Rassegna di novità librarie aprile 2019

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna di novità librarie aprile 2019

Autori Vari (a cura di Leonardo Palma), Bella e perduta. L’Italia nella politica internazionale (Idrovolante, pagg. 450, Euro 22,00)

Centrale nel Mediterraneo tra Occidente e Oriente, porta e periferia d’Europa, l’Italia è un Paese per vocazione e geografia esposto al contesto globale. Lo dimostra questo saggio, in cui si delinea la traiettoria della politica estera del Paese nella sua complessa storia unitaria. In questo lungo percorso, l’Italia ha sempre dovuto confrontarsi con la necessità di definire il suo interesse prevalente, come proprio di una media potenza a cui non è consentita la navigazione a vista.

Un interesse nazionale diversamente interpretato nella storia unitaria del Paese ma che alla base si sostanzia nella scoperta dell’Italia, come ebbe a definirla Dino Grandi, peso determinante. Accettazione dunque del duplice vincolo in cui l’Italia vive: l’esiguo spazio di manovra in un sistema di potenze già affermate e la dipendenza da contingenze fluide, dinamiche, per ottenere dei successi diplomatici. Ciò, tuttavia, non significa necessariamente dover abdicare a qualsiasi discorso sopra l’esistenza di un compiuto interesse prevalente, come del resto dimostrò la parabola internazionale della Prima Repubblica sorta dalle macerie del Secondo conflitto mondiale.

EUROPA

Francesco Boco, La catastrofe dell’Europa. Saggio sul destino storico del Vecchio Continente (Idrovolante, pagg. 287, Euro 20,00)

La weltanschauung oggi prevalente, dall’impronta mondialista, mira ad appiattire le differenze tra le nazioni, ad abolire i confini, a negare qualsiasi senso di appartenenza e ogni aspetto che possa risultare d’intralcio al progetto egualitarista. La globalizzazione ha subito una notevole, robusta accelerazione dai primi anni del XX secolo; questa visione progressista ha incontrato pochi Stati o movimenti politici in grado di esserle d’ostacolo. Quando ogni uomo si sarà lasciato alle spalle la propria storia e la propria identità, quando sentirà di non appartenere a nessun luogo particolare o a nessuna specifica cultura, allora si sarà pienamente ‘emancipato’ da sé stesso e dal passato degli avi. Chiunque potrà godere degli stessi diritti e dei medesimi vantaggi materiali: con questo input è nata l’Europa tecnico-economica guidata da Bruxelles, in obbedienza al messaggio della finanza internazionale e della legge dei mercati. Piegato ai voleri dei ‘poteri occulti’, il vecchio continente ha così perduto ogni indipendenza e autonomia; la zona circostante il mar Mediterraneo è percorsa da guerre, crisi religiose e dall’instabilità politica, che porta immensi flussi di clandestini sul nostro suolo. Tutto ciò si riflette sull’esistenza dei popoli europei, alterandone il volto e le istituzioni fondamentali, la coesione etno-culturale e la civiltà plurimillenaria.

CLASSICI

Daniel Halévy, Nietsche (Oaks, pagg. 562, Euro 20,00)

Daniel Halévy pubblicò per la prima volta la Vie de Friedrich Nietzsche nel 1909, dopo aver visitato il villaggio natale di Rocken e le città dove il filosofo tedesco aveva trascorso l’infanzia e gli anni di studio. Rivedendo il testo dopo altri trent’anni di studio, lo scrittore francese decise di integrare la narrazione biografica con l’analisi completa dell’opera di Nietzsche, le vicissitudini dell’uomo con le formule del pensatore, mettendo al centro i temi essenziali della sua visione del mondo. Il tedesco fu un autore difficile da trattare poiché velava il suo pensiero più che svelarlo, quindi per Halévy fu complicato rivelare il significato di una delle avventure umane più singolari ed eroiche, e districarlo sul piano dello spirito. Nietzsche parlava ai pochi in grado di affrontare la ‘morte’, nella modernità, senza paura; egli scriveva per i pessimisti, ma non per coloro che si rifugiano nella remissività o nella sottomessa condiscendenza, bensì per quelli armati di volontà. All’agitarsi scomposto o alla passiva accettazione, egli preferì il “giuoco della guerra”, il tragico cerimoniale che conduce alla distruzione. Ma Nietzsche fu anche il profeta del post-nichilismo, del territorio e degli spazi nuovi dove i migliori potranno esercitare il proprio dominio.

