Editoriale

Salvate Lucio Battisti, poeta in musica, dagli intellettuali snob e dalla famiglia rancorosa

La traslazione dei suoi resti dopo 15 anni sembra una ripicca per una causa perduta in tribunale, peccato il cantante meritava miglior trattamento

Simonetta  Bartolini

di Simonetta  Bartolini

l  9 settembre di quindici anni fa moriva Lucio Battisti, il cantante che aveva segnato il ritmo armonico di tante generazioni: quelle che dalla metà degli anni '60 seguivano, anno dopo anno, l'uscita del suo ultimo disco, e quelle che hanno ereditato il suo patrimonio musicale dai genitori facendolo proprio e continuando a inserirlo nelle personali classifiche negli iPod di ultima generazione.

Dal vinile al digitale Battisti non ha conosciuto stanchezza di consenso, di amore, di passione.

A differenza di altri artisti, nati e cresciuti negli anni della contestazione sessantottina, Battisti (venuto al mondo nel 1943 come l'altro Lucio, Dalla e come Roberto Vecchioni; di poco più giovane di De Andrè e Guccini entrambi del 1940, e più anziano di Venditti, 1949 e di De Gregori, 1951)– laziale di Poggio Bustone, trapiantato a Molteno in Brianza, quindi fuggito a Londra –scansò ogni facile adesione all'ideologia di moda. Non si allineò alla vulgata di sinistra, non piegò la sua musica all'attualità politica che gli avrebbe valso, oltre al consenso (che comunque non gli fu negato dal popolo che andava oltre i diktat di una cultura fobica di ogni differenziazione ideologica), anche la qualifica di intellettuale, poeta e vero artista.

Di Battisti, a differenza dei vari, pur bravi, De Andrè, Dalla, Guccini, Vecchioni e poi Venditti, e De Gregori, ecc si doveva riconoscere il successo popolare, ma lo si faceva imputandolo alla presunta "facilità" delle sue canzoni, al loro "disimpegno".

Insomma, mentre quelle dei cantanti apertamente schierati a sinistra erano capolavori dell'impegno intellettuale in musica, le canzoni di Battisti in collaborazione con Mogol erano "solo canzonette", gradevoli, di successo, orecchiabili e ricantabili, ma niente più. 

Roba buona da strimpellare di fronte ai falò estivi sulla spiaggia, o in gita scolastica, roba "popolare" che, nella vulgata della sinistra (paradosso che nessuno ha mai spiegato), voleva dire "dozzinale".

Strana faccenda quella degli intellettuali di sinistra che hanno sempre spregiato e schifato il popolo, rifugiandosi in una cultura elitaria, autoreferenziale, chiusa a chiunque non appartenesse alla categoria degli eletti, e in maniera particolare chiusa al popolo considerato massa insignificante buona per le salamelle alla festa dell'Unità, buona per gli scioperi contro i "padroni", o per le manifestazioni di piazza. Ma guai se quel popolo non si allineava al "gusto" del brutto ideologicamente corretto.

Guai se quel popolo preferiva l'estetica tradizionale che significava armonia, bellezza, equilibrio, poesia. 

Se quel "popolo" non capiva  che la rima era una faccenda sorpassata e da mentecatti, la metrica una discutibile gabbia della libera espressione del pensiero comunista, e l'armonia un decadente cascame della cultura reazionaria, quel popolo andava rieducato.

Occorreva che fosse ben chiara la differenza fra i veri intellettuali e i passatisti cultori della tradizione. I primi, i "veri intellettuali" non si facevano capire, optavano per il disarmonico, disfunzionale, brutto programmatico onde marcare la propria superiorità e la differenza rispetto alla tradizione retrograda di reazionari incalliti, pervicacemente attaccati alle regole estetiche cadute miserevolmente in disgrazia come simboli di regimi autoritari e antidemocratici. 

All'autorità (parola quanto mai riprovevole) del bello e del canone che lo regola veniva sostituita la libertà dell'ignoranza delle norme e del loro superamento. 

Peggio per quel popolo "educato" da una cultura millenaria succhiata con il latte materno che non riusciva ad adeguarsi completamente, meritava il disprezzo dei soidisant intellettuali, o almeno la loro accondiscendenza paternalistica, ma a patto che fosse ben chiaro che quelle canzoni (ma valeva e in parte ancora vale anche per l'arte, la letteratura, l'architettura ecc) fosse considerate "robetta" di facile evasione.

Ecco, Lucio Battisti in coppia con Mogol cantava di "discese ardite e le risalite", di giardini di marzo e di luci dell'est. 

Cantava e rivendicava un canto libero, ricordate il testo? 

