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Cultura Mitteleuropea

I Sogni di Schnitzler che Freud perse l'occasione di studiare

Il padre della psicanalisi scrivendo all'autore di Doppio sogno (Eyes Wide Shut di Kubrik) si doleva di non esseresi adoperato per incontralo

di Marino Freschi

I Sogni  di Schnitzler che Freud perse l'occasione di studiare

Arthur Schnitzler

Il firmamento della Giovane Vienna ha due stelle di prima grandezza Hugo von Hofmannsthal e Arthur Schnitzler, appartenenti a quel variopinto movimento artistico che si riuniva al Café Griensteidl. In realtà sarebbe più esatto considerare Schnitzler e Hofmannsthal i poli opposti di un sistema estetico-letterario estremamente creativo proprio per le antinomie e tensioni esistenti: Schnitzler era un esponente del naturalismo, medico per professione, tendenzialmente positivista, ancorché aperto alle nuove derive del pensiero e dell'arte impressionistica viennese, ma impermeabile alle suggestioni mistiche, cui propendevano Hofmannsthal e i più giovani membri del gruppo come Beer-Hofmann e von Andrian. Ma ciò che oggi più sorprende in Schnitzler è la sua meticolosità nell'archiviare, catalogare tutto il suo vissuto. Nel 2000 si è conclusa la pubblicazione completa di tutti i suoi diari: dieci volumi, circa 5000 pagine. L'anno scorso sono stati pubblicati i taccuini dei suoi sogni da P. M. Braunwarth e L. A. Lensing, ora editi da noi, in una elegante edizione del Saggiatore: Sogni 1875-1931, a cura di A. Grieco e V. Lingiardi, in una godibile traduzione di Fernanda Rosso Chioso (pagine XXXVI+437,€35) e corredata da un ricco apparato iconografico e di note. Il volume conferma questa tendenza all'inventario e alla raccolta giornaliera, ossessiva di materiali, che spesso l'autore riutilizza, trasformati, nella sua opera drammaturgica e narrativa.

 Schnitzler viveva nella Vienna di Breuer e di Freud: tra il fondatore della psicoanalisi e  l'autore di Doppio Sogno è intercorso uno stranissimo e intenso rapporto, fatto di influenze reciproche, pur con la cura di evitare ogni contatto  personale, almeno fino a tarda età. E dire che i due abitavano a pochi passi di distanza l'uno dall'altro! Misteri dei comportamenti mitteleuropei di assoluta discrezione. Ma a un certo punto, nel 1906 per il cinquantesimo compleanno di Freud, il ghiaccio si rompe e si crea un rapporto, deferente e attento. Schnitzler a Freud: «Stimatissimo Professore [...]. A Suoi scritti devo molteplici, significativi e profondi impulsi». La risposta non si fa attendere: «Stimato Dottore, da molti anni sono consapevole dell'ampia convergenza che sussiste tra le mie e le Sue concezioni in non pochi problemi di natura psicologica ed erotica [...]. Spesso mi sono chiesto con stupore dove Lei potesse attingere questa o quella segreta conoscenza, che io ho acquisito con la faticosa ricerca sul campo, e sono infine giunto a invidiare il poeta che altrimenti ammiro». Ma è del 1922 la confessione più stupefacente di Freud, consegnata sempre in una lettera, questa volta per il sessantesimo compleanno dello scrittore: «Stimato dottore [...]. Mi sono sempre chiesto con tormento, per quale ragione io non abbia mai cercato in tutti questi anni di avvicinarLa e di avere un colloquio con Lei [...]. Io ritengo di averLa evitata per una sorta di paura del doppio». Con la pubblicazione dei Diari e ora dei Sogni, possiamo rettificare l'impressione di Freud nel senso che Schnitzler aveva lavorato assiduamente nel laboratorio rappresentato dalla sua inquieta psiche, dalla sua personalità contraddittoria. Con la sua abitudine alla rigorosa osservazione professionale, mutuata da una seria formazione scientifica, e confermata dalla scrupolosa trascrizione dei sogni, affiora quel "campo", di cui parlava Freud, che costituisce il vero retroterra della opera letteraria di Schnitzler. Certo, il poeta si realizza pienamente nella scrittura teatrale e nella narrativa. Il distillato di tutti i suoi sogni, di tutti i suoi giorni lo troviamo sublimato in drammi e racconti indimenticabili, sicuri capolavori della Grande Vienna, come Doppio Sogno, da cui nel 1999 Stanley Kubrick ha liberamente tratto Eyes Wide Shut. I Sogni di Schnitzler ci introducono per così dire nella cucina dell'artista, ancora colma di profumi, odori, ingredienti talvolta insospettabili, che continuano a stupirci e ad affascinarci.           

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