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Teatro della Toscana

Un dramma straordinario: la miss Julie di Patrick Marber seduce anche la Pergola. Bellissima l'interpretazione di Gabriella Pession e Lino Guanciale.

Lino Guanciale: indubbiamente il teatro è casa, in quanto per un attore è il posto in cui è maggiormente possibile far quel che vuole.

di Domenico Del Nero

Un dramma straordinario: la miss Julie di Patrick Marber seduce anche la Pergola.  Bellissima l'interpretazione di Gabriella Pession e Lino Guanciale.

In una atmosfera stranita e allucinata, Giulia lascia la stanza con il rasoio in mano. Gianni la segue con lo sguardo, poi suona il telefono di servizio e mentre Giulia cade suicida, pronuncia l’ultima battuta, di condanna e rassegnazione al tempo stesso, che esclude qualsiasi possibilità di riscatto.

Ma il riscatto lo danno gli applausi calorosi e convinti del pubblico del teatro fiorentino della Pergola, che salutano la bravura straordinaria di un fantastico trio di attori: Lino Guanciale, Gabriella Pession e Roberta Lidia de Stefano, che portano a un meritatissimo successo After miss Julie di Patrick Marber, nella traduzione di Marco Maria Casazza per la regia perfettamente calibrata di Giampiero Solari. Un testo duro e difficile, una straordinaria commedia di carattere del redente passato anche se riprende uno "scandaloso" testo di August Stridberg, tutta giocata su tre personaggi di due classi sociali differenti. [1]

La scena, spoglia e sobria, rappresenta un appartamento della servitù in un sottoscala: una cucina economica dove Cristina, compagna di servitù e fidanzata di Gianni, gli prepara la cena; al muro, un vecchio telefono che è anche lo strumento con cui padroni comunicano i loro ordini.  Le luci segnano un efficace contrasto tra i festeggiamenti iniziali che si svolgono fuori dalla stanza e l’atmosfera dimessa del sottoscala.

In questo ambiente si consuma, in un unico atto di circa due ore, un dramma grottesco, assurdo eppure straordinariamente attuale: un momento storico, quello della fine del secondo conflitto mondiale, che sembra segnare un cambiamento sociale, ma in realtà torna il gattopardesco “tutto deve cambiare perché tutto resti com’è”. La vicenda dell’amore impossibile tra la “signorina” e il suo autista conosce tutti i colori della passione folle: attrazione, sensualità sfrenata, rimorso e repulsione, catastrofe. I personaggi sembrano attrarsi, ma lo scoglio della barriera sociale resta invalicabile, anche contro la loro volontà.

Nessuno del resto è un personaggio “positivo”. Giulia è una ragazza capricciosa, viziata e arrogante, ma soprattutto profondamente immatura, che vede in Gianni una sorta di “giocattolo” da sottrarre alla fidanzata Cristina, che a sua volta si rivela personaggio avido e interessato, che non ha esitato a trafficare con il mercato nero durante la guerra. La brutalità della notte d’amore, anzi di sesso, sembra a tratti aver lasciato un’impronta profonda nell’animo di Gianni e Giulia, che si sfidano in un gioco assurdo tra un sentimento che a tratti sembra sincero e una passione che tocca i livelli della bestialità. Gianni è forse il personaggio meno sgradevole, animato da una sincera volontà di riscatto e di crescita che però viene derisa e scambiata per mero servilismo da entrambe le due donne, per cui degenera in violenza. Si può trovare in lui persino una vena di romanticismo: si è innamorato di Giulia si da bambino, ma quando lei brutalmente lo porta a letto il romanticismo si infrange contro una realtà ben più squallida, simboleggiata dalla macchia di sangue sul vestito di lei; e questo tira fuori anche il suo lato peggiore.

Personaggi dunque estremamente difficili, risolti splendidamente dagli interpreti: Roberta Lidia de Stefano è stata una Cristina dall’apparenza bonaria ma in realtà fredda e calcolatrice, innamorata più di se stessa che non del fidanzato; Gabriella Pession ha dato a un personaggio incredibilmente complesso, che passa da veri e propri attacchi di follia e momenti di straordinaria tenerezza, a loro volta cancellati di da una sensualità onnivora e da un egoismo senza confini. Guanciale dà vita invece a un personaggio molto diverso da quelli delle sue fiction, come lui stesso ci rivela dopo lo spettacolo: “  Gianni ha una brutalità che non fa parte del retaggio dei personaggi che soprattutto in televisione ho di recente interpretato. E’ un fatto di imprinting sociale, di classe; si porta dietro un carico di odio, una volontà di riscatto che diventa anche brutalità, che non ha una un pendant possibile con i personaggi che ho realizzato per le produzioni televisive”.

Un personaggio sicuramente lontano dal carattere mite e gentile dell’interprete, che però come tutti i grandi attori è riuscito perfettamente a calarsi nella parte. Del resto è il teatro la sua prima vocazione: “Ormai anche sul set le cose vanno bene quanto a tranquillità, però indubbiamente il teatro è casa, in quanto per un attore è il posto in cui è maggiormente possibile far quel che vuole “ – conclude Guanciale.

Uno spettacolo dunque perfettamente congegnato con una squadra affiatata e di grande livello in cui il tempo corre veloce verso la catastrofe finale in un vero e proprio climax di tensione che non esclude momenti di tenerezza ma anche di umorismo, grazie soprattutto ad alcune battute sarcastiche del protagonista. Decisamente da vedere, anzi da non perdere: prossime repliche fino a domenica, feriali ore 21, festivo ore 15,30.



[1] Per la presentazione dello spettacolo cfr http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=9096&categoria=1&sezione=8&rubrica=8

 

 

 

 

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