Maggio Musicale Fiorentino

Il Vascello Fantasma di Wagner approda in riva d'Arno

Il primo capolavoro romantico di Wagner, Der fliegende Holländer, ha debuttato ieri sera al Maggio. Altre tre recite fino al 17 gennaio.

di Domenico Del Nero

Il Vascello Fantasma di Wagner approda in riva d'Arno

Un inizio d’anno davvero …tempestoso, per il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: prima opera del 2019 ad approdare (è proprio il caso di dirlo) sulle scene è nientemeno che Der fliegende Hollander, ovvero L’Olandese volante (alias il Vascello Fantasma) di Richard Wagner, che vede per la prima volta il direttore stabile Fabio Luisi dirigere un’opera del compositore tedesco in Italia. La regia è dello scozzese Paul Curran con le scene di Saverio Santoliquido. L’allestimento, varato stasera alle 20, verrà replicato domenica 13 (ore 15,30), il 15 e il 17 gennaio (ore 20).

Quarta opera del grande compositore di Lipsia, presentato per la prima volta a Dresda nel 1843, si ispira a una nota leggenda nordica che Wagner lesse nel 1837 nella versione di Heinrich Heine: “Chi non conosce la leggenda del Vascello Fantasma? Si tratta di un vascello maledetto che non può mai pigliar porto e va errando in alto mare da tempo immemorabile (…) il terribile vascello fantasma porta il nome del suo capitano, un olandese che giurò per tutti  idiavoli d’oltrepassare un capo, di cui non ricordo adesso il nome, in onta a una rabbiosa tempesta che allora infuriava; a costo , disse, di dover andar peregrinando per mare fino al giudizio universale. E poi che il diavolo lo prese in parola, il poveraccio deve starsene il mare sino alla consumazione dei secoli, purchè nel frattempo non venga salvato dalla fedeltà di una donna. Il diavolo, a quanto pare, non crede, da quel mattacchione che è, alle fedeltà delle donne, e permette al capitano maledetto di scendere a terra ogni settimo anno, per ammogliarsi e tentare così la sua liberazione.”

Il racconto prosegue dicendo che l’olandese, durante uno di questi “settimi anni” incontra un avido mercante che gli promette la figlia in sposa, attratto dalle ricchezze del capitano. L’incontro si rivela fatale; l’Olandese conquistato dalla purezza della giovane torna in mare per non legarla al proprio destino ma questa, fedele fino alla morte, si getta tra le onde e rompe l’incantesimo fatale

Wagner seguì abbastanza fedelmente Heine; nel maggio 1841, in una sola settimana, scrisse il poema, ovvero il testo dell’opera, che musicò in un vero e proprio furor creativo tra l’agosto e il settembre dello stesso anno. Eppure, rappresentato a Dresda il 2 gennaio 1843 non ebbe un grande successo; strano, se si considera che è poi divenuto uno dei lavori più popolari di Wagner.

Oltre che celebre, l’opera è fondamentale nel processo creativo di Wagner: è il suo primo poema popolare tedesco, la prima tappa fondamentale verso la maturità e le grandi creazioni. E’ anche l’opera in cui per la prima volta il compositore fa un uso diffuso e articolato dei leitmotiv, anche se certo, come lui stesso ebbe a dichiarare, siamo ancora lontani dall’applicazione rigorosa e calibrata della maturità. Come notava Rubens Tedeschi, sono il diabolico e il fantastico che investono l’intera vicenda e determinano la novità della scrittura, ben oltre i risultati dei suoi predecessori come Weber: “ Non v’è dubbio che la tensione teatrale dell’opera si realizzi proprio nell’audacia con cui il giovane Wagner coglie e rinnova quanto c’è di originale nei predecessori. Basterebbe a confermarlo la potenza dell’ouverture, concepita come un monumentale poema sinfonico …”[i]

Certamente, l’impianto dell’opera rimane nel complesso tradizionale; la struttura è ancora a pezzi chiusi, certo più ampi e articolati di quelli del melodramma italiana contemporanea, ma comunque tali; la sinfonia è un ampio brano sinfonico che presenta tre temi che ritornano poi nell’opera: quello “dell’olandese”, di Senta o della redenzione, del coro dei marinai norvegesi. Sono solo i principali di una struttura tematica molto articolata, ma si tratta comunque di “temi reminiscenza”, la cui funzione è quella di caratterizzare un personaggio o una situazione; siamo dunque ancora lontani dal vero e proprio “leitmotive”, la cui funzione è proprio tra l’altro quella di rompere la “gabbia” del pezzo chiuso.

Del tutto innovativa e veramente anticipatrice della piena maturità e la vocalità dell’olandese, uno sciolto declamato drammatico che influenza la struttura formale dei brani del personaggio, in particolare l’aria del primo atto che non è strofica.

Tema centrale è anche quello della redenzione, attuata qui da Senta e dal suo nobile sacrificio per amore. Significativo che in un primo momento Wagner avesse chiamato la fanciulla che si sacrifica per l’olandese Minna, la moglie che in quel momento della sua vita ancora amava. Infatti mentre canta la sua ballata, collocata proprio a metà dell’opera, Senta avverte che il suo destino è legato inesorabilmente a quello dell’olandese e che la salvezza di lui passa attraverso il suo sacrificio per amore; una caratteristica in cui molti hanno visto un presagio del Tristano.

 

Der fliegende Holländer

Opera romantica in tre atti

Libretto e musica di Richard Wagner

 

Maestro concertatore e direttore Fabio Luisi

Regia Paul Curran

Scene Saverio Santoliquido - Costumi Gabriella Ingram

Luci David Martin Jacques - Aiuto regista Oscar Cecchi

 

Personaggi e interpreti

  Daland Michail Petrenko

Senta Marjorie Owens

Erik Bernhard Berchtold (10, 13, 15) Peter Tantsists (17)

Mary Annette Jahns

Il timoniere di Daland Timothy Oliver

L’Olandese Thomas Gazheli

 

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro Ars Lyrica, Pisa

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Direttore del Coro Ars Lyrica Marco Bargagna

 

 

 



[i] Rubens TEDESCHI, Invito all’ascolto di Wagner, Milano, Mursia, 1983, p.110.

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