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Lo Spirito Olimpico

Symmonds re del Marketing. E l'essenza dei giochi?

Si capisce subito che ogni atleta può presentare sulla canottiera solo uno sponsor ...

di Laerte Failli

Symmonds re del Marketing. E l'essenza dei giochi?

Come nelle Olimpiadi sono incoronati non i più belli e i più forti, ma quelli che partecipano alla gara (e tra di essi infatti vi sono i vincitori), così nella vita chi agisce giustamente diviene partecipe del bello e del buono.

Aristotele, Etica Nicomachea, IV sec. a.c.

SYMMONDS RE DEL MARKETING. ADDIO SPIRITO OLIMPICO?                            

Ciò che unisce sono soprattutto i valori, gli ideali in cui si crede. I valori dello sport sono l’amicizia, la lealtà, la solidarietà, l’impegno, il coraggio, il miglioramento di sé, la pace. Si tratta di ideali universali, validi per tutti e in ogni tempo. C’è un ‘espressione che riassume in sé tutti questi concetti:  Spirito Olimpico. 

 Lo Spirito Olimpico comprende i motivi per cui si pratica uno sport, il modo in cui lo si fa e lo scopo per cui si gareggia.

Amicizia:  al culmine della fiamma brilla la parola amicizia. 

 Nulla di meglio che giocare insieme per diventare amici . Lo sport rimane pur sempre un gioco.  Una grande amicizia cementa quasi sempre i membri di una stessa squadra :rispettarsi, capirsi,  stimarsi è conditio sine qua non per competere insieme.  Ma il fatto di praticare la stessa disciplina, con la condivisione di fatiche e passioni  rende più vicini anche gli avversari.  Gli avvenimenti sportivi contribuiscono a creare amicizia  e  dialogo anche fra spettatori: un  intero Paese si unisce nel sostegno delle squadre e degli  atleti nazionali.

Fair play: espressione inglese che significa “gioco corretto, leale”. Quel che dovrebbe contraddistinguere  lo sport è il rispetto delle regole e degli avversari. L’obiettivo  non è “vincere a tutti i costi”; una vittoria ottenuta intimidendo gli avversari non è sportiva, né lo è una vittoria ottenuta ingannando gli arbitri e infrangendo le regole. I giocatori di Curling sono senz’altro un eccellente  esempio di fair play: se si accorgono di violare una regola lo ammettono e a fine partita  tradizione vuole che le squadre avversarie festeggino insieme.

Pace: nell’antica Grecia, in occasione dei giochi veniva annunciata la cosiddetta “tregua sacra”. La pratica sportiva ha come scopo il miglioramento e lo sviluppo delle sue proprie possibilità: dunque, nulla di più contrario con lo sport  della guerra, che vuole l’annientamento dell’uomo. Non sempre lo sport può essere un antidoto  alla  guerra, ma sovente contribuisce a rasserenare le relazioni tra due Paesi:  nel 1974 una partita a ping-pong fra la squadra statunitense e quella cinese aiutò a creare un clima più disteso tra USA e Cina.

Onore: valore antico ma sempre attuale.

 Vincere con onore significa farlo in modo corretto; perdere con onore significa aver gareggiato con impegno e accettare con serenità la sconfitta. Si rende onore al  proprio avversario stimandolo, si rende onore al proprio paese dando il meglio di se stessi.

Gloria: ricordo incancellabile: la gloria  è il traguardo dell’atleta; quando riesce a trionfare, viene ammirato e ricordato da tutti. La Medaglia Olimpica è un simbolo della gloria.

Il successo del vincitore veniva celebrato con l’onore della corona d’alloro e le sue gesta si preparavano all’immortalità data loro dai versi delle Odi di Pindaro:

“Quando la città che celebro sarà distrutta, quando gli uomini che canto saranno scomparsi nell'oblio, le mie parole perdureranno”.  (Pindaro)

Dopo un lungo periodo di sonno le Olimpiadi si risvegliano, con tutto il loro immenso fascino alla fine del XIX secolo. Il 16 giugno del 1894, durante un congresso sui problemi del dilettantismo e del professionismo nello sport, il barone Pierre Fredi de Coubertin illustra il suo progetto: far rinascere le Olimpiadi. De Coubertin ottiene un grande successo e vengono decisi subito data, il 1896, e luogo, Atene, della prima edizione delle Olimpiadi moderne.

