 80.000 £.  al mese per 10 mesi (un operaio uno stipendio simile lo prendeva in 5 mesi! ) e la responsabilità: per gli allenamenti e le gare doveva restare diverso tempo fuori casa.  Al giro di Toscana la sua squadra non partecipò e allora lui  vi prese parte con uno staff organizzato per lo più da amici, dunque in modo “artigianale” e una vera assistenza.

Dopo quella gara iniziarono i problemi alla schiena, lo affliggeva una forma di artrite.

Si risistemò e ad un Giro di Lombardia non all’altezza delle aspettative seguì la chiamata di Coppi, che lo voleva nella sua squadra per l’anno successivo.

Falsini aspettava con ansia la lettera della Bianchi che lo invitasse a salire a Milano per firmare il contratto; i giorni passavano, le aspettative e le paure di un ripensamento da parte del Campionissimo aumentavano, fino al giorno in cui il postino gli recapitò la chiamata della squadra: ad attenderlo c’era un contratto come gregario di Fausto Coppi, suo idolo da sempre, con stipendio di 100.000 L al mese per 10 mesi.


Ha raggiunto il suo obbiettivo ma il destino gli riserva qualcosa di diverso, quel sogno lo sfiora senza riuscire a diventare realtà.

Il ciclismo del dopoguerra rappresentava un Italia che sudava e lavorava sodo, era composto da eroi venuti dalla provincia, “non è solo bravo, ma sa soffrire” si sente nel film; uomini desiderosi di riscattare le loro umili condizioni. Un passato di successi sportivi che nemmeno la più recente macchia del doping è riuscito a cancellare.

Si parla di un’epoca dove erano i sogni e la determinazione a muovere le azioni; di un’epoca nella quale un soprannome ti si cuciva addosso più del nome proprio (Pentolaio perché suo padre vendeva appunto pentole e cocci) e nella quale predominavano i “ti voglio bene” sinceri, i sogni difesi con i denti e le decisioni impartite dalla famiglia. Ma sembrava tutto più naturale e spontaneo, proprio come lo stile stesso del film che mette in risalto l’animo del toscanaccio, divertente, diretto e sincero allo stesso tempo.

L’idea del film parte dal fascino con cui il regista Patrizio Bonciani fin da ragazzo ha osservato questo stravagante signore che, con la storica divisa della Bianchi, continuava a dimostrare un intatto entusiasmo, anche dopo il ritiro,  per la bicicletta e per il mito di Fausto Coppi. Quando Bonciani ha conosciuto direttamente Valeriano, stimolato dai suoi ricordi e dalla sua esuberante personalità, ha pensato che la sua storia, così coinvolgente, così particolare e così profondamente umana, poteva diventare un soggetto per farne un film. Pensiero che è diventato realtà grazie alla collaborazione con Fresnel Multimedia, partner ideale per iniziare questa avventura, grazie all’esperienza e la competenza in lungometraggi, corti e video del director Igor Biddau  e del suo staff. 

La sceneggiatura è di  Maria Italia Lanzarini, del Gruppo della Pieve, regista e autrice teatrale, con all’attivo diverse pubblicazioni sulla storia del territorio.

I personaggi che popolano questa storia sono per la maggior parte personaggi realmente esistiti,  la famiglia  di Valeriano con la mamma Amabile, il babbo Alfonso, la sorella Corinna e i fratelli; i compagni di lavoro  e amici fra cui Isonzo Sorbi e Lezio Losi che introdurrà Valeriano nel mondo dei professionisti. 

Vi sono poi  nomi noti al grande pubblico come  Fausto Coppi, Costante Girardengo, Gino Bartali, Serse Coppi, presenti nella misura in cui sono venuti a contatto con Valeriano Falsini, e hanno agito in merito alla vicenda sportiva e umana del ciclista valdarnese. 

