6 dicembre

San Nicola e l'accensione dei falò. Patrono dei bambini e dei ragazzi

Ma chi era questo simpatico santo dalla candida barba? Leggete e scoprirete qualcosa di meraviglioso

di Marina Cepeda Fuentes

San Nicola e l'accensione dei falò. Patrono dei bambini e dei ragazzi

San Nicola

Ora che è cominciato dicembre gli appuntamenti festosi sono proprio tantissimi e molti  legati ad antichi riti del solstizio d’inverno, per propiziare il ritorno della luce e le giornate più lunghe. Certo, molti di quei riti, fra cui i falò, che dalla  sera del 5 dicembre iniziano ad accendersi dappertutto, sono stati “cristianizzati” dalla Chiesa nei primi secoli: e infatti molti, per la loro collocazione calendariale,  coincidono con le  feste religiose, come ad esempio, la Madonna Immacolata del 8 dicembre, quella di Loreto del 10, oppure il “misterioso” santo della barba bianca, san Nicola di Bari, in Puglia, festeggiato il giorno 6 e la piccola Santa Lucia del 13 del mese.

Molti di questi  santi, come il buon san Nicola,  santa Lucia e altri, e poiché portano regalini ai più piccoli, si possono definire “dispensatori di doni solstiziali”.  

A Longarone, in provincia di Belluno, san Nicola di Bari, che in altri luoghi è detto san Niccolò, si festeggia con l’accensione dei falò: in alcune frazioni del paese i bimbi si radunano  nelle piazze e nei cortili portando ognuno una specie di torcia fatta con paglia e legna, detta “frasela” e dopo averla accesa la fanno ruotare  disegnando dei cerchi. Ebbene,  si dice che  grazie a quel fuoco  san Nicola riuscirà a  trovare la strada per arrivare fino a Longarone e lasciare regali ai piccoli.  Prima di andare a dormire infatti i bambini  mettono sul tavolo  una letterina con le loro richieste  e anche un bicchiere di vino per il santo con po’ di fieno per l’asino che lo trasporta. La mattina del 6, naturalmente,  sul tavolo ci saranno  i giocattoli e dolciumi!

  San Nicola, d’altronde,  è diventato il patrono dei bambini e dei ragazzi per   alcune leggende che si narravano sulla sua vita e miracoli. Aveva fatto risorgere tre studenti, che un  oste criminale tagliò a pezzi e messo in salamoia e aveva liberato miracolosamente  un ragazzo rapito dai pirati  e venduto a un re straniero.

Ma san Nicola è anche il santo protettore  delle “ragazze da marito” perché aveva fatto un grosso regalo a tre  fanciulle povere che non possedevano dote e che il padre voleva avviare alla prostituzione: per tre notti di seguito il santo, impietosito, gettò  nella loro casa, attraverso una finestra aperta,  tre sacchetti di monete d’oro che, secondo altre versioni della leggenda, furono  tre palle d’oro. Perciò, quando in alcuni affreschi medievali si vede un vecchio con la barba bianca e  con tre palle d’oro in mano si tratta proprio di san  Nicola. Per questo motivo a Castelvetere in Val Fortore, vicino a Benevento, la ragazze che voglio trovare un fidanzato, dette “priore”, festeggeranno il 6 dicembre il loro protettore offrendo durante una processione i cosiddetti “pani di san Nicola”.

Ma chi era san Nicola di Bari, questo simpatico santo dalla candida barba,   raffigurato in genere vestito da vescovo, e atteso dai bambini di molte città europee come fosse Babbo Natale?

Era, e tuttora lo è in molti luoghi dell’Europa del nord, ad esempio in Germania,  un santo molto popolare che in realtà non era nato a Bari: era invece un vescovo  dell’Asia Minore. Ma nel 1087   i baresi, grandi navigatori,   riuscirono a impadronirsi dei suoi resti portandoli nella loro città dove venne costruita subito la magnifica cattedrale che esiste ancora  oggi e che , con tante riforme posteriori, racchiude opere d’arte a non finire.

Da quel momento il suo culto si diffuse dappertutto; e, a poco a poco, grazie  alle leggende che prima ho citato, divenne il protettore dei bambini in età scolare. Ancora oggi ad esempio a  la festa del santo è attesa  con impazienza dai bambini  triestini che la sera della vigilia, la notte del 5 dicembre, pongono sul davanzale un piatto oppure gli stivaletti ben lucidati e corrono a letto   seguendo il consiglio dei genitori che hanno loro raccomandato “de tegnir ben seradi i oci e de dormir presto, perché se no San Nicolò no ve porta gnente”.

La mattina seguente troveranno i regali desiderati e i più grandicelli non  andranno a scuola, come recita una vecchia filastrocca che viene  canticchiata dai bambini di Trieste proprio per indicare l’obbligatorietà di far festa il 6 dicembre:

San Nicolò de Bari,

la festa dei scolari.

Se i scolari no farà festa

San Nicolò ghe tajerà la testa

Il culto di san Nicola è documentato fin dal secolo VIII quando ancora i baresi non si erano impossessati delle sue spoglie; sicché è probabile che fosse giunto direttamente dall’Oriente grazie all’Impero bizantino. E perciò la festa di San Nicolò, che è anche una specie di piccolo carnevale, viene celebrata anche  lungo la cerchia delle Prealpi Venete  dove i genitori raccontano ai bambini che san Nicola  scende  dal cielo cavalcando una  mula volante ma senz’ali.