L’intento di De Coubertin era quello di rifarsi alle tradizioni dei Giochi Olimpici; volle che gli atleti gareggiassero solo per spirito sportivo e non per ricevere premi e compensi in denaro. Pertanto per molti anni gli atleti professionisti che dallo sport ricavavano i loro guadagni non furono ammessi ai Giochi Olimpici. Negli anni Novanta del Novecento tale norma fu abolita, essendo diventata chiaramente priva di senso: oggi per competere ad alti livelli nello sport bisogna dedicarsi pienamente agli allenamenti e alla preparazione tecnico atletica, cosa che non è certo possibile fare a livello dilettantistico. La  regola in questione aveva inoltre creato delle ingiustificate disuguaglianze tra atleti “ufficialmente professionisti” e altri che non figuravano tali in quanto alcuni stati davano loro uno stipendio per incarichi d’altro tipo .

E’ rimasta invece in vigore la norma che proibisce di esibire qualsiasi scritta pubblicitaria nei siti di gara: gli atleti possono indossare solo i colori nazionali e i numeri di gara. Gli sponsor, aziende che investono grosse somme per finanziare i Giochi Olimpici, possono reclamizzare questo loro sostegno e farsi pubblicità solo al di fuori delle sedi olimpiche ufficiali. Oltre ai finanziamenti degli sponsor, l’organizzazione dei Giochi ricava somme di denaro dalla vendita dei biglietti e dei prodotti con il marchio olimpico, dai diritti per le trasmissioni radiotelevisive, da finanziatori pubblici e privati del paese ospitante.

Lo spirito Olimpico riempiva l’animo degli atleti di soddisfazione e orgoglio, a tal punto da spingerli a dare i massimo e andare anche oltre nella manifestazione dei Giochi.

Oggi si può dire lo stesso? Oppure qualche altro valore ha affiancato o addirittura sepolto lo spirito Olimpico?

Finestra su Londra 2012:  l’ottocentista degli Stati Uniti Nick Symmonds, 4 titoli americani in tasca, 2 finali mondiali e una partecipazione alle olimpiadi (Pechino 2008)  ha ingaggiato una vera e propria guerra contro la IAAF (International Association of Athletics Federations) e le sue regole che limitano la possibilità degli atleti di ottenere sponsor.

Nel sito della IAAF si può trovare un vero e proprio regolamento sulla pubblicità! Un manuale di più di 40 pagine piene di norme varie che spiegano cosa si può mettere in campo, sul podio, sul vestiario, fuori dallo stadio in ambito pubblicitario.

In particolare Symmonds contesta la limitazione del numero di sponsor che un atleta può presentare sulla divisa di gara.

La IAAF dice che durante le sue competizioni sulla canotta (o sul body) ci può essere solamente:

- Logo della squadra o dello sponsor e logo del produttore dell’abbigliamento nelle competizioni individuali

- Logo della federazione o bandiera della nazione o sponsor della federazione, sigla della nazione o nome dell’atleta  e logo del produttore dell’abbigliamento nel caso delle competizioni per conto della nazionale.

Si capisce subito che ogni atleta può presentare sulla canottiera solo uno sponsor (se è una gara individuale), addirittura nessuno nel caso di Mondiali o Olimpiadi. Controllano pure quello che c’è scritto sui cappellini!

Questo naturalmente limita la possibilità degli atleti di trovare sponsor che li sostengano nella loro attività.

Per questo Symmonds a Gennaio ha deciso di mettere all’asta su eBay la propria spalla sinistra dove avrebbe fatto un tatuaggio temporaneo con il nome del profilo Twitter del vincitore, la società di comunicazione Hanson Dodge Creative che si è aggiudicata il rettangolo di pelle per 11.100,00$.

