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Calunnie e doppiopetto blu

Una giornata cominciata male

Storia di irriconoscenza e invidia (Capitolo 1)

di Massimo Melani

Una giornata cominciata male

– Mr. Peter Cummings? Un attimo, prego! Siamo della Polizia del distretto di Hoboken.–

Era una calda, ma ventilata mattina di fine giugno quando Peter si sentì investire da queste poco rassicuranti parole mentre stava salendo a bordo della sua nuova fiammante Aston Martin, color verde bottiglia.

Li guardò profondamente e lungamente negli occhi quei due detective dell’ antitruffa di Hoboken, allorchè preso da una sorta di profonda irrequietezza, quasi obbligato da crescente imbarazzo, li invitò  ad entrare in casa.

Quella mattina Mr. Cummings, come era solito fare, si era alzato presto per leggere on line le notizie dei quotidiani, immergersi in un bagno “ristoratore” e attendere l’ orario della “vestizione”: il momento in cui esprimeva il massimo di se scegliendo con cura cosa indossare. Un vero e proprio rito che, nelle mattine cupe e senza sole, gli rendeva più piacevole affrontare la giornata: un vero e proprio Prozac versione fashion-style. Quel giorno aveva deciso di “agghindarsi” con un paio di pantaloni grigi della Hachett, una giacca doppiopetto blu di Ralph Lauren dalla quale emergeva una camicia a righe bianca e celeste il cui colletto evidenziava una cravatta di cashmere gray a piccoli pallini rossi. Dal taschino del blazer spuntava la pochette bianca con le iniziali PC, in corsivo europeo, e dalle maniche dello stesso i gemelli d’argento della camicia rappresentanti due elefanti indiani.

Completavano l’ ensamble un paio di scarpe a stivaletto di camoscio blu della  Shipton & Heneage.

Era sceso al piano di sotto, si era gustato la consueta colazione a base di uova strapazzate con bacon, ciambelle fatte appositamente per lui da Flavour Cakes secondo una antica ricetta fornita dallo stesso Peter che l’aveva trovata da un antiquario italiano. Sorseggiando un succo di mirtillo, aveva iniziato a leggere i giornali, nelle pagine dello sport si soffermò sulle vicende dei Los Angeles Lakers, di cui era appassionato sostenitore, nonostante fosse più comprensibile una simpatia per i New York Knicks, e apprestandosi ad uscire aveva indossato un cappotto di lana e cashmere beige di Gucci.

Peter Cummings aveva 43 anni, alto circa un metro e ottantacinque, capelli biondi e occhi nocciola, volto giovanile: la cornice del suo “vestiario” lo rendeva veramente un tipo originale, insomma una persona che si faceva notare.

Lavorava, già da 13 anni,  come dirigente responsabile del marketing in una grande e famosa industria di personal computer di Hoboken, nella quale era molto apprezzato dal Presidente e proprietario, Mr David Harold Roughoaks, un ottuagenario che stravedeva per lui e per la sua personalità.

Peter fin dal primo incontro era piaciuto subito all’ anziano titolare che, a sua volta, si dimostrò, nonostante il ruolo, una persona splendidamente aperta e semplice nei modi, qualche volta forse un po’ arrogante, ma mai con lui. Tutto aveva avuto inizio un pomeriggio primaverile del 1998.

Mr Roughoaks lo aveva accolto con i figli Donald e Elizabeth oltre al genero Steven Mortimer e al direttore del personale Roger Mulligan.

L’ abbigliamento e la personalità e il parlare forbito di Peter avevano colpito l’anziano capitano d’industria, avvezzo al linguaggio rozzo e approssimativo di figli e genero che lo affiancavano nel lavoro.

–Ne riparliamo più in qua – aveva farfugliato litigando con la sintassi – mi lasci pensare, perchè lei è una persona troppo elevata riguardo alla figura di manager che io cercavo. –

Si erano salutati con una decisa stretta di mano e nella stanza di Roughoaks era rimasta solo la scia del profumo Creed, lasciata dall’ elegante Peter.

Cummings si era laureato in tecnologia e marketing, dopo aver tentato fortuna nel Basket, alla Rider University di Lawrenceville, NJ.

Il mondo dello sport e le prospettive di successo lo avevano tenuto frequentemente lontano dagli studi, in realtà proprio l’abilità nel basket lo aiutò  a superare vari momenti di deficit nei quattro anni di università. La sua era una famiglia di umili origini, la madre insegnante elementare e il padre impiegato come ragioniere presso una società di recupero crediti. Nei momenti di relax era solito ritrovarsi con i suoi “veri amici” per partite di basket a due, nel Sinatra park, a pochi passi dalla sua abitazione. Era sposato ed era padre di un bel giovane di 16 anni, Paul. Peter aveva lavorato solo per grandi ditte, una delle quali era fra le più prestigiose firme dell’ abbigliamento e accessori uomo-donna del mondo.

                                                                             Continua...........

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da David Breschi il 27/09/2011 15:27:09

    Bella questa prima parte del racconto. Solo un appunto. In USA il college dura 4 anni, non 5. Specialmente per gli sportivi che giocano in NCAA.

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