Tensione e malessere...

C'era una volta Leo Messi

Quel peso dell'eredità di Diego Armando Maradona ha trionfato sulla personalità dell'attaccante blaugrana

di Tommaso Nuti

C'era una volta Leo Messi

Poteva e doveva essere il suo Mondiale, ma quello che per molti sarebbe dovuto essere un'affermarsi nell'Olimpo dei Calciatori si è rivelato un fallimento.

Messi ha perso, con lui l'Argentina e tutti i sostenitori della "Pulce".
Quel peso dell'eredità di Diego Armando Maradona ha trionfato sulla personalità dell'attaccante blaugrana.
"È stato un fallimento, ce l'abbiamo messa tutta ma non è bastato. Per come abbiamo giocato non ci meritavamo la sconfitta. Il Golden Ball? Ora non importa, volevo solo alzare la coppa".
Amare, secche le parole di Messi dopo la grande delusione di Rio de Janeiro. 4 gol all'attivo, tutti nella fase a gironi, un assist agli ottavi e due prestazioni fra luci e ombre, molte ombre. Più reti rispetto a  Maradona nel '86, ma se il Pibe de Oro si è caricato il peso della squadra proprio dagli ottavi fino in finale, il fuoriclasse del Barcellona si è nascosto, camminando per il campo senza prendersi responsabilità, dipendendo da fumate in area come quella del Maracanà, che però ha visto il pallone fermarsi fuori dalla porta.

Tensione e malessere, critiche e giudizi di ogni singolo tifoso che abbia guardato la televisione. Tutti concordano che Messi non è e non sarà mai Maradona; ma se la palla di Higuain, quella di Palacio, o quella del capitano fossero entrate, i discorsi sarebbero radicalmente diversi. Certo, la solita questione di centimetri, di sliding doors su cui non si può fondare nulla, ma sicuramente la concezione di Leo Messi sarebbe cambiata.
L'ombra di Maradona l'ha accompagnato per tutto il torneo. 

Dopo i gol alla Bosnia, all'Iran e la doppietta alla Nigeria, sembrava che dovesse davvero essere il suo mondiale, quello che  era venuto dopo tante brutte prestazioni con la Seleccion che sembravano non finire; ma dal tempo di Sabella e la fascia consegnatagli da Mascherano sembrava tornato il Messi del Barcellona, il vero numero 10, capace di portare una squadra sul tetto del mondo. Era partito in Brasile per varcare la soglia del Maracanà da vincitore, ma a quanto pare ha camminato attraverso la porta sbagliata. Ha però trascinato una squadra di giocatori mediocri insieme a Mascherano in finale, nel Mondiale forse più equilibrato di tutti i tempi (tralasciando la schiacciasassi Germania), ma si è spento a Rio se Janeiro senza neanche la forza di disperarsi, come se i muscoli lo avessero abbandonato, e con lui la personalità devastante che lo ha portato sul tetto del mondo più volte nei suoi 10 anni al Barcellona.

A guardare i numeri però anche Müller non ha segnato al Maracanà, Robben si è nascosto in semifinale e con lui David Luiz e i vari Balotelli, Rooney, Hazard, anche Ronaldo stesso non è riuscito neanche a passare i gironi.

Epoche diverse sfornano giocatori diversi. Messi è Messi, Maradona è Maradona. Come Robben non sarà mai Rijkaard e Neymar è ancora molto lontano dal mito di Pelé, ma tutti saranno comunque grandi leader e trascinatori delle proprie nazionali.
Un anno strano, perseguitato dagli infortuni (5 in 7 mesi), il conseguente pallone d'Oro dei record sfumato, un malessere che sembra perseguitarlo, Messi vomita in continuazione. Causa tensione o accumulo di acido lattico, la cosa sembra non lasciare tranquilli stampa,  allenatore e lo stesso numero 10 argentino. Poi la scomparsa di Tito Villanova, quasi un padre per lui. Tutti fattori negativi per la 10 stagione in maglia blaugrana di Messi, che ha confermato il suo stato psico-fisico non dei migliori nelle fasi finali brasiliane.

L'occasione del Mondiale sembrava la più grande.
L'altra partita di Messi sarà confermarsi grande con la maglia del Barcellona, perché "è facile rispettarlo quando vince, meno quando perde" - sostiene Mourinho - ma un ragazzo di 27 anni, con tutti i trofei che colleziona anno dopo anno, non può che continuare a vincere; è vero, addio Mondiale, ultima chiamata fra quattro anni per arrivare almeno a vincere la sua prima coppa del mondo.
Da una parte Diego, spensierato genio folle del pallone, senza regole e senza freni fuori dal campo, fuoriclasse dentro, in un calcio solo fisico e lento; dall'altra Leo, sorriso mesto e incancellabile, autore di gol elaborati e studiati, vittima di un calcio tattico e imprevedibile, di cui ne è il portavoce con la sua agilità e la classe che lo contraddistinguono.

Due giocatori diversi, imparagonabili perché soggetti a calcio diverso.
Messi per gli occhi dei ragazzi è poesia, un sogno che diventa realtà, dai campini di terra al Camp Nou, in quella che sicuramente sarà ricordata come una delle più grandi leggende del mondo del calcio. Aspettando il mondiale del 2018 in Russia, ad ogni modo ai nostri figli, o ai nostri nipoti, quando racconteremo la sua storia, l'inizio sarà sempre il solito, perché "c'era una volta un gigante, giocava al Barcellona, lo chiamavano "pulce", il suo nome era Leo Messi."

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da tomnuti il 16/07/2014 16:30:55

    L'articolo vuole essere chiaramente a favore di Messi, ma essendo epoche totalmente differenti (e non avendo visto Maradona giocare) non posso esprimermi a riguardo. Certo è che per un ragazzo come me che ama il calcio, che lo pratica da una vita e che vede in Messi un ispirazione per questo gioco e per quello che vuole esprimere, non posso non essere dispiaciuto per come ha giocato. Ma la differenza è sostanzialmente questa: Maradona a suo tempo non aveva fan come Messi. Leo ha 2 miliardi di persone che ogni domenica lo guardano sperando che tiri fuori qualcosa, OGNI VOLTA. Chiaro che quella voglia di giocare e di dimostrare quanto valga a questo punto si trasforma in tensione, e che tensione..

  • Inserito da ghorio il 16/07/2014 15:59:12

    L'articolo merita qualche considerazione. A mio parere, Messi è superiore a Maradona, anche tenendo conto del suo comportamento complessivo, come atleta pulito, rispetto a Maradona , che non può essere portato ad esempio ai giovani che vogliono praticare calcio o qualsiasi sport. Quanto poi ai giocatori argentini, anche se hanno militato in altre nazionali, Di Stefano e Sivori, come calciatori sono stati migliori di Maradona, anche se non hanno vinto il campionato del mondo. Gli esperti di calcio dovrebbero ponderare bene i loro giudizi, anche se su tutti i giornali il riferimento è e continua ad essere tra Maradona e Messi. L'Argentina tra l'altro nella partita con la Germania ha avuto tre occasioni limpide per segnare e la Germania non è stata per il vero la nazionale perfetta che continua ad esserci propinata. Certo , chi vince ha sempre ragione!

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