Maggio Musicale Fiorentino

Un Barbiere travolgente: Daniele Gatti, Nicola Alaimo e un ottimo cast trionfano con Rossini

Una edizione davvero memorabile, sia per l'orchestra che per il cast.

di Domenico Del Nero

Un  Barbiere travolgente: Daniele Gatti, Nicola Alaimo e un ottimo cast trionfano con Rossini

Che sia un Barbiere di qualità non ci sono dubbi. Il capolavoro rossiniano, vertice già secondo Beethoven dell’opera buffa, prende vita e vitalità nell’ultima edizione in scena al teatro del Maggio Musicale Fiorentino, grazie alla straordinaria bacchetta di Daniele Gatti, ad una compagnia di canto affiata e decisamente di ottimo livello e alla messa in scena di Andrea Bernard, con i divertenti costumi di Carla Teti e l’ottimo gioco di luci di Alessandro Tutini. Si tratta per la verità della ripresa di un allestimento ormai ben noto e collaudato: quello di Damiano Micheletto che risale ormai al luglio 2005 e che è stato più volte ripreso nel capoluogo fiorentino: un “viaggio in treno” da Siviglia a Firenze e ritorno, caratterizzato dall’assenza di scene e da una presenza a tratti irritante di sedie rossi e palloncini. Una regia che non ha mancato e non manca di suscitare perplessità e riserve, ma bisogna dire che lo spettacolo di questi giorni funziona benissimo, sia perché la sala Mehta male si presta ad allestimenti scenici complessi, sia grazie all’ottimo lavoro del regista, ai movimenti scenici e all’ottimo coordinamento della compagnia di canto. I personaggi vengono “letti” in parte un po’ come “maschere” sullo stile della commedia dell’arte, grazie anche ai variopinti e fantasiosi costumi: Don Basilio è un vero e proprio “rettile” con tanto di coda, Don Bartolo un perfetto pedante barbogio etc; ma i personaggi sono anche bene caratterizzati da un punto di vista psicologico, i cantanti – Alaimo in primis, ma non solo – sono anche ottimi attori che sanno dar vita a un gioco scenico che non finisce mai di coinvolgere.

Straordinaria la prova di Daniele Gatti e dell’orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino: il maestro lavora di cesello e offre una lettura brillante e raffinata insieme; senza sacrificare per niente la vis comica dionisiaca dell’orchestra rossiniana, Gatti scopre sfumatura inedite persino nei recitativi, con alcuni studiati rallentamenti (come nell’aria largo al Factotum) in funzione del cantante, una cura straordinaria dei crescendo; il tutto rende pienamente giustizia a questo capolavoro assoluto, in bilico – ma sarebbe forse più corretto definirla sintesi – tra settecento mozartiano (conosciuto perfettamente da Rossini, non per nulla detto il tedeschino) e romanticismo agli albori. Perfetta la sintonia e sinergia con l’orchestra, curati e calibrati gli interventi del coro, che in quest’opera non sono comunque frequenti.

Nicola Alaimo, brillantissimo Falstaff sempre a Firenze nello scorso anno, si conferma cantante e interprete di grande livello ma anche di eccezionale simpatia; sia nel caso del vecchio e furfantesco cavaliere che dello scaltro e arguto barbiere, Alaimo dà vita a personaggi indimenticabili, che restano scolpiti per anni nella memoria dell’ascoltatore.  Dotato di un ottimo strumento vocale, del tutto a suo agio nella zona medio – acuta e nelle agilità, Alaimo si muove in perfetta sintonia con i tempi di Gatti, anche nei momenti più “indiavolati.”

Se Figaro è davvero un barbiere di qualità, gli altri interpreti non sfigurano affatto: così il tenore Ruzil Gatin ha una voce di discreta espansione e si muove bene anche nei momenti più “sentimentali” (notevole il suo se il mio nome saper voi bramate). Forse qualche leggera ruvidezza emerge in alcuni passaggi, masi tratta di peccati veniali. Ottima anche nel suo caso la prova attoriale, soprattutto nei travestimenti.

Il mezzosoprano russo Vasilisa Berzhanskaya tratteggia a sua volta una magnifica Rosina, decisa e determinata: bel timbro di voce scuro con una notevole estensione vocale, è del tutto a suo agio sia nelle agilità che nella coloratura, come si dimostra nell’aria una voce poco fa.

Decisamente buona la prova anche dei due bassi: Evgeny Stavinskiy è un Don Basilio davvero inquietante soprattutto nella celebre aria della calunnia; buona presenza scenica e una vocalità di tutto rispetto. Anche il Bartolo di Fabio Capitanucci si muove bene sulla scena evitando atteggiamenti troppo caricaturali, con una voce bene impostata e di notevole estensione. Brava e molto spiritosa anche la Berta di Carmen Buendia.  Grande entusiasmo del pubblico che ha acclamato sia il direttore che gli intepreti. 

Decisamente da non perdere: ultime due recite stasera (con biglietti a metà prezzo) e domani alle ore 20.

La recensione si riferisce alla recita di lunedì 12 settembre

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da ALESSANDRO GIANCARLO il 29/09/2022 02:55:57

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