L'intervista

SILVIA GIACOMONI:una vita con Giorgio Bocca.

Un affettuoso ricordo del celebre scrittore e saggista.

di Alessandro  Bedini

SILVIA GIACOMONI:una vita con Giorgio Bocca.

"Ho fatto "Il negro" a Giorgio Bocca, con il quale ho vissuto trentacinque lunghi anni, sono stata con lui quaranta giorni in Unione Sovietica, ci siamo aiutati, abbiamo molto litigato ma ci siamo anche molto divertiti". Silvia Giacomoni, milanese doc, moglie di Giorgio Bocca, si racconta con sagace ironia e il filo dei ricordi si dipana come un fiume carsico attraverso le sue parole, prese dalla memoria di quella che è stata una vita accanto a un uomo che essa stessa definisce complicato e del quale ci regala un ritratto intimo: tenero con i bambini, aggressivo con i potenti, amante delle combriccole, appassionato di sport, soprattutto lo sci, curioso del mondo insomma che sapeva rappresentare con i suoi tratti di penna talvolta graffianti, mai banali. Silvia si è occupata dei figli, ha fatto l'insegnante poi è approdata a Repubblica. Ha scritto: La nuova Bibbia Salani , Dice Matteo. il Rabbi che amava, seguiva, interpretava Gesù, e molti altri saggi che spaziano dalla moda al design all'attualità.

- Giornalista e scrittore, Giorgio Bocca si può dire sia stato una delle coscienze critiche del nostro paese

- Direi di sì - attacca Silvia Giacomoni - le dirò di più, se fosse ancora vivo oggi prenderebbe la sua auto e andrebbe in giro per l'Italia per capire e raccontare che cosa è attualmente il nostro paese. Una cosa che nessuno fa più perchè il giornalismo d'informazione praticamente non esiste.

- Lei ha definito suo marito come un uomo complicato ma anche paterno. Che cosa intende dire?

- Vede lui era un tipo a volte brusco. Il suo carattere andava in parallelo con il suo fisico: forte e caparbio. Era spiritoso ma in lui c'era una vena di pessimismo verso gli esseri umani. E' vero Giorgio è stato una figura paterna per molti uomini complicati come lui, difficili, molti dei quali trovavano in lui un padre. Le racconto un episodio: Un biblista che a un certo punto della vita aveva preso gli ordini sacerdotali, figlio di un vecchio laico liberale che non vedeva di buon occhio una tale scelta, era a casa nostra. Una sera Giorgio gli mise un braccio intorno alle spalle e disse a don Roberto, era quello il suo nome: tu mi farai il funerale! Per don Roberto quella fu una cosa straordinaria. Giorgio aveva questa capacità di andare incontro alle persone problematiche.

- Passando alla politica o per meglio dire alla cultura politica, lei ha affermato che Bocca non era un uomo incardinato in un'ideologia 

- Proprio così. Era stato fascista quando tutti lo erano, era nato nel 1920, praticava lo sci di fondo con i gruppi universitari fascisti, del resto la gran parte dei giovani di allora erano stati educati dal regime. Poi, nel corso della guerra, si rese conto della follia che essa rappresentava, della disorganizzazione dell'esercito, dell'impreparazione e allora si ribellò alla guerra fascista e soprattutto all'occupazione nazista. Fu uno dei primi a salire in montagna, con Dalmastro e Galimberti. Quella di giustizia e libertà è stata una formazione che si è portato dietro tutta la vita.

- Bocca tuttavia fu molto critico verso il comunismo

- E' vero è sempre stato molto critico verso il comunismo e i totalitarismi in genere. Era di area socialista, non craxiano naturalmente, più vicino alle posizioni di Riccardo Lombardi. Però il suo era un anticomunismo non ideologico, tanto che ha scritto una biografia di Palmiro Togliatti. Le dirò che ebbe una grande soddisfazione quando l'Unità, che in passato lo aveva ricoperto di insulti, uscì con allegata la biografia di Togliatti scritta da Giorgio.

- Bocca fu incuriosito dalla Lega prima maniera. Perché?

- Perchè si opponeva con forza al sistema di potere creato specialmente a Milano, da Craxi e dai socialisti. Dei leghisti diceva: hanno le loro ragioni, soprattutto erano persone stufe di sottostare al craxismo imperante. Vede noi a Milano abbiamo avuto un ottimo sindaco della Lega, mi riferisco a Marco Formentini. Fu lui, tanto per fare un esempio, a portare a termine il progetto del Piccolo Teatro, un vero gioiello, all'inaugurazione del quale fummo invitati io e mio marito. Giorgio inoltre parlava spesso con Gianfranco Miglio, non certo con Bossi.

 

- La carriera di giornalista lo ha visto all'Europeo, poi al Giorno di Italo Pietra, all'Espresso di Zanetti, e nel 1976 fu uno dei fondatori di Repubblica con Eugenio Scalfari, con il quale i rapporti non furono sempre facili 

 

- Le posso dire che tra Bocca e Scalfari c'era un "rapporto mafioso" ( le virgolette sono d'obbligo), nel senso che c'era una stima reciproca ma una diversa sensibilità, una differenza di carattere e nel modo di porsi verso il giornalismo. Per Giorgio la cosa fondamentale era informare, per Scalfari l'elemento principale era invece la politica. Ricordo un episodio: da poco era uscita Repubblica, io e Giorgio eravamo a Courmaieur, lui legge un articolo sulla pagina sportiva e telefona indignato e furioso in redazione a Repubblica perchè quell'articolo sul calcio era veramente impresentabile. Per lui lo sport doveva avere la stessa dignità di ogni altra notizia, per Scalfari non era così, lui lo considerava un argomento di second'ordine. Allora Scalfari mi telefonò chiedendomi come mai Giorgio se la fosse presa così tanto e io gli dovetti spiegare la ragione.

Compagna, moglie, sodale, Silvia Giacomoni si congeda con un tenero ricordo: Giorgio era molto bello e affascinava le signore. Sono davvero contenta di aver condiviso con lui tanti bei momenti e ancora il suo ricordo mi riempie di emozione.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da iamjohnwick il 03/06/2020 19:16:51

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