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Una finestra sulla storia

Quando il Pci si divise sugli Arditi del Popolo. Gramsci li sosteneva Bordiga li osteggiava

Nella lunga storia di divisioni laceranti all'interno del maggior partito della sinistra italiana quella riguardante i combattenti nati durante la Grande Guerra è particolare e significativa

di Ivan Buttignon

Quando il Pci si divise sugli Arditi del Popolo. Gramsci li sosteneva Bordiga li osteggiava

“Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d'Italia non potranno con loro aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di macerie fumanti divide fascisti e Arditi”. Questa la celebre dichiarazione del tenente Argo Secondari, pluridecorato della prima guerra mondiale, all’assemblea degli “Arditi del Popolo” del 27 giugno 1921.

È l’estate del ’21 e diversi gruppi di coraggiosi tentano la lotta armata contro il fascismo. Appare curioso l’atteggiamento del Partito comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale comunista, nei confronti di questi giovani, chiamati “Arditi del Popolo”, che nascono tra giugno e luglio 1921 dalla sezione romana della Associazione nazionale arditi d’Italia, per opera di un gruppo di arditi capeggiati dal tenente Argo Secondari. Scopo dichiarato di questo gruppo è difendere con la forza le masse lavoratrici dalle aggressioni fasciste. Il movimento va raccogliendo elementi di origine svariata: anarchici (nel senso dell’epoca), mazziniani, radicali (sempre nell’accezione di allora), dannunziani, qualche comunista e socialista. Parecchi storici li considerano una sorta di Resistenzaante litteram. Se consideriamo che la maggioranza dei partigiani dopo l’8 settembre del ’43 è rappresentata da militari o ex militari (oltre 540.000 secondo le stime di Arrigo Petacco), il paragone può risultare corretto.

Il PCI pretende di controllare tutte le organizzazioni di combattimento. Invita inoltre i suoi membri a non entrare in quelle che sfuggono alla sua direzione. Il settarismo e la chiusura dell’Esecutivo comunista guidato da Amadeo Bordiga non piace ad Antonio Gramsci, che anzi propone di appoggiare gli “Arditi del Popolo”. Ma stavolta il conformista Gramsci si ritrova da solo. In pochi lo ascoltano. Solo Nicola Bombacci, che ventiquattro anni più tardi morirà accanto a Mussolini urlando “Viva il socialismo!”, è con lui.

L’intellettuale sardo è da almeno un anno su queste posizioni. Nel 1920 valuta positivamente le evoluzioni dell’impresa fiumana. Tanto che cerca di incontrare anche D’Annunzio, tramite il tenente filo-comunista della Legione di Fiume Marco Giordano. D’altronde, la Repubblica di Fiume e l’Unione sovietica vanno d’amore e d’accordo. Lenin considera rivoluzionaria l’iniziativa dannunziana e la stessa Legione di Fiume contemplava una forte presenza filo-sovietica tra le sue file.

Su “L’Ordine Nuovo” dell’8 luglio 1922 Gramsci descrive gli Arditi del Popolo come “il primo tentativo di riscossa operaia contro le orde della reazione”. Il 15 luglio soggiunge: “Sono i comunisti contrari al movimento degli Arditi del Popolo? Tutt’altro; essi aspirano all’armamento del proletariato, alla reazione di una forza armata che sia in grado di sconfiggere la borghesia e di presidiare l'organizzazione e lo sviluppo delle nuove forze produttive generate dal capitalismo”.

Gramsci parla in rappresentanza del partito che però non lo segue. Anzi. L’atteggiamento del PCI tiene lontani dalla lotta contro il fascismo elementi validi. Elementi che però non accettano che la direzione sia comunista. Mentre il PSI continua ad astenersi dalla lotta aperta, i combattenti comunisti potrebbero trovare l’unità. Ma sarebbe un’unità diretta da elementi non comunisti e il partito non l’accetta. Prevale così nell’Esecutivo la tendenza a controllare direttamente le formazioni paramilitari. Formazioni che selezionano i migliori quadri del partito e che potrebbero svolgere un ruolo di primo piano. Il partito scarta così ogni ipotesi alternativa, compreso il doveroso appoggio a chi combatte attivamente il fascismo, “Arditi del Popolo” in testa.

La disposizione sovietica di appoggiare gli “Arditi del Popolo” viene pertanto disattesa. Mosca ritiene allora necessario potenziare gli elementi più disciplinati come Gramsci e Bombacci. A danno della componente di Bordiga, che non deve più permettersi di catalizzare la maggioranza del partito attraverso i suoi atteggiamenti disertanti.

Nel ’22 a Mosca si parla di una “frazione” che limita la capacità di manovra del partito. La frazione è appunto quella di sinistra, quella capeggiata da Bordiga, l’astensionista. La nomenklatura sovietica condanna ufficialmente la sua tendenza a esimersi dal confronto elettorale, ritenuto invece vitale, almeno in questa fase. Viene così decisa la lotta a fondo contro la sinistra del PCI, che trasformerà radicalmente struttura e carattere del partito.

L’esecutivo dell’Internazionale eletto al V Congresso nonostante riconfermi uomini come Bordiga sancisce il più rigido conformismo nei confronti dei dirigenti della maggioranza bolscevica che ormai prevale. Non a caso vi vengono eletti contemporaneamente Giuseppe Stalin e Palmiro Togliatti.

Sono gli anni, questi, degli scontri tra fascisti e rossi ma anche tra fascisti e cattolici. Nel 1924, il papa invia al presidente dell’Azione cattolica mezzo milione destinato alle sedi devastate dai fascisti. Ciò susciterà un ironico commento del “Popolo d’Italia”. Il 20 dicembre 1926 Pio XI prende posizione contro gli attacchi a sedi e associazioni cattoliche successivi all’attentato di Bologna a Mussolini del 21 ottobre.

Il 10 gennaio del 1925, a una settimana dal discorso pronunciato il giorno 3 da Mussolini che consacra l’offensiva fascista contro le opposizioni, Gramsci condanna ogni ipotesi di convergenza con la socialdemocrazia. Più il fascismo si potenzia e più il fronte rosso si divide. Tanto che Gramsci inizia la guerra anche contro Bordiga.  

Lo scontro tutto interno al PCI, magistralmente fomentato dall’Unione sovietica, presto si spiega. Proprio quando la sinistra, o almeno il partito, dovrebbe compattarsi di fronte al potere fascista, i litigi si fanno feroci. Questo perché la lotta tra Gramsci e Bordiga non riguarda questioni tattiche. Quello che è in gioco è piuttosto l’intera impostazione strategica, la struttura e lo stesso ruolo storico della III Internazionale. E’ così che si forgia, di fatto, il nuovo partito comunista. Quel partito che negli anni Sessanta diventerà il riferimento elettorale (e non solo quello) di un italiano su tre, ma che già nel ’46 le elezioni politiche sanzioneranno come partito di massa, facendo scomparire per sempre la sua struttura di partito d’avanguardia.

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