Il cinema lo cercherà molto

Sergio Leone, il burbero, l'aspro e lo schivo.

Il regista, ha rappresentato al meglio l'ideale d'indivualismo per sottrarsi al destino già segnato

di Pier Luigi Manieri

Sergio Leone, il burbero, l'aspro e lo schivo.

Sergio Leone con due suoi grandi attori: Lee Van Cliff e Clint Eastwood

Tra i cineasti italiani Sergio Leone è quello che segna significamentela fase centrale del cinema italiano del 900 e simbolicamente il declino e la conclusione di quella narrazione cinematografica, per lungo tempo patrimonio culturale italiano, di volta in volta romantica, esaltante e disincantata che ne ha definito la cifra stilistica dell'artista e la natura dell'uomo. L'avventura. Personaggio complesso, Sergio Leone. Gli aneddoti lo ritraggono come uomo schivo,forastico, spigoloso, caustico. E sognatore. Caratteristiche che orienteranno in modo assoluto le sue storie, atmosfere e topos cinematografici, così come sublimano le personalità dei suoi eroi, anti eroi e fuorilegge. Dopo opere come Per un pugno di dollari e i successivi due, Per qualche dollaro in più (1965), e Il buono, il brutto e il cattivo (1966), che compongono la trilogia del dollaro, e capolavori più maturi come C'era una volta il West(1969) e C'era una volta in America (1984), il cinema guarderà a Leone e al suo manipolo d'avventurieri, rivoluzionari ed eroi, e al suo mondo, autentica fuga immaginaria e meta ultima per gli ultimi uomini liberi e liberi pensatori.

Sì, il cinema lo cercherà molto, spesso citandolo (Scorsese, Tarantino, De Palma, Carpenter), quasi sempre riprendendone pedissequamente l'estetica e la forma. Raramente la sua poetica, insieme romantica e nichilsta, che ha al suo centro, quella personale visione dell'eroe.

E poco importa se i suoi, siano eroi dalla faccia sporca o dagli ideali discutibili. Leone ha rappresentato al meglio l'ideale d'indivualismo laddove un uomo da solo può trovare dentro se stesso la forza per sopravvivere, per emergere, per sottrarsi a destini apparentemente già segnati. L'autore de Il Colosso di Rodi, nel suo guardare ad ovest, ed insieme ad est, fino al Giappone di Akira Kurosawa ha raccontato la più vera rappresentazione dell'essenza dell'italiano: la capacità di trovare dentro se stessi ed individualmente la forza di risollevarsi, di reagire, di battersi fino all'ultimo respiro, per i propri ideali. Non sempre compreso dalla critica italiana, che con miopia ne denunciava l'eccessiva rappresentazione della violenza, trova nel pubblico quel consenso che le sue storie meritavano. A ragione di ciò, sia sufficiente ricordare che Il Buono il Brutto e il Cattivo, incassò più di 3 miliardi di lire nella stagione 1966-67.

Da un punto di vista registico, Leone affermò uno stile che seppure partendo da John Ford per l’uso di campi lunghissimi, ristrutturò e decodificò il western moderno attraverso l'introduzione di una serie di innovazioni come i dialoghi essenziali e criptici alternati a lunghi silenzi carichi d'elettricità e l'insistito ricorso ai primissimi piani; enfatizzò il punto di vista dei personaggi e dunque degli spettatori attraverso accelerazioni e rallentamenti di macchina e non da ultimo, conferì all'accompagnamento musicale una nuova veste.

Grazie a questa intuizione combinata al genio compositivo di Ennio Morricone, la colonna sonora diviene quasi un personaggio. Tutte le vicende si aprono trasferendo lo spettatore direttamente all'interno dell'azione, le storie sono avvolte in un aurea di mistero all'interno della quale poco o nulla è svelato. Solo certi flashback gradualmente diradano la coltre consentendo allo spettatore di far suoi i fatali antefatti all'origine della storia, che quasi sempre ruota sull'archetipo della vendetta.

Il suo cinema, così diverso per gli italiani come pure per gli americani, non tardò a divenire scuola dando il via al proliferare di film di pistoleri e di quel genere definito senza troppi riguardi Spaghetti western. Così sulla scia del Monco e del Colonnello, arrivano Sartana, Django Ringo e una serie pressochè infinita di sceriffi, pistoleri e giocatori d'azzardo. L'unico tra tutti ad esser sopravissuto a quella stagione è Trinità, interpretato da Terence Hill, per il quale proprio Leone scriverà e produrrà Il mio nome è Nessuno, interpretato con l'altro attore Leoniano per eccellenza: Henry Fonda.

La storia con Fonda è una delle pagine più avvincenti della carriera del cinesta romano che s'incrocia fatalmente con quella di Van Cleef. Alla fine degli anni cinquanta, quest'ultimo si ritirò dal cinema per intraprendere la carriera di pittore. Fu Sergio Leone a rilanciarlo in Per qualche dollaro in più(1965) col ruolo del colonnello Douglas Mortimer, forse la sua più memorabile interpetazione. Per quella parte, il regista aveva pensato a Henry Fonda, ma il compenso del celebre divo americano era spropositato per le finanze della produzione, così il cineasta si ricordò di quest'attore dal viso affilato come una lama, lo raggiunse in America e lo persuase ad accettare. Facendo le fortune di entrambi. Il cinema era talmente distante dagli interessi dell'attore al punto che si dice che quando Leone gli propose un appuntamento, Van Cleef pensò che vosse intenzionato ad acquistare un quadro! Con Leone tornerà a collaborare l'anno successivo ne Il buono, il brutto e il cattivo; col ruolo di Sentenza nel terzo capitolo della trilogia del Dollaro. Come sappiamo, il regista dirigerà poi Fonda in quell'opera fondamentale della storia del cinema che è C'era una volta il West.

Una curiosità, tra gli infiniti omaggi che sono stati tributati a Leone, è anche una vecchia ballata country dei Dire Stratis: Once upon a time in the West,appunto.

Sergio Leone che occasionalmente si firmava con lo pseudonimo di Rob Robertson, anglofonizzazione del nome del padre contribuì alla definitiva affermazione di attori come Gian Maria Volontè, Clint Eastwood e Charles Bronson e James Woods e come abbiamo già detto, al recupero di autentiche maschere cinematografiche come Lee Van Cliff. Il Maestro del cinema ha concluso la sua attività prematuramente con la sua scomparsa, avvenuta nel 1989 a soli sessanta anni.

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    4 commenti per questo articolo

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    Sergio Leone è un regista che narra quello che sente, a scopo di emozione e sentimento, è un poeta della vita

  • Inserito da NOEMIBERTOLI-68 il 12/11/2011 11:35:37

    Complimenti da mio marito, appassionato di Leone.

  • Inserito da piero44 il 11/11/2011 12:18:27

    Stupendo pezzo. Leone è sempre stato il mio mito. Siete bravissimi

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