Al cinema con Michele

«To Rome with love», Woody Allen incantato dalla Capitale ma senza illusioni

Nesuna facile denuncia del degrado, ma un'amara rappresentazione del declino culturale e antropologico

di Michele  Cucuzza

«To Rome with love», Woody Allen incantato dalla Capitale ma senza illusioni

Non è solo una semplice, affettuosa cartolina da Roma e men che meno un film di luoghi comuni, quello che Woody Allen ha confezionato  girando nella Capitale, con un mucchio di attori, l’estate scorsa e che adesso presenta con un titolo pieno di sentimento, «To Rome with love».

Forse siamo un po’ troppo provinciali e chissà quali stupefacenti magie ci saremmo aspettati dal regista newyorkese, dopo i suoi ‘sogni’ ambientati a Parigi. Di sicuro, ad Allen, dello stato delle strade, del traffico, delle buche, del degrado e delle periferie di Roma non importa nulla: inutile, quindi, recriminare che non ci siano denunce o rimbrotti in questo senso. Le sue storie intrecciate, leggere ma non insignificanti, delicate ma non superficiali, lontanissime dalla commedia italiana più in voga, volgare e  vuota (ricordate le grandi risate nelle sale cinematografiche,  al suono di ‘e ‘sti c…’, al tempo di «Boris»?)  hanno un senso ben preciso.

Roma, la città eterna, piena di storia e passato, di cultura e testimonianze magnifiche, così tanto amata nel mondo, è diventata – ecco la prima constatazione -  una delle capitali della televisione più becera al mondo, quella dove anche i tg rincorrono i  ‘signor nessuno’ dei reality nei loro 15’ di celebrità, assediandoli di microfoni sotto casa e nei red carpet,  tempestandoli di domande stupide,  per abbandonarli  immediatamente dopo al loro destino, sostituiti con altri divi improvvisati senza arte né parte: si diventa ‘famosi’ senza alcun motivo, senza che nessuno abbia la minima idea della ragione, solo per il fatto stesso che si è diventati famosi.

Ce l’ha insegnato l’America? Pazienza: però è così. Benigni è perfetto nell’interpretare uno di questi ignari e immeritevoli divi del nulla. Vi pare poco questa deliziosa e velenosa frecciata? Poi, è vero, nel film di Allen,  c’è qualcosa di più risaputo: la satira ad esempio del gallismo di casa nostra (Albanese), anche questa però ben azzeccata, molto ben attualizzata.

In fondo, l’attore ‘famoso’ (rieccolo) considera parte integrante  del suo ruolo quello di  portarsi a letto ogni ammiratrice (piuttosto ingenua) che incontra. Non manca la satira del bel canto di grande tradizione italica (non vi dico nulla, per non rubarvi un solo di minuto di risate).

Poi c’è il resto, la Roma gaudente che non ha la minima  idea della crisi più grave che abbia colpito il paese dal dopoguerra, con  le sue  feste, le terrazze su viste incredibili (pagate all’insaputa di qualcuno?), le volgarità, le esibizioni. Il tutto, però, va detto, con un fondo di affettuosa accondiscendenza e simpatia, che fa sempre sorridere e  mai offendere.

Immancabile, naturalmente, il versante americano. I giovani d’oltreoceano che studiano a Roma, fanno citazione dotte dei classici, organizzano notti poetiche tra le rovine, proclamano che vivrebbero in eterno da queste parti, progettando viaggi e crociere tra Napoli e la Sicilia, appena ne hanno l’occasione fuggono a gambe levate, attratti dai miti ben più consueti  (e dai dollari) di Hollywood e delle star che la popolano. 

Ad ognuno ciò che merita.  Allen ama Roma, probabilmente più delle altre capitali dove ha girato i suoi film più recenti:  proprio per questo, ha un tocco nel film  di grande rispetto e bonomia, ma- sorridendo con noi -  non nasconde nulla di ciò che gli appare, prima di ogni altra cosa, inappropriato.

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