LETTERATURA

Gino Agnese, Marinetti/Majakovskij. 1925. I segreti di un incontro (Rubbettino, pagg. 114, Euro 10,00)

Un grande scenario: quello dell’Exposition Internationale des Arts Décoratives et Industriales Modernes a Parigi nel 1925, che rilancia il décò e richiama il meglio del nuovo che si fa nel mondo. Architettura, arte, arts appliqués à l’industrie, pubblicità. E artisti, letterati, esponenti dell’import-export, scenografi, registi, gente di teatro. Un tavolo per tre in un ristorante di rue Saint Honoré, il 20 giugno. A cena, Marinetti, Majakovskij ed Elsa Triolet, giovane scrittrice russa. Il fondatore del Futurismo e il “poeta dell’Ottobre rosso” si erano incontrati soltanto una volta, Mosca 1914. Quali motivi li inducono a un vis-a-vis undici anni dopo? Da allora, c’è stata di mezzo la “grande guerra”. La rivoluzione dei bolscevichi ha vinto in Russia, il futurista Majakovskij era sulle barricate. In Italia c’è il fascismo, Marinetti tra i fondatori. Entrambi però sono delusi dalle proprie passioni politiche. Prima del vis-à-vis, Majakovskij dà un’ultima occhiata a un questionario battuto a macchina. Sono domande per Marinetti, volte a conoscere l’evoluzione del suo rapporto con il fascismo. Chi ha scritto quelle domande in sequenza? Potrebbe averle dettate un ministro di Lenin e di Stalin, un innamorato dell’Italia, un estimatore di Marinetti. Quale ruolo gioca a quel tavolo la giovane russa? Elsa Triolet (diventerà famosa scrittrice in Francia) è la devota sorella della celebre musa di Majakovskij, Lili Brik, fine intellettuale inserita nel regime e, al momento, amante di Agranov, vice capo del servizio segreto sovietico. Lili prepara un viaggio in Italia. Farà i fanghi a Salsomaggiore, andrà a Parma a osservare Mussolini da vicino. Sarà a Roma il giorno dopo il mancato attentato di Zaniboni al Duce. Una ricerca lunga e meticolosa, pagine avvincenti.

STORIA

Giacomo Devoto, Gli antichi italici (Ar, pagg. 316, Euro 20,00)

In questo volume, pubblicato per la prima volta nel 1931, il professor Giacomo Devoto tratteggiò settecento anni di storia italiana, dall’VIII al I secolo a.e.v., esplorando i diversi rami del sapere. Organizzazione statuale, pantheon divino e casta sacerdotale, norme alfabetiche e tradizioni leggendarie, dottrina giuridica e tendenze artistiche, Devoto si avvalse di ogni emergenza documentale per ricostruire la civiltà delle comunità italiche. Le prime notizie certe sugli Italici furono fornite dalla comparazione fra la loro lingua e le altre del ceppo indoeuropeo. In Italia si potevano distinguere due famiglie della tribù indoeuropea: quella protolatina e quella italica, comprendente gli umbro-osco-sanniti. L’immagine degli Italici, che emerge alla fine di questo lungo cammino di studi epigrafici e linguistici, attesta la loro unità etnico-culturale, anche quando viene meno quella politica. La catastrofe gallica (389 a.e.v.) e le successive guerre sannitiche segnarono un momento decisivo nella storia delle comunità italiche; esse rappresentarono le ultime possibilità di resistenza all’integrazione nella cultura romana. L’inserimento nell’universo romano, soprattutto mediante la via militare, come ausiliari o mercenari, si compì negli anni precedenti la prima guerra punica e si consolidò con l’intervento degli Italici rimasti fedeli all’alleanza durante il conflitto. Dopo la seconda guerra punica l’immagine nazionale dei popoli italici viene meno, solo il confronto politico con la metropoli capitolina, nell’ambito dello Stato romano, ricorda le parentele di razza e di civiltà, ne attesta i comuni interessi e il comune destino.

