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Maggio Musicale Fiorentino

CENERENTOLA: il capolavoro di Rossini torna in veste di fiaba.

Numerosi gli omaggi a Rossini per il 150° anniversario della morte; oggi si alza il sipario su Cenerentola nella intrigante versione di Manu Lalli.

di Domenico Del Nero

CENERENTOLA: il capolavoro di Rossini torna in veste di fiaba.

Da Agatina a Cenerentola. La celebre fiaba, elaborata da Charles Perrault e dai fratelli Grimm, le cui origini sembrano però risalire alla Cina o all’antico Egitto, non fu portata per la prima volta da Rossini sul palcoscenico operistico: ci aveva già provato, senza successo,  Stefano Pavesi nel 1814 nientemeno che alla Scala, ma con scarso successo; mentre in Francia c’erano stati due opéras-comique, il primo nel 1759 e il secondo nel 1810, la Cendrillon  di Niccolò Isouard su libretto di Etiénne, che ispirò Jacopo Ferretti, il poeta destinato a scrivere il testo per Rossini, la cui Cenerentola andò in scena a Roma nel gennaio del 1817. Fatto curioso, si ripeté quanto accaduto con il Barbiere: fiasco iniziale e trionfo successivo.

La favola di Cenerentola, origini a parte, è una delle più note e universalmente diffuse; basti pensare che una studiosa inglese di folclore le ha dedicato un libro di ben seicento pagine in cui ne racconta qualcosa come 350 versioni, raccolte in tutti gli angoli del globo, India e Australia compresa.  E per i palcoscenici operistici fu Gioachino Rossini a darle gloria immortale, con quello che è considerato uno dei suoi capolavori buffi, per certi aspetti forse l’ultimo di questo genere del grande compositore.  Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino lo ha scelto come manifestazione “di punta” per l’omaggio al maestro in occasione del 150° anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Parigi il 13 novembre del 1868; anzi per il Maggio questo novembre è un vero e proprio mese rossiniano, con un totale di ben 44 appuntamenti che contemplano “La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo” nella versione originale, “Un lampo, un sogno, un gioco” nella riduzione da “La Cenerentola”, per ragazzi, lo spettacolo per bambini “The Rossini Game” e un concerto celebrativo nella Basilica di Santa Croce il 13 novembre.

“Il Maggio non poteva che celebrare degnamente il genio di Rossini nell’anno in cui ricorre un anniversario così importante – ha dichiarato il sovrintendente Cristiano Chiarot -. Abbiamo quindi deciso di rappresentarlo in modo che tutti possano apprezzarlo, conoscerlo e capirlo. Abbiamo voluto proporre la versione originale di Cenerentola nell’allestimento di Manu Lalli qui rivisto e riambientato per il palcoscenico del Teatro e che quindi è a tutti gli effetti una nuova produzione e abbiamo dedicato ai più piccini due nuove messe in scena in collaborazione con Venti Lucenti e lo ricorderemo anche nella maestosa Basilica di Santa Croce, che ne ospita le spoglie, insieme al Coro delle voci bianche e al Coro femminile del Maggio. Inoltre nel mese di marzo riproporremo Il barbiere di Siviglia nell’allestimento di Damiano Michieletto che è uno dei nostri titoli di repertorio di maggior successo”.

E in effetti, non c’è dubbio che la versione di Cenerentola curata da Manu Lalli sia un ottimo omaggio a Rossini. Anche se si tratta di nuova produzione, esso ricalca infatti il bellissimo allestimento scenico andato in scena due anni fa nella suggestiva cornice del cortile dell’Ammannati. Manu Lalli, regista di razza abituata a trattare in palcoscenico sia con i bambini che con gli artisti adulti, era infatti riuscita a ricreare l’incanto della favola senza con questo rinunciare a un tocco e una interpretazione personale: La protagonista intanto è presa da una magia che è quella dei libri che il resto della sua “famiglia” non sa né può apprezzare.  Lo spettacolo inizia infatti con la giovane concentrata su un libro che la illumina e quella luce rappresenta la saggezza.

