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Maggio Musicale Fiorentino

CARMEN: il fascino solare del capolavoro di Bizet riscalda la platea fiorentina

Torna l'edizione proposta a gennaio, con la discussa e discutibile regia di Muscato. Ma stavolta il fascino della musica spegne la polemica. Ottima la direzione di Matteo Beltrami.

di Domenico Del Nero

CARMEN: il fascino solare del capolavoro di Bizet riscalda la platea fiorentina

Una vera festa di suoni e colori. La Carmen riproposta in questi giorni al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha davvero emozionato e convinto, al punto da far quasi digerire la tanto contestata regia di Leo Muscato. L’allestimento, ripreso in questa edizione da Alessandra de Angelis, ha anzi guadagnato qualcosa rispetto alla prima edizione: movimenti scenici più accurati e vivaci, un clima perlomeno a tratti meno cupo; soprattutto le scene corali, in particolare quelle del primo e del quarto atto caratterizzati dalla presenza di bambini davvero straordinari: sia sul piano scenico che su quello vocale sono stati davvero gradevoli sia all’occhio che all’orecchio.

Rimangono, naturalmente, i lati negativi di una lettura che malgrado l’indubbia abilità di Muscato sa troppo di politically correct: dall’insistenza sulla polizia “cattiva”, all’accanimento scenico sui campi rom con la scenografia un po’ monotona di Andrea Belli, vivacizzata solo dai costumi di Margherita Baldoni e dalle coreografie,  sino alla stessa caratterizzazione di Carmen, del tutto improbabile nel ruolo di vittima per finire a quel vero e proprio assurdo che è il finale cambiato, con Don Josè che muore invece di Carmen e Escamillo troinfante e ...incornato contemporaneamente. Ma su questo si è già detto e scritto ad abundantiam anche da queste colonne e pertanto si rimanda il lettore ai due articoli pubblicati a gennaio sulla prima edizione di questa Carmen. [i]

Veniamo dunque alla musica, che ha fatto veramente da padrona in questa edizione del capolavoro di Georges Bizet. Se c’è una cosa che caratterizza Carmen è la presenza della musica come protagonista assoluta; oltre ai bellissimi preludi sinfonici, tutta l’opera è pervasa da una melodia lussureggiante e travolgente, che fa dell’elemento spagnolo mai un “folclorismo” fine a se stesso ma un vera e propria forza dionisiaca, che però dà una connotazione “realistica” alla vicenda in quanto evoca uno sfondo ben preciso e indimenticabile.  Non per nulla Nietzsche definiva amabile l’orchestra di Bizet, soprattutto in confronto a quella wagneriana che gli appariva ora brutale e artificiosa. La musica di Carmen gli sembra perfetta “si avvicina leggera, con cortesia”. E nello stesso tempo “Si sono mai uditi sulle scene accenti tragici più dolorosi? E in che modo essi vengono raggiunti! Senza smorfie! Senza battere moneta falsa! Senza la menzogna del grande stile!”[ii]

La direzione di Matteo Beltrami sembra quasi tradurre in arte le parole del grande filosofo tedesco. Tutta la solarità. la forza travolgente, ma anche la straordinaria ricchezza di colori di una partitura davvero unica vengono resi in modo da restituire tutto il loro fascino e la loro vis dionisiaca. Direzione davvero “luminosa”, quella di Beltrami, che riesce a conciliare perfettamente la scelta di ritmi vorticosi con la cura del dettaglio, della bellezza e della levigatezza del suono, dei momenti intensamente lirici e poetici come lo splendido preludio del terzo atto; perfettamente secondato da una orchestra e un coro in stato di grazia. Perfetta la sintonia tra golfo mistico e palcoscenico mentre i coristi sono stati molto apprezzati anche per la recitazione oltre che il consueto nitore vocale.

Per quanto riguarda gli interpreti, Marina Comparato non ha una voce particolarmente potente, ma un piacevole colore brunito e una discreta padronanza nel fraseggio, oltre a una buona presenza scenica. Il tenore Roberto de Blasio si caratterizza invece per una voce ampia e un registro acuto potente e sicuro, anche se con qualche incertezza nel fraseggio. Laura Giordano è una Micaela decisa e gradevole, molto ben caratterizzata vocalmente, che interpreta con piglio e abilità l’aria e il finale del terzo atto. Qualche riserva almeno per quanto riguarda la recita oggetto della recensione ( 4 dicembre 2018) su Leon Kim. Sicuramente dotato di una voce corposa e di un bel timbro scuro, il baritono ha nondimeno un po’ deluso nella splendida canzone del Toreador, caratterizzata da una certa monotonia. Discrete anche le parti “minori”. Grande successo di pubblico con particolari ovazioni per il tenore e il direttore d’orchestra. Decisamente da non perdere, ultima replica giovedì 6 dicembre ore 20.

 

 



[ii] Immacolata DE PASCALE, Carmen contra Wagner: Lo spirito mediterraneo di Nietzsche come antidoto alla malattia wagneriana, in Aisthema, vol. IV(2017)  n 1.

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