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Maggio Musicale Fiorentino

Ehi Giò non trascina, Le Villi stregano; si scinde il dittico inaugurale del Maggio.

L'opera contemporanea dedicata a Rossini non entusiasma, anche se non disgusta. Successo senza riserve invece per le Villi.

di Domenico Del Nero

Ehi Giò non trascina, Le Villi stregano;  si scinde il dittico inaugurale del Maggio.

Inaugurazione decisamente fuori dai canoni per la nuova stagione invernale del Maggio Musicale Fiorentino: il dittico Ehi Gio’ – vivere e sentire del grande Rossini, libretto di Giuliano Compagno e musica di Vittorio Montalti, e la prima opera del giovane Puccini, Le Villi, entrambe per la regia e la scenografia di Francesco Saponaro e la direzione di Marco Angius.[i] Difficile, se non impossibile, scorgere un filo conduttore tra le due opere, che comunque non deve esserci obbligatoriamente. Quel che è anche difficile scorgere però è l’omaggio a Rossini, che pure musicista e librettista assicurano ci sia e come: “ A mia volta, come raccontare un genio? Cosa mai avrei potuto aggiungere alla biografia, alla critica e a tutta una iconografia che aveva plasmato la conoscenza, il gusto e l’immaginazione di tante generazioni?”  Così scrive nel programma di sala il librettista Compagno; ma viene sommessamente da chiosare che bisogno c’era di aggiungere qualcosa?

La grandezza di Rossini sta nella sua opera e come per tutti i grandi geni, va al di là della sua biografia. Non c’è dubbio che farne addirittura il soggetto di un’opera fosse operazione alquanto ardita: “Abbiamo immaginato il compositore negli ultimi anni della sua vita, visitato dai suoi ricordi e dalle figure fondamentali della sua esistenza. In scena abbiamo dunque un attore a interpretare Rossini, un performer con un ruolo totalmente astratto e tre cantanti che cambiano continuamente personaggi, nei panni di coloro che popolarono la vita del compositore”, scrive Montalti.

L’impressione generale è però che i due autori abbiamo insisto troppo sul Rossini nevrotico ed abulico vittima di una spaventosa depressione che caratterizzò molti anni della sua vita, dopo il ritiro dalle scene. Non che tutto questo non sia tragicamente vero, ma l’impressione è che forse oggi si tenda sin troppo ad insistere su questo lato della vita del compositore, quasi a voler cancellare del tutto l’altra immagine un tempo dominante, quella di un Rossini bon vivant e ironico dispensatore di piaceri culinari e batture spiritose. Sicuramente immagine superficiale e poco rispondente alla realtà, ma c’è da chiedersi se sia giusta quella che oggi tende a farne, per tutta o quasi la seconda parte della sua vita, solo un depresso disperato. Francamente è quasi solo questo l’aspetto di Rossini che sembra emergere da Ehi Giò ; né aiuta molto la comprensione del lavoro la narrazione volutamente frammentaria ed atemporale, ambientata in un laboratorio di registrazione  degli anni 60 del secolo scorso: sala di regia, del tutto asettica anche se con un buon gioco di luci, strumenti di registrazione e poco altro.

Rossini era impersonato sulla scena dall’attore Ludovico Fedegni, anche se chi ama il grande maestro di Pesaro e ne conosce la vita e l’opera avrebbe faticato non poco a riconoscerlo, ma questo non è certo imputabile alla recitazione. Per quanto riguarda la musica, chi scrive non riesce a comprendere, malgrado gli sforzi del caso, la cosiddetta “avanguardia” postdodecafonica. Si potrebbe sommessamente insinuare che si tratti di una avanguardia ormai piuttosto datata e invecchiata, ma chi non comprende non ha diritto di giudicare e pertanto preferisco rinunciare a un qualsiasi parere sulla musica e sulla esecuzione.  Per quanto riguarda il pubblico, non si può onestamente dire che abbia stroncato lo spettacolo, ma certo gli applausi non sono stati particolarmente calorosi e non è mancata qualche contestazione.

Ben altro il discorso per quanto concerne Le Villi. Anche se sarebbe azzardato definirla un capolavoro, l’opera è interessante per il suo “wagnerismo” di fondo e gli influssi tardoromantici e scapigliati presenti sia nel soggetto che nella musica, ed è comunque ricca di pagine piacevoli e degne di nota.  La regia, sempre di Saponaro, è essenziale e un po’ scarna, ma tutto sommato efficace e funzionale: “Il tema magico – fantastico si rivela nell’impianto simbolico e rarefatto della scena: un unico elemento architettonico, la casa- dimora di Anna, che si trasforma gradualmente in un severo catafalco funebre”, scrive il regista. E in effetti, il passaggio dall’ambiente festoso e ludico della prima scena – ma già venato da angosciosi presagi – a quello cupo e funereo e “gotico” della seconda è reso con discreta maestria.  Notevole anche la coreografia di Susanna Castro, con le nove cupe danzatrici che impersonano le misteriose Villi, strumento di giustizia e di vendetta insieme, le quali trascinano l’amante infedele Roberto nel vortice di una danza mortale, mentre tre danzatori rappresentano tre multipli del protagonista. La compagnia del  NuovO balletto di ToscanA ha offerto uno spettacolo sicuramente suggestivo e coinvolgente. Per quanto riguarda i ruoli vocali, il tenore Leonardo Caimi era in difficoltà e non ha potuto dare il meglio di sé nel ruolo di Roberto; chiara la dizione e gradevole il timbro, ma decisamente carente negli acuti.  L’Anna di Maria Teresa Leva ha reso bene nel complesso questa eroina pucciniana, tipica nel suo ruolo di vittima ma abbastanza singolare in quello di spettro vendicatore; voce piuttosto scura e forse non sempre ben calibrata nel centro e negli acuti, ma più che dignitosa. Il Guglielmo di Elia Fabbian è stato invece nel complesso piuttosto scialbo ed è stato infatti l’interprete meno apprezzato dal pubblico. Vigorosa (forse talvolta persino troppo!) la direzione di Marco Angius, che si è gettato con entusiasmo nella lettura di questa partitura giovanile pucciniana a cui ha dato un taglio forse a tratti un po’ troppo “roboante”, ma nel complesso convincente. Applausi questa volta senza riserve da parte del pubblico, anche all’orchestra e al coro del Maggio che come sempre hanno dato il meglio di sé. Prossime repliche giovedì 25 ottobre (ore 20) e domenica 28 ottobre (ore 15,30).

La recensione si riferisce alla seconda rappresentazione di sabato 20 ottobre.

 

 



[i] Per la presentazione dello spettacolo cfr http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=9079&categoria=1&sezione=8&rubrica=8

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da Anna Belmonte il 19/11/2018 16:20:34

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