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David Brownstone – Irene Franck, Fino ai confini del mondo. Le strade e la storia dell’uomo (Iduna, pagg. 446, Euro 24,00)

L’idea di una rete ininterrotta di vie di terra e d’acqua, che renda possibile percorrere liberamente l’intero pianeta è una delle utopie che contribuirono a trasformare il mondo. La nascita e lo sviluppo di questa idea è da attribuirsi all’antica Roma, che edificò la prima rete stradale, non più riservata ai viaggi del re o al commercio di lusso, ma aperta a tutti i cittadini dell’Impero. Questo dono aveva, però, una contropartita: la magnifica struttura viaria, che percorreva in lungo e in largo il territorio imperiale, era in primis lo strumento per l’unificazione e il controllo del vastissimo Stato capitolino. Fino ai confini del mondo racconta la storia dell’umanità dagli albori, seguendola lungo le rotte marittime e gli itinerari stradali: la via della seta e la strada delle spezie, le piste del Sahara e la via dell’ambra. Invasioni e migrazioni, insediamenti umani e costituzione di grandi Stati, scoperte geografiche e invenzioni tecnologiche, conflitti armati e sviluppo del commercio: tutto questo è il risultato, ricco e complesso, dello sviluppo avvenuto lungo le strade.

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Antonio Manhes – R. McFarlan, Brigantaggio (Grimaldi, pagg. 253, Euro 26,00)

Questo saggio sul brigantaggio fu scritto dal generale francese Antonio Manhes e dal colonnello irlandese McFarlan a metà dell’Ottocento. Il generale Manhes fu incaricato dal re di Napoli, Gioacchino Murat, di reprimere il brigantaggio che imperava nelle provincie del sud Italia, in particolar modo negli Abruzzi. Con il termine brigante si indicavano quegli uomini che vivevano fuori dalla legge, quei gruppi contrari all’ordine pubblico vigente. Negli anni successivi esso acquistò un significato ideologico, designando chi si opponeva con le armi al nuovo regime giacobino, chi si batteva contro gli ideali della rivoluzione francese. Il fenomeno del brigantaggio, infatti, assunse un rilievo notevole negli anni ‘francesi’, sia con la repubblica partenopea del 1799che col regime murattiano del 1806. Le bande - composte da popolani, pastori, borghesi e anche da sacerdoti cattolici – difesero la loro patria e le proprie tradizioni religiose dall’invasione ideologica transalpina, combattendo gli epigoni locali dei giacobini. La narrazione tratteggia alcune delle figure più importanti del brigantaggio politico (fra Diavolo, Mancino, Mastrilli), e giunge agli anni dell’unificazione, quando i briganti delle zone montuose appenniniche si opposero all’annessione savoiarda.

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Giuseppe Baiocchi, Finis Austriae. Sul tramonto dell’Europa (Il Cerchio, pagg. 437, Euro 38,00)

Alla fine dell’Ottocento, l’Impero austro-ungarico, situato nel cuore dell’Europa, entrava in una crisi politica che concluderà la sua parabola nel 1918: la fine della Grande guerra segnerà la fine dello Stato asburgico. Giuseppe Baiocchi descrive mirabilmente l’ultimo secolo di vita della monarchia austriaca, periodo caratterizzato dal lungo regno dell’imperatore Francesco Giuseppe e da una intensa produzione culturale. Nonostante siano passati cent’anni dalla dissoluzione dell’Impero e dalla fine della civiltà mitteleuropea, l’arte e la musica, l’architettura e la filosofia che lo qualificarono, restano espressioni luminose per l’umanità. Vienna, città cardine della controriforma, era al centro di varie correnti di pensiero e di sperimentazioni intellettuali, a contatto col nord prussiano e luterano, con le raffinate culture italiana e spagnola, col mondo rurale slavo e l’elemento ebraico. Finis Austriae è non solo un saggio storico, ma un viaggio metaforico tra le macerie dell’Europa, avvolta oggi più che mai in una profonda crisi politica e istituzionale, culturale e spirituale.