Il vecchio santo è popolare anche  in tutto l’Alto Adige, dove si svolge la “Fiera di San Nicolò”  con la vendita dei  piccoli “San Nicolò” di  zucchero e dei diavolini di frutti secchi, detti  in tedesco “Kletzenkrampus”. L’usanza proviene dall’Austria dove si diceva che Sankt Nikolaus,  coperto dal manto vescovile rosso, la mitra sul capo e un sacco pieno di doni sulle spalle, era accompagnato da “Krampus”, una sorta di diavolo che incuteva terrore nei piccoli  con la sua figura villosa e che  compariva con un sacco che serviva per rapire i più capricciosi.

In questo originale modo san Nicola viene festeggiato anche a Tarvisio, vicino a Udine;  a Vipiteno, nella provincia di Bolzano; oppure   a Stelvio, dove addirittura fin dal primo sabato di dicembre si svolge la “Festa dei Klosen”, cioè dei “santi Nicolaus”. 

 Ebbene, il  nome che il santo vescovo ha nel nord d’Europa, Sankt Nikolaus, che proviene dal latino  “Sanctus Nicolaus”, venne storpiato dagli olandesi in “Santa Claus”. E quando  i loro discendenti  emigrarono  nell’America del Nord, portarono nel nuovo continente la  tradizione europea pre-natalizia del santo di Bari con la barba bianca che porta i regali ai bambini.

Successivamente, ai primi dell’Ottocento, gli americani trasformarono completamente quella figura di Santa Claus : il suo  mantello vescovile divenne una  sorta di tuta rossa ornata di pelliccia e la mitra un cappuccio.  Gli assegnarono anche una slitta trainata da  renne: era insomma  diventato Babbo Natale. Il  Babbo Natale, che pubblicizzava anche la Coca Cola, che a partire dal dopoguerra sarebbe   approdato  in Europa, sull’onda della colonizzazione americana, e che già  in questi primi giorni di dicembre  è cominciato a comparire per le vie e le piazze di molte città. Si favoleggia di una sua casetta  in un paese del nord -  chi dice  in Islanda,  nel Santa’s Cottage; chi in una cittadina della Finlandia, Joulupukin  Kammari - dove riceve  le richieste scritte dei bambini  di tutto i mondo, prepara i doni e li carica  sulla slitta per poi distribuirli  a Natale.

Ma torniamo al vecchio e italico  san Nicola di Bari, che porta i regali ai bambini pugliesi di   Molfetta, i quali,  la sera del 5 dicembre, mettono  la calza accanto al camino. Mentre invece a Bari il santo, che  non porta regali,  viene trasportato  in processione per le vie del borgo vecchio e poi lo si onora con  una  solenne messa in cattedrale: la vera e popolare festa di San Nicola si celebra invece l’8 maggio, anniversario  della traslazione delle sue ossa dall’Asia Minore, al capoluogo pugliese.

Un’altra leggenda su san Nicola narra che nel 1673 il santo avrebbe salvato  dalla fame la popolazione di Pollutri, nei pressi di Chieti, facendo arrivare sei caravelle piene di fave: ebbene per commemorare l’evento, ogni anno, dal 4 al 6 dicembre, davanti alla Chiesa di San Nicola si organizza l cosiddetta “Cottura delle fave” con circa cinque quintali di fave cotte che vengono poi distribuite fra i presenti: si cuociono all’aperto, in 12 grandi calderoni di rame  posti su enormi fuochi accesi contemporaneamente al grido di “fuoco!”

 Invece a Monteleone di Spoleto, nella provincia di Perugia, la vigilia della festa si cucina in piazza, in una pentolona di ottanta litri,  il cosiddetto “Farro Di San Nicola”.

Ma san Nicola si festeggia anche in Sicilia, a Mezzojuso, nel palermitano, con la tradizionale “distribuzione dei panuzza”, che sono piccoli pani con l’effigie del santo. C’è infine  un’altra festa da non perdere, veramente originale, in onore del patrono del paese, san Nicola, che si celebra a San Polo dei Cavalieri, in  provincia di Roma, dove ldopo la processione c’ il “Ballo della pupazza” e cioè degli uomini vestiti da “pupazze” con pesanti costumi  di cartapesta ai quali viene appiccato il fuoco:   balleranno fin che resistono senza bruciarsi! Si tratta, naturalmente, di una tipica festa per propiziare il ritorno della luce nel periodo del solstizio invernale.

Insomma, San Nicola, che poi diventerà l’americano Babbo Natale, è uno dei santi  dispensatore di doni nel periodo  prossimo al solstizio d’inverno, come d’altronde sant’Andrea del 30 novembre, santa Lucia del 13 dicembre, il Gesù Bambino del Natale e infine i Re Magi e la vecchia Befana. Questa  loro funzione  di “dispensatori di regali” nasce, come scrive Alfredo Cattabiani nel suo “Calendario” (Mondadori),  dal processo di cristianizzazione delle feste collegate al solstizio, che a Roma erano presiedute da Saturno: il dio che “rifondava” periodicamente il cosmo offrendo  i suoi doni come segno beneaugurante   per l’anno nuovo

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