Il logo sarebbe rimasto sulla spalla dell’americano per tutta la stagione 2012 e in tutte le interviste (dove sarà possibile) Symmonds avrebbe nominato la Hanson Dodge Creative e spiegato perché è stato costretto a coprire il tatuaggio con del nastro adesivo.

In questo modo l’ottocentista è riuscito ad evitare più o meno lo sgambetto della IAAF; in quanto la mossa dell’atleta era stata prevista e la IAFF ha proibito qualsiasi forma di pubblicità tramite body painting. Per questo Symmonds sarà costretto a coprire con del nastro adesivo il tatuaggio in gara, durante le premiazioni e durante le interviste degli organizzatori.[1]

 

È innegabile che esistano sport ricchi e sport “poveri” , basti pensare allo spazio sproporzionato dedicato nei giornali e telegiornali ai vari sport; oppure all’attenzione degli sponsor verso questi o più semplicemente alla differenza di ingaggi:

1)Roger Federer, tennista svizzero, 54,3 milioni di dollari l’anno

2)Lebron James, cestista americano, 53 milioni di dollari l’anno

4)Maria Sharapova, tennista russa, 27,1 milioni di dollari l’anno

15)Tony Parker, cestista francese, 13,1 milioni di dollari l’anno[2]

 Ma  che ne è dello spirito olimpico? Nel corso dei secoli la gloria ha ceduto il passo al marketing?   Lascia stranamente sorpresi ma rende onore al fascino irrinunciabile dei Giochi la storia Carlo Airoldi:

Airoldi  percorse 200 km a piedi, da Milano ad Atene solamente per cercare di partecipare ai Giochi Olimpici.  La sua fama lo precedette,  preoccupando non poco gli organizzatori greci: per loro la Maratona era la gara simbolo di quelle competizioni e a vincerla doveva essere un greco, come poi in effetti fu.   Il giorno prima della Maratona l’atleta italiano  fu convocato dal Comitato che gli pose la domanda - trabocchetto: “Avete mai ricevuto soldi dopo una vittoria per una corsa?”.
Carlo rispose di sì, con sincerità, senza sapere le conseguenze a cui andava incontro.                    L’anno prima, (1895) aveva vinto  la Milano-Barcellona, portando sulle spalle negli ultimi chilometri il secondo classificato, colpito da crampi. Gli organizzatori di allora decisero di premiare la sua onestà  con poche lire che servirono per il ritorno a casa in treno. Tanto bastò perché  il comitato escludesse Airoldi dalla Maratona in quanto” professionista”: i giochi olimpici, come scritto nella Carta Olimpica redatta da De Coubertin  in persona, sono per i  dilettanti. Furono inutili le richieste del consolato italiano e la proposta di Carlo di correre la corsa anche senza numero: dovette restarne fuori, con suo immenso rammarico.

 



[1]Michele FORTUNATO,Sponsor proibiti alle Olimpiadi? E il mezzofondista americano Nick Symmonds se li fa tatuare sulla spalla, Atletipercaso.net  del 6.07.201

[2]  Andrea MOLLICA, Gli atleti più pagati delle Olimpiadi, Guadagni annuali delle stelle sportive presenti a Londra 2012. Pubblicate il 30.07.2012  dal sito internet www.giornalettismo.com

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    5 commenti per questo articolo

  • Inserito da rmlyguyimy il 14/02/2013 23:27:20

    pilfwupubmjub, bqiwxtftlg

  • Inserito da hupehcydlt il 17/11/2012 11:23:04

    jnzxyupubmjub, duwuhrcyrk

  • Inserito da miwtoazglj il 02/10/2012 16:40:23

    ilgbvupubmjub, hjgujrgypo

  • Inserito da ehaqtbom il 18/09/2012 04:57:14

    wlhqsupubmjub, bsxbxjpclh , [url=http://www.nlsuecuond.com]pfatecgkln[/url], http://www.upcoyftsba.com bsxbxjpclh

  • Inserito da Superetrusco il 01/08/2012 00:30:05

    Questa è veramente una bella analisi e il richiamo a Pindaro dimostra che l'autore il suo argomento lo conosce per davvero. Da Pindaro ai tatuaggi: davvero una bel cliamax discendente!

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