La puntualità arretrante

Il Pakistan e l'isola che c'è

Sì, l'occidente delle multinazionali ha paura, una paura che aumenta ogni giorno e, allora, si rafforzano i fondamentalisti islamici...

di Marika Guerrini

Il Pakistan e l'isola che c'è

La nuova isola a 2 miglia da Gwadar

Mentre, a due giorni dalla strage nella chiesa protestante di Peshawar, nella provincia del Khyber Pakthunkhwa si continuava a contare i morti che da 80 s'erano fatti più di 100 per via dei feriti gravi, mentre un sisma di magnitudo 7,8 Rickter scuoteva le viscere della terra in Baluchistan, procurando oltre 250 vittime più centinaia di feriti, a due miglia dalla costa di Gwadar, lì, nelle acque baluchi del Golfo Persico, Mare Arabico, sorgeva un'isola, una miniatura di isola a forma di mezza luna, come su molte bandiere di terre musulmane. Sorgeva così, all'improvviso,  quasi a testimoniare principio e fine, fine e principio d'ogni cosa terrena. E se pur per i sismologi questo piccolo vulcano di fango avrà vita breve, finirà per erosione marina, intanto è sorto. C'è. 

" E' successo in brevissimo tempo",  dice la voce in diretta telefonica,  la voce amica che sta raccontando: " avessi visto, è stato straordinario, prima non c'era poi c'era. E ci si sente così infinitamente piccoli...". Una sorta di fanciullezza  oltre ogni logica del tempo ci ha fatto sorridere, l'ha fatto nella percezione del suo sorriso. Per qualche attimo abbiamo dimenticato stragi, terremoti, c'era solo una piccola isola che dalle immagini reali della voce, s'erano trasferite in noi, era come se la vedessimo con occhi fisici e non solo della mente, quella piccola isola a migliaia di kilometri dal nostro respiro. E benché potesse risuonare fuori luogo, inopportuno, cosa che neppure ci ha sfiorato, abbiamo lasciato che l'entusiasmo, fanciullo anch'esso, si impadronisse di noi. " pare che misuri 200 metri di lunghezza", ha detto la voce " 100 di larghezza e 20 di altezza, è davvero minuscola...".

 Ma breve è stato l'entusiasmo che, una sirena, estranea al fenomeno ma comunque presente all'altro capo del filo, ci ha riportato la crudezza dei giorni. E abbiamo riflettuto su quella terra, la sua contingenza,  su quanto spesso avvenisse, ormai da qualche anno, che ogni qualvolta fosse sul punto di risollevarsi, di rafforzarsi politicamente o socialmente o economicamente, accadesse qualcosa ad impedirlo, ad aggravare, a deviare, qualcosa di grosso, puntuale ogni volta, qualcosa in aggiunta alle morti quotidiane sotto il passaggio dei droni, le loro bombe, qualcosa che, anche questo abbastanza puntuale, s'accompagnava a grossi attentati, grosse stragi perpetrate dai vari gruppi terroristici estremisti islamici eccetera eccetera.  Alluvioni, terremoti, siccità, monsoni di incredibile violenza. 

Pare che madre natura, bizzarra ovunque in questi tempi, lì sia particolarmente impazzita. Sì, è terra di monsoni, lo è sempre stata, c'è una potente vena sismica, da sempre, c'è sempre stato il periodo delle piogge, e la siccità periodica, tutto parte di quella  regione, ma il fatto su cui, con la voce al telefono si rifletteva non era questo, è la puntualità destabilizzante ogni principio di avanzamento. La puntualità arretrante. Davvero particolare. E il fatto che la cosa si sia ripetuta. Perché in Pakistan in questo ultimo periodo, malgrado i droni quotidiani, i taliban in azione, gli attacchi settari, gli anti indiani, gli anti sciiti, gli anti occidentali, tutti finanziati in sordina dall'estero, Nawaz Sharif, il premier, si sta adoperando in mille modi per far fronte al tutto e, strano a dirsi, ha riscosso un buon indice di gradimento popolare. E c'è l'India con la possibilità d'accordo e, c'è... la Cina.

La Cina e le recenti, molto recenti, parole di Ma Yaou, Console Generale della Cina: " Il Pakistan è un rifugio sicuro per gli investimenti cinesi", belle parole per il Pakistan, sanno di collaborazione, alleanza. Parole pericolose ad occhi d'occidente e non solo. Intanto la Cina ha rafforzato gli investimenti nelle miniere pakistane. Ha triplicato gli investimenti su ogni tipo di energia anche eolica. Il progetto del collegamento tra il porto di Gwadar e la Karakorum Highway  continua ad essere sostenuto, in loco, per la Karakorum Highway, i lavoratori cinesi sono più di 11.000, tra ingegneri, tecnici e operai. Il Pakistan ha sollecitato ulteriori investimenti cinesi in infrastrutture (dighe, strade, metropolitane, etc.). Il volume del commercio tra i due paesi è di 12,4 miliardi di dollari. La Bank of Cina ha stabilito una sua sede a Karachi. E, cosa eccezionale, ha dato il permesso alle Banche pakistane di aprire filiali in Cina. E sono aumentati i voli aerei tra i due paesi e il progetto di ulteriore aumento sta per partire. E questa è una piccola fetta non dettagliata dell'intera faccenda. 

Sì, l'occidente delle multinazionali ha paura, una paura che aumenta ogni giorno e, allora, si rafforzano i fondamentalisti islamici, sempre più, con tutto quel che concerne e... si spera. Si spera che la macchia d'olio s'allarghi che raggiunga la Cina. Islamizzare la Cina, ecco l'obiettivo immediato.  Ci sarebbe di che ridere su quest'abissale arroganza. Ignoranza. La Cina non sarà mai islamizzata. La Cina è la Cina. Con il suo confucianesimo, il suo ateismo, il suo buddismo e perché no, il suo residuo maoismo e ancora e ancora. Ma, soprattutto, la Cina è la Cina con i suoi... cinesi. 

 

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