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Maggio Musicale Fiorentino

Firenze: Traviata conclude la Trilogia popolare

Spettacolo di buon livello, anche se forse meno convincente dei precedenti.

di Domenico Del Nero

Firenze:  Traviata conclude la Trilogia popolare

Terzo e ultimo atto della trilogia popolare proposta al Maggio Musicale fiorentino, La Traviata diretta da Fabio Luisi con la regia di Francesco Micheli si rivela per certi aspetti l’anello più debole della catena, pur rimanendo uno spettacolo nel complesso più che dignitoso.

Se nei precedenti spettacoli la regia poteva o meno piacere, ma aveva comunque un suo ubi consistam, nell’ultimo invece diventa più difficile trovarlo e apprezzarlo. Si parte ancora una volta da uno dei tre colori, il bianco, simbolo di quella purezza a cui la protagonista aspira riscattandosi dal passato tramite l’amore di Alfredo. Ritornano le tre strutture mobili già viste in precedenza, anche se il loro ruolo è qui molto più marginale: la vicenda si svolge soprattutto sul palcoscenico (forse sin troppo spoglio) o su pedane rialzate.  La “mercificazione” della donna nella “buona” società borghese è evidenziata in modo un po’ scontato con manichini femminili calati dall’alto e debitamente spogliati e destinati a fare da compagne di danza dei ballerini. Molto più efficaci sia il gioco di luci di Daniele Naldi che i costumi di Alessio Rosati, più semplici durante le scene “private”, sgargianti ed eccentrici nelle due feste, come a sottolinearne l’ambiente frivolo e superficiale.

Come la duchessa nel Rigoletto, anche qui entrano in scena personaggi appena accennati nel libretto: la “candida” sorella di Alfredo e il suo perbenista e asfissiante fidanzato. Ma se un accenno poteva essere interessate, la presenza di questi “fantasmi” diventa un po’ troppo insistita e finisce col diventare fastidiosa.

Discutibile poi la trovata di far cantare a Violetta l’Addio del Passato facendola arrampicare sulla “cassettiera” la cui presenza ha caratterizzato tutte e tre le opere. Se il “cassetto” può essere un riferimento al passato e al ricordo l’idea appare tutto sommato un po’ troppo stravagante e anche forse un tantino pericolosa per l’interprete, che per fortuna non è scivolata.

Fabio Luisi si conferma squisito cesellatore delle partiture verdiane; ma pur con il grande rispetto che merita la sua arte, questa volta la sua lettura non appare sempre del tutto convincente. La sensazione è quella che il maestro voglia dare una visione di un Verdi sin troppo raffinato, isolando alcuni momenti e sottolineando determinata atmosfere; ma questa volta la lettura appare forse un po’ frammentata e non sempre convincente.  Sconcertano un po’ i tagli delle riprese di arie e cabalette; inoltre se alcuni momenti sono resi in modo straordinariamente efficace e forza drammatica (ad esempio l’eccezionale Amami Alfredo, in cui l’orchestra in perfetta sintonia con l’interprete ci ha regalo in momento di rara intensità o L’Addio del passato con ritmo di dolente marcia funebre) si ha però la sensazione che l’opera risulti frammentata in una serie di “momenti” staccati. Comunque sia è sempre una lettura di grande maestria e bellezza, perfettamente assecondata da un’orchestra e un coro che sono veramente l’orgoglio del nostro teatro e della nostra città.

Per quanto riguarda il cast,  la soprano Zuzana Marková  ha lasciato un po’ perplessi nelle scene iniziali, per attestarsi poi su una interpretazione convincente e drammatica; discreto il registro acuto, anche se dà il meglio di sé in quello centrale. La sua performance è stata molto apprezzata dal pubblico.

Molto applaudito anche il tenore Matteo Lippi; nella recita del 25 però è apparso leggermente incerto in alcuni passaggi e con un timbro sgradevolmente navali che a tratti ha un po’ appannato una prestazione comunque decorosa.

Di grande interesse infine il Germont di Giuseppe Altomare, dotato di una voce ampia e robusta che gli consente di delineare un personaggio drammatico e umano nello stesso tempo.

Ultima recita: domenica 30 settembre ore 15,30. Da vedere.

La presente recensione si riferisce alla recita di martedì 25 settembre.

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