L’ambientazione è elegantemente settecentesca, grazie alla scenografia di Roberta Lazzeri, ai costumi di Gianna Poli e a un bellissimo fondale di Daniele Leone che riprende la sala principale della Venaria di Torino; viene inoltre ripreso, anzi accentuato il carattere fiabesco della vicenda, ma la regista puntualizza:  “Cenerentola  è certo una fiaba (e in questa versione le suggestioni narrative della fiaba classica sono mantenute quasi per intero, dalla fata, alla zucca), ma è anche molto di più. Rossini scrive come uomo del suo tempo e ciò che scrive, pur senza un dichiarata intenzione edificante, risponde al sentire comune del tempo nel quale l’artista vive e lavora. È la storia del desiderio di un riscatto sociale che così tanto in quel momento storico l’Italia sta vivendo. Un desiderio di libertà, ma più ancora di rivendicazione di diritti, che in tutto il paese, come in casa del cattivo Barone, patrigno di Angelina, sono stati repressi dalla stupidità e dall’ignoranza”

Per quanto riguarda il cast, nel ruolo della protagonista abbiamo una delle voci più apprezzate del repertorio belcantista, il mezzosoprano Teresa Jervolino ; a dirigere l’orchestra e il coro del Maggio Musicale Fiorentino sarà il maestro Giuseppe Grazioli (per il cast completo si veda alla fine dell’articolo). Stasera la prima rappresentazione, a cui seguiranno altre sei recite ( 8,9,10,13 e 14 novembre ore 20 – 11 novembre ore 15:30).

Jacopo Ferretti, il librettista di Cenerentola,  (1784- 1852) è una figura di letterato che andrebbe forse riscoperta e considerata con maggiore attenzione: si formò come tanti nello stagnante ambiente dell’Arcadia (fu persino sottocustode nel  1806) ma proprio in Cenerentola sembra quasi volersi prendere la rivincita su tutta l’asfissiante folla di cagnoletti e Tisbine ( non per nulla le sorellastre di Cenerentola, perfetto prototipo di due oche fatue e giulive, si chiamano Clorinda e Tisbe, nomi  di repertorio nelle mielose svenevolezze arcadiche).  Più volte nella bellissima poesia del libretto, vera chicca anche da un punto di vista linguistico, si avverte una garbata parodia della maniera dell’Accademia  ( ad esempio nell’aria d’entrata di Dandini,  Come un’ape nei giorni d’aprile ). Un testo dunque di ottima fattura, che trasforma una favola in una commedia con una garbata -  ma a volte pungente -  satira di certe figure ormai  avvizzite dei suoi tempi, con un tocco che non sarebbe probabilmente spiaciuto all’ultimo Parini.  

E questo va tanto più a merito di Ferretti, in quanto il librettista poco o nulla sapeva della straordinaria genealogia del suo soggetto: si limitò a partire da Etienne, il quale si era a sua volta rifatto a Perrault. Il librettista francese aveva già ampiamente sfoltito l’elemento magico, ma Ferretti lo abolisce del tutto. Lo stesso Rossini del resto, come ricorda Luigi Rognoni, fu incontentabile con il  librettista e volle tradurre la favola “ in una commedia realistica in cui i caratteri dell’epoca fossero puntualizzati e canzonati. Bisognava dunque far scomparire ogni elemento favolistico  e incantatorio e trasformare Cenerentola in una buona ragazza, sentimentale ed ingenua, figlia di un nobile spiantato balordo ed ambizioso, sorellastra di due borghesucce pettegole e boriose, sposa infine ad un principe intelligente ed umano che vuole scegliersi la compagna della propria vita superando ogni pregiudizio e convenzione …”[i]

Questo fatto fu peraltro criticato da molti contemporanei di Rossini ma anche da critici successivi che non capirono la grande novità dell’opera: essa infatti costruita intorno alla protagonista che è un personaggio delicato e ingenuo; nulla a che vedere con la sfrontata Isabella dell’Italiana in Algeri. E come notava Fedele d’Amico, il senso di Cenerentola nasce proprio dal modo in cui l’ingenua bontà della protagonista gioca a confronto con l’elemento comico.

Per il resto non mancano certo i briosi concertati, le arie e i duetti “buffi”, un a strumentazione brillante e per certi aspetti ancor più raffinata che nel Barbiere : ma con qualcosa di completamente nuovo, un personaggio più approfondito psicologicamente e anche più “umano” rispetto ai precedenti, che si rivela sin dall’arta iniziale una volta c’era un re sino al rondò finale Nacqui all’affanno, al pianto.  E sicuramente l’arte del Maggio farà scaturite ancora la volta la magia straordinaria che solo Rossini riesce a dare.