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Johann Chiapoutot, La rivoluzione culturale nazista (Laterza, pagg, 251, Euro 24,00) 

La weltanschauung nazista era una visione della storia, dell’uomo e della comunità; una concezione dello spazio e dell’avvenire; un’idea molto precisa di ciò che è la natura, in sé e fuori di sé. La natura veniva concepita come un fermo cardine per il destino degli uomini: essa stabiliva essenza, posizione e vocazione di ognuno. L’immagine dell’universo che i nazionalsocialisti professavano si stagliava come una rivoluzione culturale, incentrata sul rinvigorimento dell’uomo nordico mediante un ritorno alle origini, attraverso la fedeltà alla sua natura propria e l’obbedienza alle leggi naturali. Questo ritorno alle origini si basava su un pensiero sano della natura, e permetteva di rifondare la norma giuridica, quella che reggeva l’ordine interno e influenzava i rapporti internazionali. Le coscienze andavano rieducate ed edificate su nuove fondamenta etico-morali, che obliterassero i precetti cristiani, umanitaristi e liberali, quelli che avevano alterato la pura anima germanica. In questa rivoluzione culturale confluivano il nazionalismo, il razzismo, l’anticristianesimo, il pangermanesimo, l’antisemitismo, la tensione vitale all’espansione verso l’est; elementi molteplici che avevano in comune l’attenzione per il Volk tedesco. I membri della Volksgemeinschaft, la comunità del popolo, andavano tutelati per la loro eccellenza razziale, per gli sforzi e le energie che potevano profondere al servizio della nazione, per il bene futuro del Terzo Reich.

 PERSONAGGI

Giampiero Mughini, A Via della Mercede c’era un razzista. Lo strano caso di Telesio Interlandi (Marsilio, pagg. 253, Euro 18,00)

“Il miglior giornalista del Fascismo vittorioso”, così Leo Longanesi definì Telesio Interlandi dopo che nel 1926 Benito Mussolini lo scelse come direttore del quotidiano romano Il Tevere. Il Duce aveva piena fiducia in questo scrittore siciliano che, infatti, lo seguì durante l’avventura della RSI e fu arrestato dalle parti di Desenzano sul Garda. Per vent’anni fu una delle voci più energiche e vigorose del Regime, e dalle pagine del quindicinale La difesa della razza sostenne la causa della legislazione razziale fascista e dei provvedimenti antisemiti. Dall’esame fatto da Mughini, sui giornali diretti da Interlandi, emerge che i migliori scrittori italiani vi avevano collaborato: da Indro Montanelli a Giuseppe Prezzolini, da Curzio Malaparte ad Alberto Moravia. Inoltre, dall’analisi si evidenzia come non vi fosse un fossato profondo a dividere i giornalisti fascisti da quelli antifascisti, e che la vita culturale del Fascismo, negli anni Trenta, era ricca di fermenti, di battaglie ideali e di esperimenti artistici, inseriti a pieno titolo nella vita intellettuale europea. Per scrivere A via della mercede c’era un razzista, Mughini si avvale della collaborazione e dei ricordi di Cesare Interlandi, figlio del giornalista, arrestato pure lui nel 1945 dai partigiani e scampato fortunosamente ad un processo sommario.

 FUMETTI

Petr Vyoral, Jan Palach. Praga 1969. Una torcia nella notte (Ferrogallico, pagg. 112, Euro 15,00)

Jan Palach, la "torcia n.1", il 16 gennaio 1969, in Piazza San Venceslao a Praga, scelse di darsi fuoco come estremo atto di protesta contro il fagocitante comunismo sovietico che invadeva la Cecoslovacchia impedendole di evolvere, di riunire la propria comunità in un socialismo moderno, dal "volto umano". La Primavera di Praga veniva fermata militarmente dalla Russia in un bagno di sangue negli anni in cui, come scrive Marcello Veneziani, «i sessantottini incendiavano il mondo pensando a sé stessi, mentre Palach incendiava sé stesso pensando al mondo». Jan Palach si mostra ora in un fumetto originale nel tratto (che qua e là sembra appena abbozzato per poi prendere vigore, forza, materia) e nella sceneggiatura (un crescendo di veri e propri versi - leggeri, privi di retorica). Il ricordo vivo di uno degli ultimi grandi, giovani europei. «Io non sono un suicida» disse Jan, «sono la luce che ha illuminato il buio che è sceso sulla Cecoslovacchia. Anche una piccola torcia, nel buio, può diventare un faro che illumina il mondo. I giovani cecoslovacchi sono disposti a morire per dare luce». Prefazione di Emanuele Ricucci e postfazione di Umberto Maiorca.

