Editoriale

Lega, il circo Barnum che azzoppa la politica

Il Pdl sarà squassato, ma il Pd non ha mai conquistato il Nord, e allora alle prossime elezioni?

Steve Remington

di Steve Remington

a  locuzione “nani e ballerine” è indissolubilmente legata ad una stagione della politica italiana, indiscutibilmente segnata dalla presenza sulla scena di Bettino Craxi, eppure viene sistematicamente usata e riusata dalle cronache politiche. Secondo i racconti parlamentari di Montecitorio e Palazzo Madama (Camera e Senato) la paternità di quell’espressione è da attribuirsi a Rino Formica, ex ministro delle Finanze, ma anche esponente di spicco dello stesso partito Socialista, che la utilizzò per etichettare l’ambiente umano e politico della dirigenza del suo partito, bollata, con toni spregiativi, come una «corte di nani e ballerine».

Forse lo era davvero, anche se il giudizio storico complessivo su quell’Italia  craxista (“eravano tutti ricchi senza avere i soldi” narrano i socialisti di allora) e  craxiana (che trova in Sigonella il suo acme politico) deve essere ancora scritto.

Ciò che abbiamo raccolto sino ad oggi sono brandelli, frammenti di un lessico familiare, tasselli di un mosaico,  ma manca ancora la parola definitiva, rallentata dai troppi ripensamenti di chi, allora, contrastava Craxi.

Ma quell’espressione, dato il contesto storico nel quale è nata e cresciuta, è applicabile anche alle vicende politico-giudiziarie che stanno inchiodando  la Lega alle proprie responsabilità, mettendo con le spalle al muro coloro che, sino a ieri, erano i paladini della legalità e della trasparenza politica? Nelle cronache di questi giorni quella locuzione è stata usata con parsimonia, mentre  i termini “famigli” e  “familiari” sono stati disseminati come chicchi di grano in un campo appena arato. Perché questa differenza? Perché si sta tentando di ridurre il caso Lega ad una vicenda famigliare, fatta di errori marchiani e colossali pataccate?

Perché  si tenta di accreditare la semplicistica tesi del cerchio magico produttore di sortilegi malefici e non si dà corpo alla teoria di un partito correo o, quanto meno, cieco e sordo agli affari del capo, per evidente interesse di bottega?

Domande difficili, certo, alle quali proviamo a dare una risposta.

Alla corte di Bossi, più che nani e ballerine, c’erano e ci sono gli attori di un circo Barnum itinerante nelle idee e zingaro nelle opinioni. Ciò che ha sempre contato, per i leghisti, era riempire la pancia dell’elettore padano con parole vuote ma belle, attrezzato per gli slogan, ma poco avvezzo al sofismo politico.

Ecco perché non erano, e non sono, nani e ballerine, ma saltimbanchi e trapezisti. La ragione per la quale, invece, si sta cercando di ridurre il caso Lega a processo famigliare è squisitamente politico. Probabilmente un eventuale crollo totale della Lega trascinerebbe con sé quel che resta del Pdl, alle prese con le lotte interne e le faide fra i colonnelli di ieri e i maggiorenti di oggi.

Ragione sufficiente ad indurre, chi può, a togliere dall’orizzonte lo spettro della Lega di governo: lo era e non lo è più. E il Pd, d’altro canto, con la Lega svuotata di tutto, non è attrezzato per dialogare con il nord del Paese, che ha maldestramente tradito.

Eppoi c’è la questione del cerchio magico. Qui il ragionamento si fa più duro. Tutti sapevano cos’era, tutti lo rispettavamo. Un dogma imprescindibile per il leghista lealista. Perché solo era è un problema? Evidentemente chi non ne faceva parte oggi si prende la sua rivincita e non solo quella. Ma è anche plausibile l’idea secondo la quale il cerchio magico altro non sia che l’alibi di tutto.

La lega non era un partito, ma una chiesa, una setta religiosa, con riti e liturgie. Un ritorno all’antico, al Medioevo della politica. Infine la Lega e Bossi. Il Carroccio non era un partito  e il Senatur non era un politico. Erano entrambi un’invenzione, una ruota di scorta di un’Italia che si era ritrovata a viaggiare in triciclo, dopo la bucatura di Tangentopoli.

Ed è quanto mai evidente che gli attuali conducenti,  di quella ruota di scorta, non hanno più bisogno. Anzi, prima torna al suo posto meglio è per tutti. Il problema è che il prezzo da pagare rischia di essere particolarmente salato. Per noi, non per loro.

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