 

Artisti
Maestro concertatore e direttore Giuseppe Grazioli
Regia Manu Lalli
Scene Roberta Lazzeri
Costumi Gianna Poli
Luci Vincenzo Apicella
Angelina Teresa Iervolino/Laura Verrecchia (8, 10, 13)
Don Ramiro Diego Godoy/David Ferri Durà (8, 10, 13)
Dandini Christian Senn/Vincenzo Nizzardo (8, 10, 13)
Alidoro Ugo Guagliardo
Don Magnifico Luca Dall'Amico
Clorinda Eleonora Bellocci
Tisbe Ana Victoria Pitts
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini

La trama dell’opera:[ii]

Atto primo. In un salone del decadente palazzo baronale di Don Magnifico. Angelina, sua figliastra da tutti soprannominata Cenerentola, è intenta ai lavori più umili mentre le sue due sorellastre, Clorinda e Tisbe, si stanno pavoneggiando davanti allo specchio. La fanciulla intona una malinconica canzone (“Una volta c’era un re”), quasi presaga del suo futuro destino. Subito viene rimbrottata dalle sorellastre, che la tiranneggiano. All’improvviso bussa alla porta del palazzo Alidoro, precettore del principe Don Ramiro. Alidoro si è presentato travestito da mendicante per saggiare il cuore delle tre fanciulle. Cenerentola lo accoglie con affetto, scatenando l’ira delle sorelle che invece lo cacciano in malo modo. Alcuni cavalieri annunciano la visita del principe in persona. Le sorellastre, in grande stato di agitazione, corrono ad avvertire il loro padre, Don Magnifico, il quale, risvegliatosi da un sogno premonitore (“Miei rampolli femminini”) le incita a prepararsi per accogliere degnamente il principe. Nel frattempo è Don Ramiro stesso ad arrivare di soppiatto nella casa di Don Magnifico. Egli ha scambiato le proprie vesti con Dandini, suo scudiero, per meglio conoscere, e scegliere in assoluta libertà, la sua futura sposa. Sopraggiunge Cenerentola, affacendata nei lavori domestici. Alla vista di Ramiro ne è dapprima spaventata, quindi turbata. Fra i due giovani è il classico ‘colpo di fulmine’ (“Un soave non so che”). Annunciato da un coro scherzosamente pomposo, giunge Dandini travestito da principe (“Come un’ape nei giorni d’aprile”). Tutta la famiglia di Don Magnifico non si accorge del tranello e lo accoglie con grande deferenza. Dandini reca l’invito a un ballo a corte, e mentre tutti, tranne Cenerentola, si avviano al palazzo, la fanciulla implora il patrigno di condurre anche lei alla festa (“Signor, una parola”). Don Magnifico la respinge brutalmente ma Alidoro, che ha assistito a tutta la scena, decide commosso di aiutarla (“Là del ciel”). Nel palazzo del principe, Dandini e Ramiro discutono sulle figlie del barone (“Zitto zitto, piano piano”), quando improvvisamente sopraggiunge una splendida dama in incognito. È Cenerentola, velata, a fare la sua apparizione fra lo stupore generale (“Parlar, pensar, vorrei”).

Atto secondo. Don Magnifico teme di aver riconosciuto nella bella incognita Cenerentola, ma è comunque convinto che il principe si deciderà per una delle sue due figlie (“Sia qualunque delle figlie”). Cenerentola, intanto, inseguita da Dandini che crede essere il vero principe, dichiara di essersi innamorata dello scudiero. Don Ramiro, che ha udito tutto, è al culmine della gioia ma la fanciulla lo allontana lasciandogli un braccialetto. Egli dovrà cercarla, riconoscerla e «allor... se non ti spiaccio... allor m’avrai». Don Ramiro decide finalmente che è il momento di porre fine alla girandola dei travestimenti. Riprende il proprio ruolo di aristocratico e si mette subito alla ricerca della bella sconosciuta (“Sì, ritrovarla io giuro”). Poco dopo è lo stesso Dandini a informare Don Magnifico di essere un semplice scudiero. Il furore di Don Magnifico esplode in pieno e l’infelice barone ritorna a casa con le due figlie. Quando giungono a palazzo trovano, come sempre seduta accanto al fuoco, Cenerentola che canta la sua malinconica canzone. I tre vorrebbero sfogare la loro rabbia sull’innocente fanciulla, ma improvvisamente scoppia un furioso temporale. Rovesciatasi ad arte, per merito di Alidoro, la carrozza del principe proprio davanti alla casa del barone, fa quindi il suo ingresso Don Ramiro. Fra lo stupore e l’imbarazzo generale, egli riconosce in Cenerentola la dama misteriosa del ballo e la chiede in sposa (“Questo è un nodo avviluppato”). L’ultima scena vede Cenerentola ascendere al trono e, in un tripudio di gioia, perdonare il patrigno e le sorellastre che, pur sempre stizzite, si chinano ai suoi piedi.

 



[i] Luigi ROGNONI, Gioacchino Rossini, Torino, Einaudi, 1977, p.87.

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