Il  primo fascicolo semestrale del 2019
degli “Annali della Fondazione Ugo Spirito” 

Nel quadro delle iniziative che la Fondazione ha in programma nel quarantennale della morte di Ugo Spirito e nel novantesimo anniversario della nascita di Renzo De Felice, il fascicolo degli “Annali della Fondazione Ugo Spirito” si apre con una sezione dedicata al filosofo aretino, curata da Gianni Scipione Rossi. Contiene l’inedito Verso la grande civilizzazione, scritto da Spirito nel 1978, come appendice a un libro dedicato all’analisi e alle prospettive della “rivoluzione bianca” voluta in Iran dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi, rovesciato all’inizio del 1979 dalla rivoluzione islamista degli ayatollah. Il libro non è mai stato pubblicato in Italia nella sua integralità e fu al centro di un giallo bibliografico, che il saggio introduttivo intende finalmente chiarire sulla base di una approfondita analisi delle fonti archivistiche.
Nella seconda sezione, “Giovanni Gentile nella cultura italiana”, curata da Rodolfo Sideri e introdotta da Hervé A. Cavallera, trovano spazio gli atti del convegno tenuto in Fondazione sul pensiero del filosofo. Questi i saggi: Il soggetto gentiliano tra esistenzialismo e postmoderno di Rodolfo Sideri; Eternità e divenire dell’atto. La critica di Gentile al relativismo, di Hervé A. Cavallera; La Teoria generale dello spirito come atto puro e la costruzione dell'attualismo, di Massimo Piermarini; El desafío del devenir, di Francesc Moratò; L’ombra del pensato. La teoresi gentiliana dell’errore, di Giuseppe D’Acunto; Vae soli, attualismo e solipsismo, di Tiziano Sensi;L’Enciclopedia di Gentile, di Alessandra Cavaterra.
Gino Germani, un inedito e il suo archivio” è il titolo della sezione dedicata al sociologo italo-argentino nel quarantennale della morte. La sezione è introdotta dalla studiosa argentina Ana Grondona, con il saggio Autoritarismo(s), clases medias y el problema de las generaciones , che introduce lo scritto inedito di Gino Germani presente nel suo archivio, conservato dalla Fondazione: Ceti e generazioni alla vigilia della Marcia su Roma. La sezione è completata dal saggio Gino Germani: la sociología, los viajes, el exilio, nel quale lo studioso argentino Juan Ignacio Trovero dà conto analiticamente del contenuto dell’archivio Germani. Grondona e Trovero, che hanno a lungo esaminato le carte Germani presso la Fondazione, lavorano presso l’Università di Buenos Aires e nell’Instituto de Investigaciones Gino Germani attivo nella capitale argentina.
Il fascicolo presenta inoltre i saggi La genesi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (1915-1923), di Andrea Perrone; Il capodanno perduto del 1947 , di Leonardo Varasano; Il fascismo e l’europeismo di Gian Domenico Romagnosi, di Matteo Antonio Napolitano; Un guascone nel Novecento: Valerio Pignatelli di Cerchiara, di Andrea Cendali Pignatelli.
Nella nuova sezione “Note sul Novecento”, Danilo Breschi pubblica Quella voglia di libertà che da Praga brucia ancora e Nicola Rao 20 luglio 1969, l’avventura che ci fece sognare.
Completano il fascicolo le recensioni, le segnalazioni librarie e le notizie sull’attività della Fondazione. 

Per leggere gli Annali è possibile acquistare il singolo articolo, il singolo volume o l’abbonamento annuale, a queste condizioni:
- Singolo articolo (versione pdf): 5,00 €
- Singolo volume (versione digitale): 10,00 €
- Singolo volume (versione cartacea): 20,00 €
- Abbonamento annuale (versione digitale): 20,00 €
- Abbonamento annuale (versione cartacea): 35,00 €
In caso di acquisto del volume cartaceo, l’invio avverrà all’indirizzo segnalato senza costi aggiuntivi.
È possibile pagare utilizzando Paypal, o attraverso bonifico bancario. Tutte le informazioni sono reperibili a questa pagina: 
http://fondazionespirito.it/annali-della-fondazione/ 

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