Il personaggio di Maria Pia, moglie di Valeriano, è introdotto nella storia seguendo un percorso di fantasia. In realtà Valeriano conobbe la moglie dopo il ritiro dal professionismo. La giornalista Francesca è un personaggio d’invenzione.[1]

Gli attori sono un mix di diverse generazioni della popolazione locale, che ben trasmettono e hanno presente le innumerevoli difficoltà pari alla grande voglia di uscire dalla piatta vita di provincia e diventare qualcuno grazie al proprio talento:

Riccardo Sati è Valeriano Falsini; Roberto Caccavo è Fausto Coppi; Sofia Bigazzi è Maria Pia; Michele Manca è il Regista; Stefano Manca è il Postino; Giusi Merli è la zia; Alessandro Piantini è Isonzo; Andrea Onori è Lezio Losi; Silvia Ciucchi è Francesca; Vincenzo Poggi è Alfonso; Valentina Spagnoli è Amabile; Lorenza Guerrini è Corinna; Cristian Paniz è Girardengo; Alessandro Bindi è Serse Coppi; Franco Chioccioli è il preparatore atletico; Jonas Casprini è Rik Van Steenbergen; Alessandro Riccio è Renato Carosone; Giuseppe Taras è Lo Zio; Giacomo Nocentini è un amico di Valeriano; Danilo Bondi è un amico di Valeriano; Enrica Pecchioli è la ballerina; Simone Brunori è il dottore; Silvia Todesca è la segretaria; Mattia Caldini è Amerigo Sarri.

Le musiche scritte e realizzate da Stefano Rossi contribuiscono a rendere il clima e atmosfera dell’epoca.   

Il paesaggio toscano, con le sue bellezze naturali ed artistiche, dal Valdarno, al Chianti, all’Isola d’Elba, costituisce la suggestiva location del film : panorami ancora incontaminati che evocano atmosfere d’altri tempi. 



La prospettiva di questo film rimanda in un certo senso ai Promessi Sposi del Manzoni: i tumulti di Milano non sono visti con gli occhi dei vinti né tanto meno dei vincitori bensì degli “umili”, di una comune coppia innamorata; in questo caso l’epoca d’oro del ciclismo e il campionissimo Coppi,con il quale nacque  un forte rapporto, tanto che Valeriano ogni anno si reca alla tomba del campionissimo in segno di amicizia come persona e di gratitudine come sportivo; sono visti attraverso gli occhi di un ragazzo che si è sacrificato e ha combattuto per il suo sogno e che oggi con qualche anno in più sulla divisa Bianchi continua a trasmettere l’attaccamento ad esso. "Non c'e' niente di più duraturo e straordinariamente vero di un sogno che resta un sogno"

Tutto potrebbe risolversi in un brutto epilogo ma la forza interiore di questo giovane  nell’affrontare le avversità con  spirito positivo, lo rende capace di reagire e reinventarsi come uomo, nella normalità della vita di tutti i giorni, facendo comunque del ciclismo la passione della sua vita. Ancora oggi negli occhi di Valeriano c’è la freschezza di quel sogno, che, rimanendo tale, non è mai sceso dalla bicicletta e  ancora continua a pedalare.

Questo signore rappresenta una di quelle presenze silenziose all’interno di un paese che fanno bene a ogni singolo individuo che lo incontri.

Il film si fa quindi portatore di un messaggio educativo che, nell’esemplarità di Valeriano Falsini, restituisce al ciclismo e allo sport in genere il suo alto valore pedagogico che va oltre il raggiungimento del successo rielaborando positivamente la  sconfitta.

Non sono solo gli applausi in salita, le medaglie o tanto meno il colore di queste a formare un campione, ma quello che si riesce a trasmettere. Sicuramente preferirà essere ricordato come il Pentolaio; ma vogliamo non considerare Valeriano Falsini, in quanto esempio di vita, un campione?

Film consigliato a tutti gli appassionati di ciclismo e a chi voglia semplicemente vedere il racconto di una bella storia vera.

Il film è stato proiettato dal 24 al 30 Gennaio presso il Cinema Teatro Excelsior di Reggello; appuntamenti sold out che hanno appassionato spettatori e residenti del luogo. Dal 22 Marzo verrà proiettato al Nuovo Cinema di Figline Valdarno.



[1] http://www.michiamavavalerio.it/

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da domenico del Nero il 16/02/2014 20:02:39

    Bellissimo articolo, che rievoca sia una società decisamente più sana, sia un modo di fare cinema pulito e giovane, che si spera possa avere il successo e l'attenzione che merita. E il fatto che anche l'autore dell'articolo sia un giovane deve indurci a credere che non tutto, nonostante il mondo in cui viviamo, sia perduto!

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