Arroganza intollerabile, ma alla gente, al popolo, ai ragazzi di destra o di sinistra piaceva, piaceva anche loro malgrado (anche fondamentalisti della lotta armata di sinistra, i brigatisti, hanno ammesso che in clandestinità ascoltavano volentieri le canzoni di Lucio alla faccia della lotta di classe e dell'ideologia che le espungeva dal pantheon di ciò che era politicamente accettabile).

Battisti ebbe successo e quel successo non lo ha mai abbandonato.

La notizia della traslazione dei suoi resti da Molteno in Brianza dove  aveva chiesto di riposare ha suscitato sconcerto fra gli antichi concittadini, già provati da una dura polemica, sfociata in querelle giudiziaria, a proposito di un festival a lui intitolato che Molteno aveva a organizzato dal 1999 (anno seguente alla morte del cantante) al 2005, quando la famiglia si rivolse all'autorità giudiziaria denunciando l'indebito "sfruttamento" del nome e della musica di Battisti a fini di lucro da parte del comune che organizzava detta manifestazione.

La causa, finita in tribunale, in seconda istanza ha visto prevalere la ragione del Comune di Molteno e ora i resti di Battisti sono partiti per Rimini (pare).

Brutta faccenda. Non sappiamo perché la famiglia, e nella fattispecie la moglie di Battisti, oltre a mantenere un legittimo e ammirevole riserbo sulla vita privata di Lucio, abbia mantenuto quella che sembra una rancorosa distanza dai suoi ammiratori.

Certo, come dicevamo, la comunità intellettuale dei musicisti e del potere culturale lo ha snobbato colpevolmente, ma la reazione sdegnosa della famiglia e soprattutto della moglie difficilmente si giustifica. 

Se la signora Battisti non comprende che occorre superare i nodi della cronaca e passare alla storia, se non comprende che un artista appartiene a chi lo ama oltre le miserie del quotidiano, apre la strada al brutto pensiero che l'interesse che ella vuol tutelare sia quello meramente economico. 

E sarebbe un vero peccato.

Eppure Lucio aveva rivendicato la necessità del "suo" canto libero, la signora per favore se lo ricordi.

Noi vi riproponiamo di seguito il testo, a voi il piacere di riassaporare versi di vera poesia contemporanea e magari ricanticchiarvelo a mezza voce:


 In un mondo che 
non ci vuole più 
il mio canto libero sei tu 
E l'immensità 
si apre intorno a noi 
al di là del limite degli occhi tuoi 
Nasce il sentimento 
nasce in mezzo al pianto 
e s'innalza altissimo e va 
e vola sulle accuse della gente 
a tutti i suoi retaggi indifferente 
sorretto da un anelito d'amore 
di vero amore 
In un mondo che - Pietre un giorno case 
prigioniero è - ricoperte dalle rose selvatiche 
respiriamo liberi io e te - rivivono ci chiamano 
E la verità - Boschi abbandonati 
si offre nuda a noi e - perciò sopravvissuti vergini 
e limpida è l'immagine - si aprono 
ormai - ci abbracciano 
Nuove sensazioni 
giovani emozioni 
si esprimono purissime 
in noi 
La veste dei fantasmi del passato 
cadendo lascia il quadro immacolato 
e s'alza un vento tiepido d'amore 
di vero amore 
E riscopro te 
dolce compagna che 
non sai domandare ma sai 
che ovunque andrai 
al fianco tuo mi avrai 
se tu lo vuoi 
Pietre un giorno case 
ricoperte dalle rose selvatiche 
rivivono 
ci chiamano 
Boschi abbandonati 
e perciò sopravvissuti vergini 
si aprono 
ci abbracciano 
In un mondo che 
prigioniero è 
respiriamo liberi 
io e te 
E la verità 
si offre nuda a noi 
e limpida è l'immagine 
ormai 
Nuove sensazioni 
giovani emozioni 
si esprimono purissime 
in noi 
La veste dei fantasmi del passato 
cadendo lascia il quadro immacolato 
e s'alza un vento tiepido d'amore 
di vero amore 
e riscopro te 

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da maga gabriella il 09/09/2013 21:07:25

    Cara Simonetta sono d'accordo con te su tutto tranne sul fatto che i giovani del 60, a cui tra l'altro appartengo, fossero più attirati dai cantanti di pensiero politico!!! Io avevo tanti amici di estrema sinistra e ti posso assicurare che nel loro "mangiadischi", che forse tu non hai mai visto, i dischi del grande Battisti primeggiavano! Ho avuto modo di ascoltare le canzoni di Battisti anche a feste dell'Unità. te lo posso assicurare!!Ascolta chi in quegli anni è vissuto da giovane!!!

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