Il rischio del tramonto

Quale ruolo per la destra politica?

Cosa fa Fratelli d'Italia? Troppi i cambiamenti di percorso, le repentine frenate e le accelerazioni nei tre mesi di vuoto governativo, seguito al voto di marzo

di Mario  Bozzi Sentieri

Quale ruolo per la destra politica?

A cinque anni dall’annus horribilis della destra italiana, costretta a fare i conti con la sconfitta elettorale e la diaspora politica, i nuovi scenari nazionali, segnati dalla nascita del governo giallo-verde, impongono una riflessione generale sulle identità e le strategie del centrodestra o almeno di quel che rimane.

In particolare del ruolo di Fratelli d’Italia, erede di una tradizione culturale e politica dalle radici profonde e nobili, ma che ha oggettivamente la necessità di trovare una rotta.

Troppi i cambiamenti di percorso, le repentine frenate e le accelerazioni nei tre mesi di vuoto governativo, seguito al voto di marzo: dalle critiche contro il partner leghista, accusato di connivenza con il “nemico” pentastellato (la solita sindrome da otto settembre) all’astensionismo, tutte le opzioni sul tappeto sono state declinate. A pagarne le conseguenze l’immagine di un partito sempre sul filo del 4%, oggi schiacciato tra l’opposizione “non pregiudiziale, ma senza sconti” di Forza Italia ed un populismo di governo, a trazione leghista, tutto da verificare. La domanda sul “che fare?” è perciò d’obbligo all’interno di un ambiente già segnato dall’effervescenza salviniana, pronta a drenare non solo consensi quanto quadri dirigenti ed eletti, specie in periferia.

Nel Dna della “destra all’italiana” c’è l’idea fusionista che Giovanni Sartori poneva alla base del fascismo: “Mutuano da nazionalismo miti e simboli combattentistici e autoritari, dal socialismo la spinta partecipazionistica e la polemica anti-capitalista, dal centro l’esigenza di una stabile governabilità”. Da lì bisognerebbe partire a livello simbolico. Non certo per riperpetuare modelli ed esperienze già viste, quanto per ritrovare l’essenza di un percorso politico che sappia essere simultaneamente nazionale e sociale, identitario e partecipativo, meritocratico ed inclusivo.

Giorgia Meloni ha dichiarato che mette a disposizione del nuovo governo le oltre cento proposte di legge depositate da Fdi in Parlamento. Il problema vero è ora di trasformare quelle proposte in strumenti politici, in parole d’ordine, intorno a cui mobilitare l’opinione pubblica ed impegnare il nuovo esecutivo.

In sintesi: tornare a quelle idee lunghe, al “disegno generale” di sistema su cui – per decenni – si sono misurate le forze politiche (da destra a sinistra), uscendo finalmente fuori dalla politica spot e “ad effetto”, che sembra caratterizzare, con alterne fortune, l’attuale stagione politica.

Meno tatticismi e più strategie di fondo, insomma, per la destra politica. Su questi crinali si giocano i destini del Paese e la possibilità, per chi si sente portatore dell’Idea Nazionale, di svolgere ancora un ruolo da protagonista. Pena un’irreversibile tramonto.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da ghorio il 09/06/2018 18:22:09

    Debbo essere sincero: l'area di centrodestra o la coalizione di centrodestra non esiste e solo un cartello elettorale, rotto con la scelta di Salvini. Quanto ai valori culturali dell'area moderata non mi pare proprio che Fratelli d'Italia li rappresenti: ignorano perfino le firme più prestigiose di quest'area. Non esiste un bel settimanale di approfondimento: i quotidiani di area sono divisi tra di loro . I grandi maestri del giornalismo e della letteratura , da Prezzolini a Longanesi sono ignorati e si potrebbe continuare. Quanto alla destra in auge , vale quanto scritto da Mattia Feltri nella rubrica "Buongiorno". Forse bisognerebbe riprendere in mano il libro "Intervista sulla destra" curato da compianto Claudio Quarantotto intervistando il grande Prezzolini, Urge la rifondazione di quest'area e la posizione confusa dell'attuale centrodestra, che poi mira alle poltrone dei cosiddetti governi locali, non mi pare che giovi.

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