I modi di dire della mi nonna

Il linguaggio figurato, caratteristico della tradizione stilistica pistoiese

I suoi innumerevoli modi di dire sembravano creati per raggiungere la semplificazione, la chiarezza e non erano fedeli tanto alla lettera quanto all’essenza di un intendimento (Terza e ultima Parte)

di Massimo Melani

Il linguaggio figurato, caratteristico della tradizione stilistica pistoiese

La nonna e un certo bambino

La maniera di parlare della mi nonna poteva, tranquillamente, essere riassunta col generico modo figurato, caratteristico della tradizione stilistica pistoiese e comprendeva sia le cosiddette frasi fatte, i proverbi e i modi di dire; così come certe massime molto in uso nella lingua di tutti i giorni.

La struttura di tale parlata era, ed è, possibile classificarla attraverso le frasi idiomatiche tipo “e tu sei rosso com’un gambero” e frasi proverbiali del genere “ tu se’ arrivo finalmente: meglio tardi che mai”.

Tutto questo è sempre esistito per offrire colore e sapore alla conversazione, e ha valore sia per intenerire che per rallegrare, sia in forma ironica che seria, ma con una certa chiarezza, sia quando si vuole esagerare la tragicità di un evento sia quando si vuole estremizzarlo nella pura arguzia e comicità.

Insomma, la mi nonna Milta non sapeva di essere un’involontaria fucina di espressioni fraseologiche e, a raccontarglielo, avrebbe sicuramente risposto : “ O mimmo vai a prender qualcun altro pé fondelli, vai Massimino, vai!”.

Una peculiarità con cui sovente ella si presentava alle persone era l’indiretta violenza dei suoi modi di dire che si frantumavano contro certune tipologie umane.

Una di queste era sicuramente quella dei parenti.

Il suo giudizio, escludendo la madre, il padre e i figli si dimostrava sempre molto negativo, in quanto era del tutto vano rivolgersi a loro per un piccolo aiuto morale e, soprattutto, materiale; se poi c’erano di mezzo eredità o interessi vari la battaglia, allora, diveniva veramente spietata.

Mi ricordo, come fosse ora, il giorno dopo l’operazione alle cateratte –quando entrato nella sua stanza d’ospedale a Pistoia- motai che ce l’aveva a morte con una parente rea di non averla assistita per niente: “ O che ti pare, che si fa così? Un tu ti poi fidà di nessuno, neanche d’un tu parente. Ghigo beccami se mi viene d’intorno quando sono a casa gliene diho quattro. Neanche se una è in un fondo di letto d’ospedale l’aiutano!” 

La nonna faceva anche da perpetua al parroco della chiesetta vicino casa, ma con i preti in generale, come per i parenti, non aveva molta simpatia.

A parte, il suo Don Ugo, il resto li vedeva di brutt’occhio , perché di solito agli insegnamenti lodevoli sovente non seguiva una condotta altrettanto edificante e l’ aridità e il malcostume erano particolarmente, da lei, riscontrabili in queste persone.

Era solita proferire questo proverbio: “ I Preti, i frati, le monahe e i polli un si trovan mai satolli”, con il quale esternava la sua antipatia per “quei tonaoni neri, a parte il mì DonUgo che è tanto bono” ( quelle tonache nere, a parte il mio Don Ugo che è tanto buono).

I suoi innumerevoli modi di dire sembravano creati per raggiungere la semplificazione, la chiarezza e non erano fedeli tanto alla lettera quanto all’essenza di un intendimento.

In fondo anche le sue frasi più negative tendevano a cancellare la stessa negatività di partenza grazie ai modi figurati nel rappresentare il proprio stato d’animo; alla fine sembrava solo la ricerca di una frase che invalidasse il tono ostile con cui era stata forgiata.

Il tempo era una di quelle tipologie astratte che molto spesso veniva da lei considerata.

Per mia nonna esso si mostrava come distruzione di tutte le cose materiali, compresa la vita umana; messaggero di morte ma anche vendicatore delle disuguaglianze.

Così, come amava raccontare “ il tempo mi parea lunghissimo quand’ero una bambina, corto corto quando son diventa una ragazzina, astruso nella mi vecchiaia, lentissimo nel dolore della ‘arne, veloce come ‘l fulmine nelle gioie. Poi, un và dimentiato che il tempo è il creatore d’ogni bene (di tutto) guaritore de’ mali, delle scottature, delle piaghe, de’ dolori, e lui diventa ‘l bene più prezioso quando ci s’avvicina alla morte”.

Se ora ci soffermiamo su queste frasi possiamo tranquillamente comprendere il senso di questa pseudo-meditazione: un grandissimo specchio di ciò che si vede e di ciò che non si vede.

Quindi è lecito che il tutto è condito da una sorta di filosofia-scientifica che non solo non immutabilizza, ma è propensa persino a presumere l’evento opposto.

Concludendo, questi modi di dire si rivelano insufficienti, al giorno d’oggi, a interpretare una realtà non più impostata sul sentimento e lo spirito, ma basata esclusivamente sull’arrivismo e il mero potere.

La vitalità odierna di questo modo di parlare, effettivo in quanto verificato su testimonianze scritte e orali, è stata soppesata attraverso puntuali verifiche che, vista la prospettiva prima di tutto "celebrativa", hanno coinvolto il sottoscritto a comporre questo trittico in onore di Umiltà Rafanelli, la mi nonna adoratissima.


Dal tu' nipote con amore.

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    8 commenti per questo articolo

  • Inserito da bea il 04/03/2013 17:56:19

    Trovi sempre le parole giuste, bellissime, dolci per riccordare la tua nonna. Si capisce che fu una persona molto importante nella tua vita, tanto amore per lei! Persone come la tua nonna dovrebberro vivere in eternità, non solo nella memoria! Sono la terza volta commossa, spero che ci saranno ancora delle belle memorie! Cercale!

  • Inserito da emanuela ricci il 04/03/2013 16:56:50

    Troppo bello!! a me sembra di sentire la mi' nonna, che anche lei fiorentinaccia ce n'ha x tutti.Bello Massimo,i nonni sono sempre un grande insegnamento

  • Inserito da carmela il 04/03/2013 16:08:51

    Che bellooooooooooooooooooooooooo

  • Inserito da annamaria il 04/03/2013 15:19:41

    Molto.Bello

  • Inserito da paolo il 04/03/2013 15:18:02

    Anche se sono un uomo non posso fare a meno di dire che è uno dei racconti più belli letti in quest'ultimi mesi su totalità. complimenti vivissimi. Paolo

  • Inserito da elena il 04/03/2013 15:15:21

    Sono veramente commossa, Massimo, sei dolce e gentile, educato e rasserenante. Grazie di darci tutto questo.

  • Inserito da angela il 04/03/2013 15:13:29

    siete bellissimi.che donna speciale la tua nonna, forse nonsarà allineata con i nostri tempi, per fortuna non lo è , ma non si potrebbe ricominciare dalla sua filosofia ? anzi la mia non è ne una domanda neuna ipotesi, no , è proprio la certezza che è quello della tua nonna lo stimolo per poter tentare di volare di nuovo. grazie di aver condiviso con noi l essenza di qualcuno veramente speciale.

  • Inserito da Loredana il 04/03/2013 15:09:07

    Un bellissimo scritto, in onore di una donna vivace e colorita come il suo modo di parlare. Sicuramente mai banale e scontata...fa venire voglia di essere presenti così nei ricordi delle persone che ci amano, anche quando non cammineremo più su questa terra.

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